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Balbuzie e ansia

La balbuzie si manifesta con involontari blocchi nell’emissione del suono e di sovente, man mano che l’età del balbuziente progredisce, si associano alla disfluenza conseguenze emozionali causate dall’impossibilità di comunicare nei vari contesti sociali.
Sebbene l’ansia non possa essere più considerata una causa, sappiamo invece come esacerbi il disturbo, innescando una sorta di spirale perversa da cui è difficile uscire. E non ci deve sorprendere, i sintomi della balbuzie possono davvero essere socialmente disabilitanti e frustranti, ed hanno insito in sé il potenziale di ostacolare una crescita personale e professionale appagante.
Parlare fluentemente e comunicare efficacemente sono competenze che racchiudono un alto valore aggiunto e possiedono una serie di ramificazioni in ogni campo dell’esistenza; non poterlo fare porta con sè una serie di svantaggi e diminuisce  il dispiegarsi delle opportunità.
Sentirsi ansiosi può essere considerata una reazione ragionevole poiché la balbuzie ha insita la possibilità di elicitare nell’Altro esiti come la presa in giro, l’imbarazzo, la frustrazione o ancor peggio, la pietà (Bloodstein, 1995;Menzies et al, 1999). Conseguentemente un bambino che balbetta entra nell’adolescenza e nell’età adulta con un rischio di sviluppare una chiusura di chiaro stampo reattivo e comportamenti di ritiro sociale nonché ansia in tutte quelle situazioni sociali che necessitano una comunicazione che coinvolga il giudizio dell’ Altro. Parlare in pubblico, leggere a voce alta, essere posti di fronte a persone autorevoli, innescano meccanismi appresi di somatizzazione nell’organo bersaglio, causando un peggioramento della fluenza e l’incrementarsi dei blocchi.
Sebbene l’ansia che tipicamente colora la personalità del balbuziente possa trovare un appagante miglioramento controllando direttamente il sintomo che la genera, durante il trattamento è auspicabile trovare il coraggio per affrontare anche tutte quelle situazioni problematiche che hanno segnato lo sviluppo armonico del carattere, coartando e ripiegando l’individuo che balbetta  su se stesso.
Il counseling del disturbo, in quanto relazione d’aiuto, associato a tecniche di modellamento della fluenza, raggiunge  proprio questo obiettivo: attraverso la dinamica che sorge tra i partecipanti del gruppo e gli stessi operatori aiuta a far riemergere il  piacere dimenticato della comunicazione, e sprona a portare la  parola ritrovata in ogni contesto sociale, lasciandosi alle spalle il silenzio e la vergogna.

 

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