Tag: Personalità

introversione

Introversione all’opera

Le ricerche ci dicono che circa il 70% delle persone che conosciamo sono estroverse, al punto che la nostra società è costruita proprio sulle caratteristiche che le contraddistinguono: dominanza, espansione, socialità, attività.  L’introversione, insieme ad altre qualità spesso sorelle come sensibilità e pacatezza, finisce per essere valutata come una modalità di percepire e relazionarsi col mondo negativa, quasi difettosa. Pensate solo ai luoghi di lavoro come open space, che per un introverso sono un vero tormento, siccome produce al suo meglio in solitudine e concentrazione.

introversione posto di lavoro

Ma cosa sono introversione ed estroversione? Come si modulano nella personalità di ognuno di noi? Fu Jung, nel 1921, con la pubblicazione del suo libro Tipi psicologici, a promuovere questa differenziazione e a renderla parte del nostro linguaggio quotidiano; ad oggi, invece, non tutti gli psicologi concordano nelle caratteristiche che le definiscono, considerando il pensiero junghiano ormai datato e superato.

Senza entrare nello specifico di ogni teoria, possiamo però trovare il filo conduttore che le accomuna: estroversi e introversi variano nella quantità di stimoli esterni di cui necessitano per dare il meglio di sè.

Qui di seguito riporto un breve questionario, a cui rispondere vero/falso per iniziare una collocazione nel proprio spettro di introversione/estroversione.… Continua a leggere...

grafologia

Grafologia e personalità

In qualità di grafologa (e futura psicologa) sono lieta di raccontarvi di questa ricerca (Handprints of the Mind: Decoding Personality Traits and Handwritings) pubblicata recentemente sulla rivista scientifica Indian Journal of Psychological Medicine: si tratta di uno studio pilota il cui obiettivo era studiare la possibilità di una correlazione tra diagnosi clinica e grafologia utilizzata come test di personalità. Esistono diversi test proiettivi validati scientificamente: il test di Rorschach, il TAT (Test di appercezione tematica), vari test carta e matita (il disegno dell’albero di Kock, il disegno della figura umana di Machover, il disegno della famiglia di Corman); mai prima d’ora si era riusciti o era emersa una chiara volontà di medici e psicologi ad approfondire la validità della grafologia come strumento diagnostico della personalità. Il team di ricercatori indiani (composto da 2 grafologi, 2 consulenti psichiatrici, 2 psicologi, 2 assistenti sociali psichiatrici e 2 educatori) ha effettuato uno studio pilota su 30 bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, con diagnosi di disturbi psichiatrici dell’infanzia (secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV-TR); predominavano i disturbi di apprendimento, deficit di attenzione, disturbi da comportamento dirompente e disturbi di evacuazione. Il gruppo di controllo, composto da altrettanti bambini, studenti delle scuole vicine, corrispondenti per età e sesso al gruppo di studio, è stato scelto in base al giudizio degli insegnanti e dei genitori per il loro funzionamento accademico e comportamentale ottimale.… Continua a leggere...

firma

La firma in grafologia

La firma è il nostro marchio, il nostro logo.

La firma rispetto alla scrittura è più libera, deve sottostare meno ai parametri della leggibilità e può essere arricchita da paraffi, sottolineature… Può diventare nel tempo una sigla, soprattutto per motivi professionali.

Simboleggia sia l’Io più intimo che l’Io sociale, in una sorta di dualità comunicativa e rappresentativa di sè.

Un autografo spontaneo, in rapporto con l’ Io intimo, significa che lo scrivente non differenzia ciò che è da ciò che vuol apparire, mentre colui che lo compone per costruire un personaggio sociale rivela anche le sue motivazioni nella scelta (inconscia) del suo grafismo.

Nel nostro mondo sempre più digitale, dove la scrittura a mano sta lasciando il posto ai font, la firma resta un elemento individuale, non rimpiazzabile ma solo attualizzabile nella sua analisi grafologica (vedi firme nei tablet), sebbene sia impensabile svolgere un’analisi grafologica completa dal solo autografo.

D’altro canto, è sconsigliato anche il contrario: il buon grafologo non effettuerà analisi grafologiche in scritti a cui manca la firma.

Perché è così importante la dinamica testo/firma?

La distanza che intercorre tra i due ci indica il grado d’implicazione dello scrivente nei propri atti e nel proprio giudizio; ovvero, in linea di massima:

  • firma troppo vicino al testo ~ impulsività, mancanza di giudizio obiettivo;
  • firma troppo lontana dal testo ~ estraneità, non coinvolgimento.
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Un faccia a faccia con te stesso

L’analisi grafologica della tua scrittura può fornirti importanti chiavi sulle tue caratteristiche distintive. Te ne elenco solo alcune:

Scoprire i tuoi punti di forza.

Essere consapevoli delle proprie qualità è riconoscersi, non solo conoscersi. Mettiamo da parte la falsa modestia e valorizziamo in noi ciò che ci contraddistingue.

Ammettere i tuoi punti deboli.

Se da una parte è necessario essere positivi, dall’altro individuare i propri limiti può aiutare ad evitare scelte errate. Inoltre imparare a identificare le tue debolezze con obiettività può portarti a non esserne più emotivamente coinvolto. In questo modo diventerà molto più facile maneggiarle.

Verificare la tua fiducia in te stesso.

La tua grafia rivelerà se hai reale fiducia in te stesso o se nel profondo mascheri un senso di inferiorità che ti blocca nel cammino di crescita; l’analisi potrà eventualmente segnalarti delle tracce da seguire per muovere i primi passi.

Scoprire i tuoi talenti nascosti.

A volte si possiede una vena artistica che non si ha il coraggio di portare alla luce e ci vuole una piccola spintarella… 😉 Spesso l’estro creativo si nasconde nella nostra Ombra di Junghiana memoria. Come dice Robert Bly ne Il Piccolo libro dell’Ombra: “Quando l’Ombra viene assorbita, l’essere umano perde gran parte della sua oscurità e diviene luminoso, leggero e giocoso in modo nuovo.”

Valutare la tua forza di volontà.

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Vero e falso in grafologia

Luoghi comuni sul mestiere di grafologo.

La grafologia permette di conoscere “tutto” sullo scrivente.

Falso. La scrittura riflette la personalità nei suoi meccanismi più profondi, ma una certa dose di “sconosciuto” è sempre presente; siamo esseri in costante evoluzione ed il nostro avvenire ci appartiene. La grafologia, sebbene spesso ancor oggi confusa coi metodi predittivi, non è certo una tecnica divinatoria! L’analisi grafologica ci può invece illuminare sul nostro vissuto e favorire la consapevolezza sui punti di forza e debolezza. E come ben sappiamo la consapevolezza è il primo passo di un ulteriore mutamento…

La scrittura cambia con le generazioni ed è condizionata dalle convenzioni sociali.

Vero. Salvo qualche eccezione la scrittura conserva, anche se in minima parte, l’impronta del tipo di calligrafia insegnata sui banchi di scuola, dunque il marchio di una generazione. Agli inizi del secolo la grafia  insegnata era inclinata, con prolungamenti notevoli in alto ed in basso, con fioriture ed abbellimenti nelle maiuscole; oggi tende a raddrizzarsi, ad avere maiuscole più sobrie e soprattutto nei paesi nordici ad assomigliare allo script. Un tempo era d’uso la “bella calligrafia” e gli scolari erano valutati anche per questo, oggi è una pratica desueta. Le generazioni più giovani, più libere nell’espressione grafica, utilizzano altri strumenti (non più la stilografica, ma la penna a biro) per scrivere: il loro grafismo nell’età adulta presenta dunque un altro tipo di costruzione.… Continua a leggere...

A proposito di scarabocchi…

E’ accaduto a molti di noi di ritrovarsi a scarabocchiare sul foglio durante una riunione, nel corso di una telefonata noiosa, da studenti mentre si ascoltava la lezione. Il buon senso comune ci spinge a pensare che il fenomeno  rappresenti una distrazione dal compito e che di conseguenza non vengano immagazzinate nella memoria le informazioni. Una ricerca pubblicata da Applied Cognitive Psychology ci spiega che così non è: l’esperimento è stato condotto con 40 partecipanti divisi in 2 gruppi, a cui veniva fatta ascoltare una telefonata registrata; una metà  dovevano semplicemente appuntare i nomi delle persone citate  in un foglio rigato, mentre l’altra metà dovevano anche scarabocchiare sia linee che forme arrotondate. Dopo il test i partecipanti vennero sottoposti a sorpresa ad un test di memoria: chi scarabocchiava ebbe una performance di risposte corrette superiore del 29% rispetto agli altri. Se ne deduce che scarabocchiare durante un compito noioso aumenta la concentrazione e riduce la tendenza a fantasticare, distraendosi.

Per cui se vogliamo evitare di sognare ad occhi aperti durante una situazione noiosa scarabocchiare è tutt’altro che controproducente! E se vogliamo imparare a farlo in modo artistico stimolando il rilassamento e lasciandoci andare alla creatività, Tina Festa (insegnante di scuola dell’infanzia) ha importato in Italia una tecnica facile da apprendere: per sapere qualcosa di più dei Zentangles e degli Scarabocchi Zen visitate il suo blog.… Continua a leggere...

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