Categoria: Empatia

lettera di gratitudine

La lettera di gratitudine

Con la lettera della gratitudine continuiamo il nostro viaggio alla ricerca della felicità (qui potete trovare il diario della gratitudine, con i relativi files gratuiti da scaricare): semplici esercizi utili a cambiare la nostra prospettiva, a migliorare le nostre relazioni e ad aprirci al mistero positivo.

Una recente ricerca (le fonti sono alla fine dell’articolo) ci illustra come l’esercizio della lettera della gratitudine – altrimenti detto visita della gratitudine – apporti un miglioramento nel nostro umore e nella salute mentale che non si ferma all’istante presente, ma che arriva a coprire un arco temporale fino a 12 settimane. L’aspetto fondamentale che la differenzia dal diario è la sua capacità di creare benessere non solo in chi la scrive, ma – ovviamente – anche nel destinatario, richiedendo non solo una riflessione ma un atto concreto.

Come procedere?

  • Richiamate alla mente una persona che ha fatto qualcosa di veramente importante per voi, qualcuno che ha avuto un peso nella vostra crescita, nel vostro sviluppo personale… Qualcuno che vi è stato accanto in un momento di difficoltà, che vi ha aiutato, che vi ha influenzato, qualcuno a cui non avete mai espresso la vostra gratitudine più profonda. Ognuno di noi ha più persone che hanno lasciato un segno positivo del loro passaggio nella nostra vita.
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giornale della gratitudine

Diario della Gratitudine

Scarica gratis il Giornale della Gratitudine!

In passato avevo scritto delle riflessioni sulla gratitudine, sarebbe utile tornare indietro per capirne il costrutto. Non si tratta, infatti, di pensiero positivo tout court ma di un atteggiamento esistenziale che ha ricadute sul nostro benessere, sulle nostre relazioni e sul nostro modo di concepire la Vita.

Come scrivevo nell'articolo precedente, uno dei modi per allenarsi alla gratitudine (precursore della felicità...) è quello di tenere un diario, elencando con costanza le ragioni per essere grati. Onde evitare un adattamento edonico all'esercizio di gratitudine, scrivete il vostro giornale 3 volte a settimana e non quotidianamente. 

Per poterci lavorare meglio ho preparato dei files da stampare fronte/retro, sia in formato A4 da inserire in un quadernone ad anelli, che in formato A5 per poterli usare nella mia agenda, che è sempre con me.

Desidero condividere con chi mi legge questo piccolo gadget... 😉 Fatemi sapere nei commenti come vi siete trovati, eventualmente possiamo migliorarlo insieme.

Il giornale della gratitudine si sviluppa in 14 volte, ma si può continuare per quanto tempo volete.

Troverete i seguenti spunti:

  • lo spazio per scrivere 5 motivi per cui siete grati.
  • uno spazio per il Momento presente: riempitelo con le vostre osservazioni, con un disegno, una mappa mentale, un'immagine ritagliata, una fotografia.
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Ascolto come aria…

Se in questo stesso momento l’aria della stanza dove ora vi trovate venisse risucchiata fuori, che cosa vi succederebbe? Non pensereste ad altro che a procurarvi aria. La vostra unica motivazione sarebbe la sopravvivenza. Ma adesso che avete l’aria, essa non vi motiva. Ecco una delle più grandi intuizioni nel campo della motivazione umana: i bisogni soddisfatti non motivano. Sono solo i bisogni insoddisfatti a motivare.

Dopo la sopravvivenza fisica, il più grande bisogno di un essere umano è la sopravvivenza psicologica: essere compreso, accettato, stimato, apprezzato.

Quando ascoltate con empatia un’altra persona le date aria psicologica.

Tratto da: “I principi di Stephen R. Covey”, FrancoAngeli TrendContinua a leggere...

bansky

Coltivare la speranza

Anche il counselor deve avere la speranza dentro di sè e per scriverne prendo a prestito parole altrui:

Instaurare una relazione d’aiuto con qualcuno implica la capacità di tenere aperto il tempo davanti a sè: si schiude così un tempo di attesa in cui chi ha cura riduce la propria soggettività per creare quel campo vitale indispensabile all’apparizione della soggettività altrui. Lì la sovranità dell’io fa esperienza del fatto che la propria forza e riconoscibilità non sta nella strenua difesa di un’identità inscalfibile, quanto nella sua più radicale messa a rischio. In questa disponibilità al cambiamento l’evoluzione della relazione di aiuto si esprime in una “speranza progettuale” che sostiene la disponibilità emotiva alla ricerca di una forma con cui rinnovare l’interpretazione della vita. Sperando nella possibilità che l’altro possa liberarsi da una condizione opprimente, io ne favorisco il superamento, al contrario, mettendo in dubbio la sua realizzazione ne diminuisco in qualche modo le probabilità. Con questo non si può dire che la speranza veda ciò che sarà, ma afferma come se vedesse: essa attinge la sua autorità da una forma di visione velata, su cui fa assegnamento.
Addirittura i momenti critici, le fasi più faticose e complicate dell’esistenza sono quelle che offrono maggiormente la possibilità di cogliere nuovi significati.… Continua a leggere...

tazza di te

Una tazza di tè

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».


Chiamiamola tazza di tè della crescita. Come possiamo evolvere, umanamente e intellettualmente, se siamo pieni delle nostre certezze inossidabili?

Chiamiamola tazza di tè empatica. Come possiamo entrare in empatia con l’altro, mentre lo ascoltiamo, se siamo pieni dei nostri giudizi e pregiudizi? Per entrare in empatia è indispensabile fare dentro di sè un vuoto accogliente, che ci offra la possibilità di immaginare di indossare i  panni altrui come se fossero i nostri.

Chiamiamola tazza di tè mindfulness. Avete mai provato a bere il tè con consapevolezza? Assaporando ogni più piccolo dettaglio? Lasciandovi avvolgere dal gusto e tralasciando i pensieri disturbanti, senza fretta? Ancora una volta, facendo vuoto dentro di voi? Dando spazio al piacere?
Se vi viene in mente qualche altra tazza di tè, scrivetelo nei commenti…

Empatia e compassione

Oggi parliamo di “empatia” e “compassione”, due termini simili ma sottilmente differenti. Vediamo cosa ci dice Wikipedia:

La compassione (dal latino cum patior – soffro con – e dal greco “συμπἀθεια” , sym patheia – “simpatia”, provare emozioni con..) è un sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui provandone pena e desiderando alleviarla.

Il concetto di compassione richiama quello di empatia dal greco “εμπαθεια” (empateia, composta da en-, “dentro”, e pathos, “affezione o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione soggettiva che legava lo spettatore del teatro greco antico all’attore recitante ed anche l’immedesimazione che questi aveva con il personaggio che interpretava.

Nelle scienze umane, il termine empatia è passato a designare un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da un impegno di comprensione dell’altro, escludendo ogni attitudine istintiva affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale.

Ed ora due illuminanti Ted Talk: il primo di Daniel Goleman, il cui libro più famoso è Intelligenza emotiva (lettura consigliata); il secondo video è di Joan Halifax: antropologa, buddista roshi, lavora nell’accompagnare le persone nell’ultimo tratto di vita.

Una donna senza paura.… Continua a leggere...

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