Categoria: Mente

introversione

Introversione all’opera

Le ricerche ci dicono che circa il 70% delle persone che conosciamo sono estroverse, al punto che la nostra società è costruita proprio sulle caratteristiche che le contraddistinguono: dominanza, espansione, socialità, attività.  L’introversione, insieme ad altre qualità spesso sorelle come sensibilità e pacatezza, finisce per essere valutata come una modalità di percepire e relazionarsi col mondo negativa, quasi difettosa. Pensate solo ai luoghi di lavoro come open space, che per un introverso sono un vero tormento, siccome produce al suo meglio in solitudine e concentrazione.

introversione posto di lavoro

Ma cosa sono introversione ed estroversione? Come si modulano nella personalità di ognuno di noi? Fu Jung, nel 1921, con la pubblicazione del suo libro Tipi psicologici, a promuovere questa differenziazione e a renderla parte del nostro linguaggio quotidiano; ad oggi, invece, non tutti gli psicologi concordano nelle caratteristiche che le definiscono, considerando il pensiero junghiano ormai datato e superato.

Senza entrare nello specifico di ogni teoria, possiamo però trovare il filo conduttore che le accomuna: estroversi e introversi variano nella quantità di stimoli esterni di cui necessitano per dare il meglio di sè.

Qui di seguito riporto un breve questionario, a cui rispondere vero/falso per iniziare una collocazione nel proprio spettro di introversione/estroversione.… Continua a leggere...

Freud e la caducità

freudNon molto tempo fa, in compagnia di un amico silenzioso e di un poeta già famoso nonostante la sua giovane età, feci una passeggiata in una contrada estiva in piena fioritura. Il poeta ammirava la bellezza della natura intorno a noi ma non ne traeva gioia. Lo turbava il pensiero che tutta quella bellezza era destinata a perire, che col sopraggiungere dell’inverno sarebbe scomparsa: come del resto ogni bellezza umana, come tutto ciò che di bello e nobile gli uomini hanno creato e potranno creare.
Tutto ciò che egli avrebbe altrimenti amato e ammirato gli sembrava svilito dalla caducità cui era destinato.
Da un simile precipitare nella transitorietà di tutto ciò che è bello e perfetto sappiamo che possono derivare due diversi moti dell’animo. L’uno porta al doloroso tedio universale del giovane poeta, l’altro alla rivolta contro il presunto dato di fatto.

No! è impossibile che tutte queste meraviglie della natura e dell’arte, che le delizie della nostra sensibilità e del mondo esterno debbano veramente finire nel nulla.
Crederlo sarebbe troppo insensato e troppo nefando. In un modo o nell’altro devono riuscire a perdurare, sottraendosi ad ogni forza distruttiva.
Ma questa esigenza di eternità è troppo chiaramente un risultato del nostro desiderio per poter pretendere a un valore di realtà: ciò che è doloroso può pur essere vero.… Continua a leggere...

La voce degli Dei

– D. Bignardi:

Cos’è la voce degli Dei?

– M. Gramellini:

E’ un concetto di Jung, molto bello: la voce degli Dei è l’intuizione. Noi pensiamo che la vita sia fatta soltanto di cervello e di processi razionali, causa ed effetto: purtroppo il cervello è molto limitato, non arriva a tutto. Quello che arriva al fondo delle cose è l’intuizione: l’intuizione è quel muscoletto interiore che tutti abbiamo e che ci dice sempre la verità. Il problema è che non lo ascoltiamo quasi mai. Perchè? Perchè per ascoltarlo bisogna fare silenzio, bisogna mettersi in una stanza buia, chiudere gli occhi ed ascoltare il battito del proprio cuore. Allora improvvisamente sentirai quella voce, che non ti tradisce mai; ti dirà sempre quale è la scelta giusta da fare in amore, nel lavoro, in qualunque cosa della vita. Noi però abbiamo talmente paura di sentire quella voce che la stordiamo in tutti i modi… […] Abbiamo distrutto il silenzio, perchè ne abbiamo terrore. Invece il silenzio è una cosa fondamentale… Lo dice un chiaccherone come me. Perchè quando taci e quando fai silenzio dentro di te senti quella voce lì. Ed è la voce che ti dovrebbe guidare nella vita. E’ quello che io auguro a tutti.… Continua a leggere...

A lezione di leadership

Se cerchiamo la keyword “leadership” su google otteniamo circa 252.000.000 risultati, il che ci fa presumibilemente pensare che su questo tema sia già stato scritto di tutto e di più. Inutile pertanto raccontare ancora una volta cos’è (WikipediA come sempre ne offre un breve  sunto), possiamo invece approfondire come si manifesta e quali valori sottende, osservandola con un differente approccio e da un’inusuale prospettiva.
La leadership non è un punto d’arrivo, ma un processo, un cambiamento continuo: ce lo illustra bene Chris Lowney nel suo libro “Leader per vocazione, i principi della leadership secondo i Gesuiti”, publicato nel 2005 dalla casa editrice del Sole24ore. L’autore, ex-gesuita e poi direttore generale per quasi vent’anni della J.P. Morgan, analizza come abbia fatto la più grande congregazione del mondo ad avere un successo che continua imperterrito la sua marcia da quasi 500 anni. Ne esamina pertanto i pilastri ed i principi senza tempo che qui brevemente riassumo, estrapolandoli dal testo. Per approfondire acquistate il libro, ne incoraggio caldamente la lettura, interessante anche dal punto di vista storico-culturale.

Consapevolezza di sè:

“ Mettere ordine nella propria vita”

Un leader si evolve sapendo perfettamente chi è e a quali valori si attiene, raggiungendo la piena consapevoleza di quelli che possono essere i punti ciechi e pericolosi o le debolezze che potrebbero sviarlo dal suo cammino e coltivando l’abitudine di riflettere su di sé e di approfondire le proprie conoscenze.… Continua a leggere...

Meditazione

La mindfulness cambia la struttura cerebrale

Uno studio in pubblicazione su Psychiatry Research: Neuroimaging dimostra come la Meditazione Mindfulness alteri la struttura cerebrale in sole 8 settimane di pratica aumentando la densità della materia grigia nelle zone deputate alla memoria e all’apprendimento, all’ empatia, alla consapevolezza, all’introspezione e allo stress.

I 16 partecipanti alla ricerca (con relativo gruppo di controllo) hanno seguito un training che includeva incontri settimanali oltre a registrazioni audio guidate per la pratica quotidiana; inoltre era loro richiesto di tenere un diario dove appuntare quanto applicassero la meditazione quotidianamente (media di 27 min. cadauno) e di rispondere a un “questionario mindfullness” relativo ai miglioramenti avvertiti. Sottoponendo i partecipanti a misurazioni diagnostiche (risonanza magnetica) prima e dopo il trattamento i ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) hanno così evidenziato come gli effetti benefici della Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) non siano unicamente da ricondurre alla sensazione di rilassamento/quiete interiore e ai cambiamenti cognitivi e psicologici soggettivamente percepiti, ma a misurabili modificazioni della struttura cerebrale.

E’ affascinante osservare la plasticità del cervello di cui possiamo essere parte attiva e come praticare la meditazione possa realmente migliorare il benessere e la qualità della vita, oltre che essere implementata nel trattamento di svariate problematiche (riduzione dello stress e disturbo post-traumatico) attualmente allo studio per comprenderne i meccanismi sottostanti a lungo termine.… Continua a leggere...

Le bugie hanno le gambe corte

Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo. Pinocchio, Collodi

Le ricerche sull’empatia hanno dimostrato che rispecchiare il linguaggio del corpo e del volto dell’interlocutore facilita le interazioni sociali permettendo una migliore comprensione delle emozioni tra gli individui, sentendo ciò che l’altro sente.

Ma se l’imitazione, grazie al connaturato sistema dei neuroni specchio, aiuta a comprenderci l’un l’altro può anche avere un ruolo nel rilevare le menzogne?
Un nuovo studio, pubblicato su Psychological Science, ha cercato di rispondere alla domanda.
A 92 soggetti venne chiesto di discorrere con un interlocutore che sosteneva di aver offerto una donazione ad un ente benefico – alcuni l’avevano realmente fatta, altri mentivano. Il compito prevedeva dichiarare successivamente ai ricercatori se il supposto donatore avesse detto o meno la verità. I partecipanti vennero suddivisi in 3 gruppi secondo le istruzioni ricevute:

  1. mimare l’interlocutore
  2. non mimare l’interlocutore
  3. nessuna istruzione

I risultati: coloro che non mimavano riuscirono ad identificare i bugiardi più di coloro che mimavano, contraddicendo l’assunto che il rispecchiamento ci aiuti sempre a comprendere le emozioni altrui.… Continua a leggere...

introversione

Introversione all’opera

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