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psicofarmaci

La pietà chimica

FOGLIETTO ILLUSTRATIVO

Sono un tranquillante.
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all’udienza,
incollo con cura le tazze rotte –
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d’acqua.

So come trattare l’infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l’ingiustizia,
rischiarare l’assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti –
fidati della pietà chimica.

Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto
che la vita va vissuta con coraggio?

Consegnami il tuo abisso –
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata)
per la caduta in piedi.

Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.

Un altro diavolo non c’è più.

Wislawa Szymborska – La gioia di scrivere – Tutte le poesie – Adelphi.

I dati allarmano e riflettono un atteggiamento mentale di evitamento o di spasmodica ricerca di sensazioni, di “tutto e subito” e nel contempo di paura: non voler sentire /percepire il dolore, sia fisico che emotivo. Alcuni esempi:

  • Dal 2000 al 2008 il consumo di antidepressivi in Italia è aumentato del 310%.
  • I sedicenni (10%) nel nostro paese fanno uso smodato e senza controllo medico di psicofarmaci, per fini non attinenti ad alcuna malattia.

Fermo restando l’uso di psicofarmaci prescritti da un medico a fronte di una patologia conclamata ed altrimenti non trattabile, altro caso è non elaborare una perdita, una sconfitta, negare e negarsi una crisi esistenziale annebbiando le emozioni con l’idea di base del dolore come evento inaccettabile, da cancellare immediatamente perché non previsto, da controllare perchè non invada. I tumulti dell’anima spaventano… Come possiamo immaginare di fuggire il dolore e riuscire a vivere consapevolmente la gioia, quando si presenterà?
In molti casi sarebbe invece sufficiente “attivare un canale d’ascolto” dove dare un senso alla propria storia, uno spazio dove il prendersi cura delle proprie ferite diventi un semplice atto d’amore verso se stessi.

E così, dopo l’Homo erectus, l’Homo sapiens, l’Homo faber, l’Homo psychologicus, si sta passando all’Homo Chimicus. – V.L. Castellazzi

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