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bansky

Coltivare la speranza

Anche il counselor deve avere la speranza dentro di sè e per scriverne prendo a prestito parole altrui:

Instaurare una relazione d’aiuto con qualcuno implica la capacità di tenere aperto il tempo davanti a sè: si schiude così un tempo di attesa in cui chi ha cura riduce la propria soggettività per creare quel campo vitale indispensabile all’apparizione della soggettività altrui. Lì la sovranità dell’io fa esperienza del fatto che la propria forza e riconoscibilità non sta nella strenua difesa di un’identità inscalfibile, quanto nella sua più radicale messa a rischio. In questa disponibilità al cambiamento l’evoluzione della relazione di aiuto si esprime in una “speranza progettuale” che sostiene la disponibilità emotiva alla ricerca di una forma con cui rinnovare l’interpretazione della vita. Sperando nella possibilità che l’altro possa liberarsi da una condizione opprimente, io ne favorisco il superamento, al contrario, mettendo in dubbio la sua realizzazione ne diminuisco in qualche modo le probabilità. Con questo non si può dire che la speranza veda ciò che sarà, ma afferma come se vedesse: essa attinge la sua autorità da una forma di visione velata, su cui fa assegnamento.
Addirittura i momenti critici, le fasi più faticose e complicate dell’esistenza sono quelle che offrono maggiormente la possibilità di cogliere nuovi significati.… Continua a leggere...

empatia e simpatia

Empatia VS Simpatia

Teresa Wiseman ha individuato le quattro qualità dell’empatia: assunzione di prospettiva, la capacità di mettersi nei panni di un’altra persona, nessun giudizio e… Comunicarlo! Ma quante volte riusciamo a farlo? Quante volte invece cadiamo nell’indulgenza, in frasi apparentemente consolatorie che in realtà comunicano distanza oppure una valutazione, mascherata da consiglio? Empatia invece è entrare in connessione con l’Altro e spesso non sono nemmeno necessarie le parole. Basta un abbraccio.

Gli 80 anni di Botero a Pietrasanta

Per festeggiare gli 80 anni il maestro colombiano Fernando Botero ha scelto Pietrasanta, in Versilia, che ospitera’ fino al 2 settembre la grande mostra ‘Fernando Botero: disegnatore e scultore’. L’artista ha deciso di focalizzare il percorso espositivo – a cura di Alessandro Romanini – sul disegno, offrendo un repertorio completo delle tecniche e della sua iconografia. Dalla semplice matita al pastello, passando per il gesso, la sanguigna e il carboncino fino all’acquerello. (ANSA)
Le opere scultoree sono esposte nella Piazza, mentre la mostra gratuita è aperta al pubblico dalle 18.00 alle 24.00.

Credo che l’arte debba dare all’uomo momenti di felicità, un rifugio di esistenza straordinaria, parallela a quella quotidiana.
F. Botero

Ripensando alla neuroestetica, la scienza che spiega come il cervello reagisce all’incontro con l’opera d’arte, torniamo ai neuroni specchio (il meccanismo neurale alla base dell’empatia) e di come si attivino stimolando una sorta di immedesimazione (cognitiva, emotiva e motoria) con essa, che ci consente di vivere e rivivere le emozioni e le sensazioni corporee vissute dai protagonisti raffigurati nelle opere d’arte.
Giocando un ruolo esattamente contrario ai messaggi anoressici, tesi e rinunciatari dei mass media, le voluttuose forme di Botero assumono invece un effetto catartico e rilassante. L’assenza di movimento diventa una sorta di elogio della lentezza, la rotondità diventa piacere, lo spazio dato al colore diventa forma espressiva e comunicativa.… Continua a leggere...

Le bugie hanno le gambe corte

Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo. Pinocchio, Collodi

Le ricerche sull’empatia hanno dimostrato che rispecchiare il linguaggio del corpo e del volto dell’interlocutore facilita le interazioni sociali permettendo una migliore comprensione delle emozioni tra gli individui, sentendo ciò che l’altro sente.

Ma se l’imitazione, grazie al connaturato sistema dei neuroni specchio, aiuta a comprenderci l’un l’altro può anche avere un ruolo nel rilevare le menzogne?
Un nuovo studio, pubblicato su Psychological Science, ha cercato di rispondere alla domanda.
A 92 soggetti venne chiesto di discorrere con un interlocutore che sosteneva di aver offerto una donazione ad un ente benefico – alcuni l’avevano realmente fatta, altri mentivano. Il compito prevedeva dichiarare successivamente ai ricercatori se il supposto donatore avesse detto o meno la verità. I partecipanti vennero suddivisi in 3 gruppi secondo le istruzioni ricevute:

  1. mimare l’interlocutore
  2. non mimare l’interlocutore
  3. nessuna istruzione

I risultati: coloro che non mimavano riuscirono ad identificare i bugiardi più di coloro che mimavano, contraddicendo l’assunto che il rispecchiamento ci aiuti sempre a comprendere le emozioni altrui.… Continua a leggere...

Gli adolescenti hanno cervello?

Una domanda provocatoria? Ogni genitore di figli adolescenti lo pensa spesso scherzosamente, o lo teme preoccupato secondo i casi. Potrebbe sembrare  un giudizio sui giovani in generale, della ben nota serie “ Ai miei tempi sì che …” E non esiste maniera peggiore per rapportarsi a dei ragazzi che stanno faticosamente crescendo ma che manifestano comportamenti impulsivi, irrazionali e a volte imprevedibili.
Fino a pochi anni orsono si pensava, grazie agli studi di Jean Piaget, che il gradino più alto della scala dello sviluppo cognitivo fosse la fase delle “operazioni formali”, stadio che si completa intorno ai 12 anni. Inoltre era opinione comune che il comportamento eccitabile ed emotivo degli adolescenti fosse da imputare soltanto allo scoppio ormonale connaturato all’età. Le ricerche scientifiche e gli studi di neuroscienza degli ultimi anni ci dimostrano invece come le cose stiano diversamente: la parte del cervello – i lobi prefrontali, sede delle capacità di problem-solving – che rende gli adolescenti più responsabili, non è ancora matura come quella di un’adulto e si ritiene che l’encefalo nel suo complesso raggiunga lo sviluppo completo non prima dei 21 anni. Pertanto sovrabbondanza di ormoni, certo, ma anche scarsi controlli cognitivi necessari per comportamenti maturi. Un mix esplosivo.… Continua a leggere...

Balbuzie: consigli ai genitori

Voi dite che è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. E aggiungete: perchè bisogna abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli piccoli. Ed è là che vi sbagliate,
perchè la cosa che stanca di più non è questa, ma il fatto che con i bambini si è obbligati a sollevarsi, a mettersi sulla punta dei piedi per raggiungere l’altezza dei loro sentimenti, per non ferirli.

– Janos Korczak

Sappiamo che le persone che balbettano, e i loro genitori, NON soffrono di disturbi psichiatrici o psicologici più della popolazione in generale e che non li esibiscono in modi che possano essere sospettati di essere la causa del disturbo stesso (Bloodatain, 1995; Yairi, 1997).

L’impatto di questa informazione è solitamente di gran sollievo, perché racchiude in sé il significato che un genitore non ha la colpa di essere stato troppo severo, troppo permissivo, troppo autoritario tale da aver ingenerato nel proprio figlio il disturbo.

Le ricerche non dimostrano con nessuna evidenza che se il genitore avesse agito differentemente avrebbe evitato la comparsa dalla disfluenza.

Ad ogni buon conto, una volta che il disturbo è emerso è bene attuare una serie di comportamenti che si suppone siano utili per non stigmatizzare ( non certo però per acquisire la fluenza) il problema e per fare in modo che al bambino sia evitato il più possibile un carico emotivo di tensione e frustrazione .

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Introversione all’opera

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