Tag: Rieducazione

Genitori, bambini e accettazione della balbuzie

genitori e balbuzie
Il mio cuore esulta al cospetto

dell’arcobaleno che sta nascendo:
come venendo al mondo;
come nel sapersi uomo;
così, nello scoprirsi vecchio,
mi sia data la morte!
Il Bambino è padre dell’Uomo
e siano i miei giorni
l’uno all’altro stretti
dal sentimento della natura.
– William Wordsworth

La balbuzie può avere una profonda ricaduta nella costruzione dell’autostima, nella riuscita della carriera scolastica e nelle scelte professionali. Il risultato delle esperienze negative collegate al disturbo è in gran parte connesso al modo in cui si reagisce alla balbuzie stessa. Per intenderci, non è soltanto la gravità della disfluenza che determinerà le difficoltà di comunicazione ma il modo in cui la balbuzie viene vissuta fin dall’infanzia.

Le reazioni alla balbuzie giocano uno specifico ruolo nello sviluppo del disturbo inteso come sindrome, pertanto ciò che possiamo fare è incentivare lo sviluppo di sani ed appropriati atteggiamenti verso la comunicazione. Raggiungere quest’obiettivo può diminuire la possibilità di sviluppare un’immagine negativa di sé, scarsa autostima, vergogna o imbarazzo che spesso contraddistinguono bambini, adolescenti o adulti che balbettano.
La costruzione dell’ autostima dipende in larga misura dai genitori e da quelle figure importanti (famiglia allargata, insegnanti, educatori, caregivers etc.) che appartengono all’ambiente di riferimento. Aiutare i bambini che balbettano significa in prima istanza la loro completa accettazione, comprese le difficoltà nel prendere la parola.
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Tre aspetti chiave che tutti dovrebbero conoscere sulla balbuzie

1. La balbuzie non è causata da un problema psicologico

Studi scientifici compiuti da ricercatori che operano in prestigiose università a livello internazionale sfatano il mito della causa psicologica della balbuzie. L’apparire della sindrome non può essere ricondotto ad un trauma infantile, ad insicurezza o all’ambiente familiare. Semmai la genesi è multifattoriale ed è da imputare ad un insieme di concause che agiscono in sinergia a livello neurologico/genetico/ambientale che a loro volta possono determinare una sorta di vulnerabilità, di predisposizione personale al disturbo. Le ripercussioni psicologiche ne sono pertanto una conseguenza. La balbuzie non è un’abitudine appresa e non basta uno sforzo di volontà per “parlare bene”.

2. La balbuzie è fluttuante

I balbuzienti possono balbettare severamente in certe situazioni e non balbettare per niente in altre. Addirittura, chi balbetta può esibire diversi gradi di fluenza/disfluenza all’interno delle stesse situazioni e con le stesse persone. Come parlare bene con gli amici e male coi genitori e viceversa. Possono attraversare mesi di buona fluenza per poi ricadere inaspettatamente, senza preavviso alcuno, in altrettanti lunghi periodi di blocchi continui e invalidanti. Le ragioni di questa variabilità non sono ancora del tutto chiare, l’unica cosa che possiamo affermare è che fanno parte della sindrome.

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