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tazza di te

Una tazza di tè

Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.

Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.

Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «È ricolma. Non ce n’entra più!».

«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?».


Chiamiamola tazza di tè della crescita. Come possiamo evolvere, umanamente e intellettualmente, se siamo pieni delle nostre certezze inossidabili?

Chiamiamola tazza di tè empatica. Come possiamo entrare in empatia con l’altro, mentre lo ascoltiamo, se siamo pieni dei nostri giudizi e pregiudizi? Per entrare in empatia è indispensabile fare dentro di sè un vuoto accogliente, che ci offra la possibilità di immaginare di indossare i  panni altrui come se fossero i nostri.

Chiamiamola tazza di tè mindfulness. Avete mai provato a bere il tè con consapevolezza? Assaporando ogni più piccolo dettaglio? Lasciandovi avvolgere dal gusto e tralasciando i pensieri disturbanti, senza fretta? Ancora una volta, facendo vuoto dentro di voi? Dando spazio al piacere?
Se vi viene in mente qualche altra tazza di tè, scrivetelo nei commenti…
Meditazione

La mindfulness cambia la struttura cerebrale

Uno studio in pubblicazione su Psychiatry Research: Neuroimaging dimostra come la Meditazione Mindfulness alteri la struttura cerebrale in sole 8 settimane di pratica aumentando la densità della materia grigia nelle zone deputate alla memoria e all’apprendimento, all’ empatia, alla consapevolezza, all’introspezione e allo stress.

I 16 partecipanti alla ricerca (con relativo gruppo di controllo) hanno seguito un training che includeva incontri settimanali oltre a registrazioni audio guidate per la pratica quotidiana; inoltre era loro richiesto di tenere un diario dove appuntare quanto applicassero la meditazione quotidianamente (media di 27 min. cadauno) e di rispondere a un “questionario mindfullness” relativo ai miglioramenti avvertiti. Sottoponendo i partecipanti a misurazioni diagnostiche (risonanza magnetica) prima e dopo il trattamento i ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) hanno così evidenziato come gli effetti benefici della Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) non siano unicamente da ricondurre alla sensazione di rilassamento/quiete interiore e ai cambiamenti cognitivi e psicologici soggettivamente percepiti, ma a misurabili modificazioni della struttura cerebrale.

E’ affascinante osservare la plasticità del cervello di cui possiamo essere parte attiva e come praticare la meditazione possa realmente migliorare il benessere e la qualità della vita, oltre che essere implementata nel trattamento di svariate problematiche (riduzione dello stress e disturbo post-traumatico) attualmente allo studio per comprenderne i meccanismi sottostanti a lungo termine. E’ da sottolineare infatti come le conseguenze dello stress non possano essere superate in sole 8 settimane di pratica ma come l’utilizzo della meditazione apra la porta a nuovi metodi di prevenzione, aspetto che l’oriente da tempi immemori insegna.

Gli esseri umani hanno una profonda potenzialità interiore di guarigione e di vivere la loro vita con più saggezza, più equilibrio e più felicità. “Jon Kabat-Zinn”

 

Fonti

1.

Hölzel BK1, Carmody J, Vangel M, Congleton C, Yerramsetti SM, Gard T, Lazar SW. Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density. Psychiatry Res. 2011 Jan 30;191(1):36-43. PMID: 21071182. [PubMed] [Read by QxMD]

Empatia e consapevolezza

Se non conosciamo noi stessi, non possiamo conoscere i sentimenti di un’altra persona. Se impariamo a osservare i nostri sentimenti dall’interno e dall’esterno, impareremo a riconoscerli e a vedere anche quelli degli altri e sapremo fare attenzione a dire o fare cose che potrebbero far soffrire ulteriormente l’altra persona. Per quanto riguarda queste conoscenze l’essere andati a scuola o all’università anche per dieci anni può non aver insegnato niente.
Avere la consapevolezza di se stessi, dei propri sentimenti, porta alla capacità di mettersi al posto dell’altra persona: questa capacità viene chiamata dagli psicologi “empatia”. I cinesi traducono questo termine con “entrare dentro l’altro”. Siamo in grado di vedere la presenza dell’altro e possiamo entrare dentro di lui per sentire che sentimenti prova. Questo è ciò che si intende con “guardare in profondità”, possiamo metterci nella carne, nello scheletro e nella mente dell’altro, possiamo sentire come sente.
Se sono presenti la sofferenza e la tristezza, entrando in quella persona possiamo sentire il suo dolore, i suoi sentimenti, e così riusciamo a comprenderla e non faremo o diremo niente che possa ferirla ulteriormente.
Ma se non siamo in grado di fare questo per noi stessi, se non vediamo le formazioni mentali nostre, come possiamo vedere quelle di un altro?
E’ la consapevolezza di se stessi che porta all’empatia, quindi la prima cosa da fare è essere consapevoli di noi stessi e la seconda è praticare la consapevolezza empatica degli altri, solo così potremo produrre la vera gentilezza amorevole e la vera compassione.
Questo è uno degli scopi dell’educazione. Dovremmo praticare correttamente e stabilmente  per portare queste cose all’esterno e offrirle alla società. Applicando queste intuizioni al campo dell’educazione, il mondo può avere meno sofferenza.

Brano tratto da: Discorsi ai bambini e al bambino interiore, Thich Nhat Hanh, Ubaldini Editore

 


Immagine di Chiarart

La malattia di cui oggi soffre gran parte dell’umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli.

Ma oggi? Dov’è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?

Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché. “T. Terzani. Un altro giro di giostra”

Empatia e meditazione

La neuroscienza ci spiega il Dalai Lama.

Quando noi consideriamo una realtà animata (animale o umana) da un punto di vista o da uno schema di riferimento puramente esterno, senza sforzarci di capirla dall’interno per via empatica, noi la riduciamo allo stato di oggetto.

– Carl Rogers

L’empatia non può più essere considerata una caratteristica innata e stabile, infatti uno studio del 2008 ci dimostra come possa essere insegnata attraverso la meditazione, rendendo gli individui più compassionevoli verso sentimenti e sensazioni altrui. Ricercatori presso l’università del Wisconsin per primi hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) per dimostrare che, grazie alle tecniche di meditazione, benevolenza e gentilezza possono essere  apprese con l’allenamento, esattamente come si impara a suonare uno strumento o giocare uno sport.

I 32 partecipanti alla ricerca vennero suddivisi in due gruppi così composti: 16 praticanti esperti di meditazione e 16 che avevano semplicemente ricevuto un training nelle due settimane precedenti l’esperimento. Ognuno di loro venne piazzato nello scanner con il compito di meditare o evitarlo, secondo le istruzioni ricevute; vennero sottoposti al suono di vocalizzazioni umane sia positive che negative o neutre ( un bambino che ride, una donna che urla e rumore di sottofondo in un ristorante), con lo scopo di valutare le loro eventuali risposte empatiche.
Lo studio dimostrò come i circuiti del cervello coinvolti nella percezione delle emozioni e sentimenti fossero drammaticamente più attivati nei meditatori esperti piuttosto che nei novizi e come l’intensità dell’attivazione fosse direttamente proporzionale alla profondità dello stato meditativo durante il compito previsto.
Sebbene siano necessari ulteriori studi prima che la meditazione possa essere validata in un contesto di trattamento, gli autori ritengono che la scoperta abbia importanti risvolti sia sociali che clinici, infatti potrebbe fornire un valido aiuto nella depressione, nella prevenzione al bullismo e nella regolazione delle emozioni negli adolescenti.
E’ possibile leggere l’articolo originale su PLoS ONE.

La compassione, l’altruismo, il buon cuore non sono unicamente nobili sentimenti di cui trae vantaggio il nostro prossimo. Sono stati mentali, condizioni mentali di cui beneficiamo anche noi stessi. Una persona altruista e compassionevole è in genere una donna o un uomo più felice, più sereno.

 

Quando siete coscienti delle vostre sofferenze e insoddisfazioni, ciò vi aiuta a sviluppare la vostra empatia, la capacità che vi permette di rapportarvi con sensibilità verso le sofferenze degli altri. Ciò aumenta la vostra capacità di provare compassione.

– Dalai Lama

Immagine di Chiarart

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