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empatia e differenze di genere

Empatia e stress: differenze di genere

Sotto stress le donne sono più empatiche, gli uomini più egocentrici.

Una ricerca, sviluppata dal SISSA di Trieste in collaborazione con le Università di Vienna e di Friburgo, recentemente pubblicata su Psychoneuroendocrinology rivela come si differenzino le reazioni di uomini e donne durante compiti stressanti: i primi attenuano le  loro capacità di distinguere tra sè e l’altro diventando più egocentrici, mentre le seconde aumentano le capacità di discriminazione, col risultato di assumere comportamenti  maggiormente  empatici e prosociali.

“C’è un confine molto sottile tra l’abilità di identificarsi con gli altri e assumere le loro prospettive –  vale a dire essere empatici – e l’incapacità di distinguere sé stesso dagli altri – vale a dire essere egocentrici”, spiega in un comunicato la dott.ssa Giorgia Silani, autrice dello studio.

Per essere veramente empatici, è fondamentale mantenere la capacità di distinguere il proprio sé da quello degli altri. Lo stress sembra giocare un ruolo fondamentale proprio su questo punto”.

Quindi, lo stress visto come mediatore tra la capacità di immedesimarsi negli altri o il pensare invece più a se stessi, nei due generi sessuali.

Come dire, nel sesso maschile si altera la capacità di immaginare di indossare i panni altrui…

Il risultato ha causato stupore nei ricercatori, in quanto si aspettavano il medesimo esito in entrambi i generi.  … Continua a leggere...

Training Autogeno e rilassamento

Io penso che, come un giardiniere che ripulisce dagli intralci il giardino, sia possibile rimuovere gli ostacoli che impediscono il vero sviluppo individuale. “Schultz I.H.”

Training Autogeno Il Training autogeno è una tecnica di rilassamento ideata nella prima metà del secolo da J.H. Schultz, neurologo e dermatologo,  che prende l’avvio dai suoi studi in medicina psicosomatica e ipnosi. In quest’ambito notò come i suoi assistiti sperimentassero sensazioni di pesantezza e calore dopo le sedute, unitamente a sensazioni di rilassamento. L’ipnosi si basa infatti sulla “commutazione fondamentale” che viene prodotta sia a livello psichico che somatico e Schultz perfezionò una metodologia capace di ottenere il medesimo effetto in modo autoindotto senza l’ausilio del terapeuta al fine di “trasmettere al partecipante migliore contatto col proprio sistema nervoso vegetativo, quindi con il controllo delle energie, dalla fase di strutturazione alla fase di utilizzo delle stesse e viceversa, e di renderlo in ciò più concentrato, disteso, e anche più creativo e produttivo.” (Wallnofer, 2008)

Training autogeno significa “allenamento” che si genera (greco=genos) “da sé” (greco=autos) e consta nell’ allenarsi, almeno tre volte al giorno, nell’esecuzione di sei esercizi di base che si consiglia siano insegnati da un conduttore che abbia adeguata formazione e che abbia sperimentato il TA su di sè.… Continua a leggere...

Meditazione

La mindfulness cambia la struttura cerebrale

Uno studio in pubblicazione su Psychiatry Research: Neuroimaging dimostra come la Meditazione Mindfulness alteri la struttura cerebrale in sole 8 settimane di pratica aumentando la densità della materia grigia nelle zone deputate alla memoria e all’apprendimento, all’ empatia, alla consapevolezza, all’introspezione e allo stress.

I 16 partecipanti alla ricerca (con relativo gruppo di controllo) hanno seguito un training che includeva incontri settimanali oltre a registrazioni audio guidate per la pratica quotidiana; inoltre era loro richiesto di tenere un diario dove appuntare quanto applicassero la meditazione quotidianamente (media di 27 min. cadauno) e di rispondere a un “questionario mindfullness” relativo ai miglioramenti avvertiti. Sottoponendo i partecipanti a misurazioni diagnostiche (risonanza magnetica) prima e dopo il trattamento i ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) hanno così evidenziato come gli effetti benefici della Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) non siano unicamente da ricondurre alla sensazione di rilassamento/quiete interiore e ai cambiamenti cognitivi e psicologici soggettivamente percepiti, ma a misurabili modificazioni della struttura cerebrale.

E’ affascinante osservare la plasticità del cervello di cui possiamo essere parte attiva e come praticare la meditazione possa realmente migliorare il benessere e la qualità della vita, oltre che essere implementata nel trattamento di svariate problematiche (riduzione dello stress e disturbo post-traumatico) attualmente allo studio per comprenderne i meccanismi sottostanti a lungo termine.… Continua a leggere...

balbuziente cantare

Training autogeno e ricerca

Il Training autogeno di J.H. Schultz è una tecnica di rilassamento conosciuta tra la gente comune per essere particolarmente utile in caso di ansia e disturbi psicosomatici, mentre può essere utilizzata in svariati ambiti, anche non patologici:

  • Nello sport per migliorare sia concentrazione che performance
  • In azienda, per prevenire burn-out e stress ottimizzando la produttività
  • Da qualsiasi individuo sano a scopo preventivo e/o  crescita personale.

Training autogeno significa “allenamento” che si genera (greco=genos) “da sé” (greco=autos)

Il training consta nell’ allenarsi, inizialmente tre volte al giorno, nell’esecuzione dei sei esercizi di base (pesantezza, calore, cuore, respiro, plesso solare e fronte fresca) con la guida di un conduttore che abbia adeguata formazione: esistono molti manuali “fai da te” in commercio, ma essere accompagnati nell’apprendimento della tecnica evita di incorrere in inevitabili errori, che renderebbero vano lo sforzo.

Successivamente, una volta appreso il metodo, nell’arco di circa 10/12 incontri, è possibile continuare da soli e diventare completamente autonomi assaporando i benefici effetti della distensione nella vita quotidiana. Ma quali sono?

  1. Un più profondo e rapido recupero di energie
  2. L’autoinduzione della calma
  3. Il miglioramento nelle prestazioni
  4. L’autodeterminazione attraverso formule di proponimenti in base alle necessità del singolo
  5. Introspezione e autocontrollo, grazie alla visualizzazione interiore durante lo stato di concentrazione passiva.
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Balbuzie e ansia

La balbuzie si manifesta con involontari blocchi nell’emissione del suono e di sovente, man mano che l’età del balbuziente progredisce, si associano alla disfluenza conseguenze emozionali causate dall’impossibilità di comunicare nei vari contesti sociali.
Sebbene l’ansia non possa essere più considerata una causa, sappiamo invece come esacerbi il disturbo, innescando una sorta di spirale perversa da cui è difficile uscire. E non ci deve sorprendere, i sintomi della balbuzie possono davvero essere socialmente disabilitanti e frustranti, ed hanno insito in sé il potenziale di ostacolare una crescita personale e professionale appagante.
Parlare fluentemente e comunicare efficacemente sono competenze che racchiudono un alto valore aggiunto e possiedono una serie di ramificazioni in ogni campo dell’esistenza; non poterlo fare porta con sè una serie di svantaggi e diminuisce  il dispiegarsi delle opportunità.
Sentirsi ansiosi può essere considerata una reazione ragionevole poiché la balbuzie ha insita la possibilità di elicitare nell’Altro esiti come la presa in giro, l’imbarazzo, la frustrazione o ancor peggio, la pietà (Bloodstein, 1995;Menzies et al, 1999). Conseguentemente un bambino che balbetta entra nell’adolescenza e nell’età adulta con un rischio di sviluppare una chiusura di chiaro stampo reattivo e comportamenti di ritiro sociale nonché ansia in tutte quelle situazioni sociali che necessitano una comunicazione che coinvolga il giudizio dell’ Altro.… Continua a leggere...

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Introversione all’opera

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La lettera di gratitudine

<p>Con la lettera della gratitudine continuiamo il nostro <strong>viaggio alla ricerca della felicità </strong>(<strong><a …

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