Tag: Ansia

Training Autogeno e rilassamento

Io penso che, come un giardiniere che ripulisce dagli intralci il giardino, sia possibile rimuovere gli ostacoli che impediscono il vero sviluppo individuale. “Schultz I.H.”

Training Autogeno Il Training autogeno è una tecnica di rilassamento ideata nella prima metà del secolo da J.H. Schultz, neurologo e dermatologo,  che prende l’avvio dai suoi studi in medicina psicosomatica e ipnosi. In quest’ambito notò come i suoi assistiti sperimentassero sensazioni di pesantezza e calore dopo le sedute, unitamente a sensazioni di rilassamento. L’ipnosi si basa infatti sulla “commutazione fondamentale” che viene prodotta sia a livello psichico che somatico e Schultz perfezionò una metodologia capace di ottenere il medesimo effetto in modo autoindotto senza l’ausilio del terapeuta al fine di “trasmettere al partecipante migliore contatto col proprio sistema nervoso vegetativo, quindi con il controllo delle energie, dalla fase di strutturazione alla fase di utilizzo delle stesse e viceversa, e di renderlo in ciò più concentrato, disteso, e anche più creativo e produttivo.” (Wallnofer, 2008)

Training autogeno significa “allenamento” che si genera (greco=genos) “da sé” (greco=autos) e consta nell’ allenarsi, almeno tre volte al giorno, nell’esecuzione di sei esercizi di base che si consiglia siano insegnati da un conduttore che abbia adeguata formazione e che abbia sperimentato il TA su di sè.… Continua a leggere...

La balbuzie è come un iceberg

psicologia della balbuzie
Comprendere le profonde ripercussioni emotive della balbuzie non è cosa facile, Joseph Sheehan – eminente terapeuta del linguaggio (USA) e balbuziente egli stesso – tempo orsono coniò la metafora dell’iceberg, utilissima a chiarire a chi è fluente gli aspetti paralizzanti sottesi al disturbo.
Quante volte non riusciamo a capire fino in fondo e restano evidenti soltanto gli aspetti “che si vedono/sentono?”
Nell’iceberg esiste una parte emersa, che nella balbuzie si esprime con blocchi e ripetizioni nel parlato, ma la massa più grossa è quella sott’acqua, non visibile. Ansia, imbarazzo, frustrazione, senso di colpa, rabbia trattenuta (perchè a me?), evitamento, nervosismo, umiliazione, sensazione di non avere il controllo della propria vita … Solo per citarne alcuni. Molte persone che balbettano costruiscono nel tempo questi meccanismi emozionali semplicemente spinti da necessità di sopravvivenza.
Prima che si scoprissero le componenti biologiche nella genesi del disturbo si è ipotizzato che le cause fossero da imputarsi a fattori emozionali, mentre ne sono invece una diretta conseguenza. Lo stile del pensiero subisce una sorta di programmazione e si stabilizzano strategie mentali controproducenti a forza di subire esperienze negative nelle relazioni e nella quotidianità, diventando una sorta di circolo vizioso che si autoalimenta. La paura del blocco causa stress che a sua volta produce una scarica di adrenalina, che inevitabilmente va ad influire nella performance, peggiorando la situazione.… Continua a leggere...

Balbuzie e ansia

La balbuzie si manifesta con involontari blocchi nell’emissione del suono e di sovente, man mano che l’età del balbuziente progredisce, si associano alla disfluenza conseguenze emozionali causate dall’impossibilità di comunicare nei vari contesti sociali.
Sebbene l’ansia non possa essere più considerata una causa, sappiamo invece come esacerbi il disturbo, innescando una sorta di spirale perversa da cui è difficile uscire. E non ci deve sorprendere, i sintomi della balbuzie possono davvero essere socialmente disabilitanti e frustranti, ed hanno insito in sé il potenziale di ostacolare una crescita personale e professionale appagante.
Parlare fluentemente e comunicare efficacemente sono competenze che racchiudono un alto valore aggiunto e possiedono una serie di ramificazioni in ogni campo dell’esistenza; non poterlo fare porta con sè una serie di svantaggi e diminuisce  il dispiegarsi delle opportunità.
Sentirsi ansiosi può essere considerata una reazione ragionevole poiché la balbuzie ha insita la possibilità di elicitare nell’Altro esiti come la presa in giro, l’imbarazzo, la frustrazione o ancor peggio, la pietà (Bloodstein, 1995;Menzies et al, 1999). Conseguentemente un bambino che balbetta entra nell’adolescenza e nell’età adulta con un rischio di sviluppare una chiusura di chiaro stampo reattivo e comportamenti di ritiro sociale nonché ansia in tutte quelle situazioni sociali che necessitano una comunicazione che coinvolga il giudizio dell’ Altro.… Continua a leggere...

Un video sulla balbuzie: intervista a una sedicenne

Un filmato di circa 8 minuti, prodotto dalla Vancouver Film School, in cui una sedicenne viene intervistata sulla balbuzie di cui soffre fin da bambina. Una terapeuta fa luce sulle cause, tuttora incerte, ed i genitori sottolineano quanta disinformazione ancora sia presente nella società. Il disturbo che la affligge è serio e con coraggio lancia un messaggio al mondo intero: invita i balbuzienti a non mollare mai, a cercare di continuare a lottare per i propri sogni e a non permettere a nessuno di sostenere che non sia possibile attuarli. Chiede inoltre, a coloro che non balbettano, più pazienza e comprensione per chi, suo malgrado, è un pò differente. Ascoltatela.

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Balbuzie e ansia

balbuzie ansiaPer chiarire come ansia e balbuzie correlino tra loro è opportuno definire le differenze che esistono tra ansia di stato e ansia di tratto.
L’ansia-tratto può essere considerata una caratteristica stabile della personalità, un atteggiamento che riflette la modalità con cui un soggetto tende a percepire come minacciosi o pericolosi determinate situazioni ambientali, una sorta di predisposizione a provare sensazioni di ansia in circostanze a basso potere ansiogeno. Per i soggetti che presentano una elevata ansia-tratto quella ansiogena è la modalità di risposta abituale agli stimoli, mentre per gli altri è una modalità eccezionale.
L’ansia-stato invece può essere considerata come un’interruzione temporanea del continuum emozionale che si esprime attraverso una sensazione soggettiva di tensione, stress, apprensione, nervosismo, inquietudine, ed è associata ad attivazione del sistema nervoso autonomo. Alti livelli di ansia-stato risultano estremamente spiacevoli, dolorosi e disturbanti e stimolano il soggetto a mettere in atto dei meccanismi comportamentali di adattamento per evitare o ridurre queste sensazioni; questi meccanismi hanno successo se riescono ad allontanare lo stimolo ansiogeno o a valutarlo come meno minaccioso. Se questi meccanismi non riescono nel loro scopo, il soggetto può ricorrere a meccanismi di negazione o di repressione che sono, però, “antieconomici” poiché non aggrediscono alle radici la causa dell’ansia e possono diventare meccanismi maladattivi in quanto finiscono per aumentare l’ansia-tratto avviando (o perpetuando) una spirale perversa.Continua a leggere...
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