Categoria: Counseling

La strada sicura

Capita tuttavia qualche volta che qualcuno dentro di noi si faccia vivo, per esempio con un sogno, con un sogno che ci turba senza comprenderne il motivo, anche senza capirne un accidente. Dovete sapere che questo qualcuno ha, a proposito della strada sicura, un’opinione diversa dalla vostra. Ha anzi una convinzione ben precisa: cioè che la strada sicura molto spesso (lui ritiene addirittura quasi sempre) non porti da nessuna parte, che lì su quella strada non c’è per nulla la vita che vogliamo, che lì non troveremo affatto il meglio per noi. E così ci ammonisce di prestare molta attenzione: non siamo noi a imboccare la strada sicura, è lei che ci imbocca e, a un certo punto, ci inghiotte.

Questo qualcuno vorrebbe persuaderci piuttosto che è opportuno accettare il rischio di cambiare strada e di avventurarsi verso ciò che a noi sembra del tutto sconosciuto. Che non c’è niente di sbagliato in questo. Certo  ci vuole un pò di coraggio, un pò di azzardo, ma è sulle strade insicure che cammina quel “me stesso” che forse, senza saperlo, stiamo cercando. O che dovremmo cercare. Perchè questo qualcuno sa che il senso di tutta la storia (di tutta la nostra storia) è proprio di essere incamminati verso ciò che è più sconosciuto.… Continua a leggere...

L’ascolto attivo

Ascolto attivo come apprendimento, qui di seguito una breve bibliografia:

E’ sbalorditivo come certe cose che sembrano insolubili diventano solubili se qualcuno ci ascolta, come una confusione che sembra irrimediabile si trasforma in un flusso che scorre con relativa limpidezza. Ho apprezzato profondamente le volte in cui ho sperimentato questo ascolto sensibile, empatico, concentrato.
– Carl Rogers

ascolto attivoIl dialogo presuppone l’ascolto.
Non c’è dialogo senza ascolto partecipe dell’altro, senza il nostro impegno a comprendere quanto l’altro ci vuole comunicare.
La maggior parte delle situazioni di conflittualità ed incomprensione dipendono dalla nostra difficoltà a riconoscere il punto di vista dell’altro. Siamo così incapaci di ascoltare che tutte le volte che c’è qualcosa che non va, afferminamo con sbrigativa semplicità che “gli altri sbagliano e non ci capiscono”. […]
Per ascolto non intendiamo il semplice tacere per permettere all’altro di parlare, un “fare a turno nel prendere la parola”.
Non si ascolta con le orecchie ma con la mente e con il cuore.
L’ascolto è un atto volontario che oltrepassa le parole: esso non si affida al semplice registrare ciò che l’altro dice, ma è solerte cura a trovare tra le “pieghe” del suo discorso e le sue mutevoli espressioni, un senso che è apertura ai possibili interrogativi che l’altrui “enunciazione” evoca.… Continua a leggere...

Crescere

Tutti noi – nessuno escluso – siamo nati con le potenzialità per crescere. Se impariamo a mettere in pratica questo potenziale, vivremo una vita di intensità e di pienezza indicibili. Riusciremo a sviluppare delle risposte di crescita che ci permetteranno di andare ovunque e di fare qualsiasi cosa. …[…] Crescere è la nostra vera ragione di vita. I processi umani rappresentano il veicolo della nostra crescita. Noi, come esseri umani, siamo il prodotto dei nostri processi. In effetti, siamo umani solo se siamo in grado di gestire i processi umani.

E alla fine, o moriremo crescendo, oppure moriremo condizionati ed impotenti, profughi e senza casa nel nostro stesso mondo.

L’Arte di aiutare, Robert Carkhuff, Erikson.

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Balbuzie: consigli ai genitori

Voi dite che è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. E aggiungete: perchè bisogna abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli piccoli. Ed è là che vi sbagliate,
perchè la cosa che stanca di più non è questa, ma il fatto che con i bambini si è obbligati a sollevarsi, a mettersi sulla punta dei piedi per raggiungere l’altezza dei loro sentimenti, per non ferirli.

– Janos Korczak

Sappiamo che le persone che balbettano, e i loro genitori, NON soffrono di disturbi psichiatrici o psicologici più della popolazione in generale e che non li esibiscono in modi che possano essere sospettati di essere la causa del disturbo stesso (Bloodatain, 1995; Yairi, 1997).

L’impatto di questa informazione è solitamente di gran sollievo, perché racchiude in sé il significato che un genitore non ha la colpa di essere stato troppo severo, troppo permissivo, troppo autoritario tale da aver ingenerato nel proprio figlio il disturbo.

Le ricerche non dimostrano con nessuna evidenza che se il genitore avesse agito differentemente avrebbe evitato la comparsa dalla disfluenza.

Ad ogni buon conto, una volta che il disturbo è emerso è bene attuare una serie di comportamenti che si suppone siano utili per non stigmatizzare ( non certo però per acquisire la fluenza) il problema e per fare in modo che al bambino sia evitato il più possibile un carico emotivo di tensione e frustrazione .

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Grafologia e consapevolezza

grafologiaEtimologicamente la parola grafologia deriva dal greco e significa studio della scrittura. Si tratta di una tecnica articolata e complessa che affonda le sue antiche radici nelle conoscenze psicologiche, filosofiche e fisiologiche dell’essere umano. La scrittura, attraverso il tratto, il movimento del gesto grafico, il suo espandersi nello spazio del foglio e le forme che assume, disegna le nostre peculiarità, rappresentando un vero e proprio “disegno” di noi stessi. In qualità di mezzo di comunicazione prettamente umano la grafia esprime le verità di ciascuno, spesso nascoste e non riconosciute. L’analisi grafologica effettuata da un esperto può pertanto descrivere le nostre caratteristiche, mettendo in evidenza i punti di forza e di debolezza, i talenti in nuce, e gli spigoli vivi da smussare. Passeggiare nei sentieri della mente, prendendo atto di dove ci troviamo nel cammino, può così diventare un primo passo verso un percorso di consapevolezza e di evoluzione personale armonica e continua nel tempo.

In modo piuttosto paradossale, la vera sicurezza si trova solo nella crescita, nella riforma e nel cambiamento. “Anne Morrow Lindebergh”

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Balbuzie ed insegnanti

La balbuzie è un disordine della comunicazione che inteferisce con l’abilità di parlare fluentemente. Coinvolge la ripetizione, il prolungamento o i blocchi di suoni, sillabe o parole.
Quando un bambino balbetta le sue performance scolastiche e la vita sociale possono esserne affette: può capitare che esiti ad alzare la mano in classe, a leggere a voce alta, che finga di non conoscere una risposta quando è interrogato dall’insegnante o eviti di parlare con gli altri bambini della classe. Alcuni bambini che balbettano non hanno sentimenti negativi associati al loro parlato, mentre altri possono esserne frustrati, ansiosi, imbarazzati o semplicemente intimiditi.
E’ importante sapere che le emozioni del bambino balbuziente possono non essere correlate al grado di severità della disfluenza. A volte bambini che balbettano poco possono sentirsi imbarazzati ed infelici mentre altri con un disturbo più severo non si sentono a disagio nel parlare davanti a tutta la classe.
Il ruolo dell’insegnante si rivela di primaria importanza nella gestione di disturbi che coinvolgono il linguaggio, l’attenzione al bambino nella sua totalità e non solo al mero apprendimento, possono avere risvolti decisivi nel vissuto di chi vive un disagio, qualsiasi esso sia. La collaborazione tra corpo docente, famiglia e gli operatori balbuzie che hanno in trattamento il bambino ha come scopo fondamentale la costruzione della fiducia di base ed il miglioramento della qualità della vita.… Continua a leggere...

introversione

Introversione all’opera

<p>Le ricerche ci dicono che circa il 70% delle persone che conosciamo sono estroverse, al punto che la nostra società è …

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La lettera di gratitudine

<p>Con la lettera della gratitudine continuiamo il nostro <strong>viaggio alla ricerca della felicità </strong>(<strong><a …

I benefici della scrittura

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