Categoria: Counseling

La rivoluzione dentro di noi

La rivoluzione interiore – che parte dal nucleo più profondo di noi stessi, per giungere alla consapevolezza che tutto è uno, che ogni cosa e ogni evento è collegato, che ogni parte rimanda all’insieme – ci condurrà piano piano ad agire in maniera più giusta, semplicemente perché più disinteressata. Se la smettessimo di rincorrere continuamente l’affermazione del nostro piccolo io nella professione, nel successo, nel potere economico – un’affermazione che inevitabilmente entra in conflitto con quella degli altri -, e se la smettessimo di affannarci con tanta fatica dietro questo piccolo mondo, nella convinzione che sia tutto perché la morte è l’azzeramento totale – se la smettessimo di fare tutto questo, forse riusciremmo a scorgere una dimensione più grande. Piano piano getteremmo le basi per un vivere comune, dove le diverse fasi della vita – la giovinezza con l’apprendimento, e la maturità con l’impegno familiare e lavorativo – ci faranno crescere nella complessità delle relazioni umane, per poi lasciare spazio al lungo viaggio di ritorno verso lo sconosciuto.

I semi, insieme ai pensieri, alle parole e alle azioni che avremo lasciato lungo il nostro sentiero, non saranno vani.

Brano tratto da: Tiziano Terzani: la rivoluzione dentro di noi, Gloria  Germani, Longanesi.


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La strada sicura

Capita tuttavia qualche volta che qualcuno dentro di noi si faccia vivo, per esempio con un sogno, con un sogno che ci turba senza comprenderne il motivo, anche senza capirne un accidente. Dovete sapere che questo qualcuno ha, a proposito della strada sicura, un’opinione diversa dalla vostra. Ha anzi una convinzione ben precisa: cioè che la strada sicura molto spesso (lui ritiene addirittura quasi sempre) non porti da nessuna parte, che lì su quella strada non c’è per nulla la vita che vogliamo, che lì non troveremo affatto il meglio per noi. E così ci ammonisce di prestare molta attenzione: non siamo noi a imboccare la strada sicura, è lei che ci imbocca e, a un certo punto, ci inghiotte.

Questo qualcuno vorrebbe persuaderci piuttosto che è opportuno accettare il rischio di cambiare strada e di avventurarsi verso ciò che a noi sembra del tutto sconosciuto. Che non c’è niente di sbagliato in questo. Certo  ci vuole un pò di coraggio, un pò di azzardo, ma è sulle strade insicure che cammina quel “me stesso” che forse, senza saperlo, stiamo cercando. O che dovremmo cercare. Perchè questo qualcuno sa che il senso di tutta la storia (di tutta la nostra storia) è proprio di essere incamminati verso ciò che è più sconosciuto. E che, quando pure lo raggiungessimo, dovremmo comunque abbandonarlo per inoltrarci un’altra volta verso un luogo ancora più sconosciuto.

Questo qualcuno conosce, in definitiva, un segreto prezioso per il nostro cammino: prendere strade insicure non è nient’altro che un salutare allenamento in vista del transito finale.


Brano tratto da: “Nel giardino di Jung”, Gian Piero Quaglino-Augusto Romano, Raffaello Cortina Editore

La lezione più importante che l’uomo possa imparare in vita non è che nel mondo esiste la paura, ma che dipende da noi trarne profitto e che ci è consentito tramutarla in coraggio. (Tagore)

L’ascolto attivo

Ascolto attivo come apprendimento, qui di seguito una breve bibliografia:

E’ sbalorditivo come certe cose che sembrano insolubili diventano solubili se qualcuno ci ascolta, come una confusione che sembra irrimediabile si trasforma in un flusso che scorre con relativa limpidezza. Ho apprezzato profondamente le volte in cui ho sperimentato questo ascolto sensibile, empatico, concentrato.
– Carl Rogers

ascolto attivoIl dialogo presuppone l’ascolto.
Non c’è dialogo senza ascolto partecipe dell’altro, senza il nostro impegno a comprendere quanto l’altro ci vuole comunicare.
La maggior parte delle situazioni di conflittualità ed incomprensione dipendono dalla nostra difficoltà a riconoscere il punto di vista dell’altro. Siamo così incapaci di ascoltare che tutte le volte che c’è qualcosa che non va, afferminamo con sbrigativa semplicità che “gli altri sbagliano e non ci capiscono”. […]
Per ascolto non intendiamo il semplice tacere per permettere all’altro di parlare, un “fare a turno nel prendere la parola”.
Non si ascolta con le orecchie ma con la mente e con il cuore.
L’ascolto è un atto volontario che oltrepassa le parole: esso non si affida al semplice registrare ciò che l’altro dice, ma è solerte cura a trovare tra le “pieghe” del suo discorso e le sue mutevoli espressioni, un senso che è apertura ai possibili interrogativi che l’altrui “enunciazione” evoca.

Counseling ad orientamento transpersonale. Franco Nanetti, Edizioni MyLife.


L’ascolto è un processo attivo che richiede impegno e concentrazione, nonchè la capacità di mettere da parte i propri problemi e preoccupazioni – per lo meno temporaneamente.
Talvolta sentiamo o udiamo le parole che le altre persone ci dicono ma ascoltare e sentire non sono la stessa cosa: spesso sentiamo le parole pronunciate da qualcuno senza una reale comprensione del messaggio globale che ci vorrebbe comunicare.
Probabilmente una delle ragioni per le quali l’ascolto è un’abilità così scarsamente sviluppata risiede nel fatto che non ci è stato insegnato a valorizzarla da bambini.
E’ soltanto quando si verificano situazioni traumatiche o di crisi, magari nella seconda parte della vita, che le persone si accorgono del deficit di ascolto – non soltanto in se stesse ma anche negli altri.
Questi episodi taumatici o di crisi possono, specialmente quando ci toccano da vicino personalmente, farci comprendere quanto dipendiamo dall’aiuto degli altri. L’ascolto attivo, per lo meno all’inizio, è la forma più efficace di aiuto che possiamo dare alle persone che soffrono di uno sconvolgimento emozionale o un trauma.

Abilità di counseling. Margareth Hough, Erickson.


Un importante presupposto per una percezione e risposta empatica adeguate è quello che viene definito ascolto attivo. E’ questa la capacità di assumere il ruolo del ricevente utilizzando un’attenzione non strutturata, centrata sulla comunicazione dell’emittente e discriminare le varie parti del messaggio per elaborare e rispondere all’emittente.
Nell’ascolto attivo sono coinvolti tre processi: ricezione, elaborazione e risposta al messaggio. E’ soprattutto il primo processo a implicare un’attenzione non strutturata, centrata sui messaggi dell’emittente. Altro elemento importante è porre l’attenzione alle modalità non verbali (sensoriali) utilizzate prevalentemente dal cliente quando si esprime (visive, cenestesiche o uditive).

Manuale di comunicazione e counseling. Achille Miglionico, Centro Scientifico Editore.


L’ascolto comprensivo deve essere effettuato con l’interezza della nostra persona, prestando attenzione in particolare alle emozioni dell’altro, è desiderio di comprendere realmente, significa centrare la comunicazione sul tu, implica non aver paura delle pause e del silenzio, ma al contrario rispettarli e utilizzarli per comprendere. […] Per poter acquisire competenze di ascolto comprensivo occorre una formazione specifica. Il primo passaggio richiesto è acquisire capacità di liberarsi dal proprio modo abitudinario di vedere e interpretare gli avvenimenti e le situazioni per potersi avvicinare e comprendere il punto di vista dell’altro. Una domanda che è utile porsi ripetutamente in caso di ascolto comprensivo riguarda il significato di ciò che stiamo ascoltando e osservando relativamente al nostro interlocutore, la conoscenza approfondita delle regole della comunicazione, la capacità di saper osservare se stessi e di sapersi automonitorizzare per comprendere più chiaramente anche la dinamica della relazione interpersonale.

Counseling, dalla teoria all’applicazione. Annamaria Di Fabio, Giunti.


In primo luogo, l’ascolto attivo è caratterizzato dall’assenza di direttività. In questo tipo di approccio, il counselor più che condurre il colloquio in senso stretto, nel senso di dirigerlo verso l’approfondimento degli argomenti scelti dall’operatore, facilita l’esposizione del cliente. Cerca, così, di aiutare il cliente a sviluppare liberamente il suo punto di vista, il suo discorso, senza interferenze o ingerenze nella scelta delgi argomenti da trattare o da approfondire. Nella forma più pura di ascolto attivo, il counselor si “limita” ad ascoltare e a cercare di comprendere il punto di vista del cliente, partecipando all’esperienza del cliente tramite la riformulazione degli elementi essenziali di ciò che ha compreso. Il secondo elemento essenziale dell’ascolto attivo, quindi, consiste nell’utilizzo della tecnica della riformulazione, quale modalità di traduzione in parole del tentativo, da parte del counselor, di comprendere l’esperienza soggettiva dell’altro.

Il Colloquio di counseling. Vincenzo Calvo, Il Mulino

Dare ascolto è più pregnante del semplice ascoltare, è fare dono all’altro di una presenza ascoltante: lascio che l’altro mi stia di fronte, che mi parli attraverso tutta la sua persona (il suo corpo, il suo vestito, il suo linguaggio, il suo profumo, il suono della sua voce…). Ascolto è anche dono del tempo: attendere l’altro, con le sue esitazioni e i suoi ritardi, con la sua difficoltà ad esprimersi, con i suoi timori e le sue reticenze.

– Enzo Bianchi – Ogni cosa alla sua stagione

Crescere

Tutti noi – nessuno escluso – siamo nati con le potenzialità per crescere. Se impariamo a mettere in pratica questo potenziale, vivremo una vita di intensità e di pienezza indicibili. Riusciremo a sviluppare delle risposte di crescita che ci permetteranno di andare ovunque e di fare qualsiasi cosa. …[…] Crescere è la nostra vera ragione di vita. I processi umani rappresentano il veicolo della nostra crescita. Noi, come esseri umani, siamo il prodotto dei nostri processi. In effetti, siamo umani solo se siamo in grado di gestire i processi umani.

E alla fine, o moriremo crescendo, oppure moriremo condizionati ed impotenti, profughi e senza casa nel nostro stesso mondo.

L’Arte di aiutare, Robert Carkhuff, Erikson.

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Balbuzie: consigli ai genitori

Voi dite che è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. E aggiungete: perchè bisogna abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli piccoli. Ed è là che vi sbagliate,
perchè la cosa che stanca di più non è questa, ma il fatto che con i bambini si è obbligati a sollevarsi, a mettersi sulla punta dei piedi per raggiungere l’altezza dei loro sentimenti, per non ferirli.

– Janos Korczak

Sappiamo che le persone che balbettano, e i loro genitori, NON soffrono di disturbi psichiatrici o psicologici più della popolazione in generale e che non li esibiscono in modi che possano essere sospettati di essere la causa del disturbo stesso (Bloodatain, 1995; Yairi, 1997).

L’impatto di questa informazione è solitamente di gran sollievo, perché racchiude in sé il significato che un genitore non ha la colpa di essere stato troppo severo, troppo permissivo, troppo autoritario tale da aver ingenerato nel proprio figlio il disturbo.

Le ricerche non dimostrano con nessuna evidenza che se il genitore avesse agito differentemente avrebbe evitato la comparsa dalla disfluenza.

Ad ogni buon conto, una volta che il disturbo è emerso è bene attuare una serie di comportamenti che si suppone siano utili per non stigmatizzare ( non certo però per acquisire la fluenza) il problema e per fare in modo che al bambino sia evitato il più possibile un carico emotivo di tensione e frustrazione .

Sia che la balbuzie si confermi nel tempo, sia che diminuisca fino a scomparire.

  • Parlate a vostro figlio senza fretta, con frequenti pause. Aspettate qualche secondo quando ha finito di parlare prima di rispondere. Il vostro eloquio rilassato e lento sarà molto più efficace di qualsiasi consiglio o criticismo tipo: parla più lentamente, prendi fiato, ripetilo con calma etc.
  • Riducete il numero delle domande che ponete a vostro figlio. I bambini parlano più liberamente se stanno esprimendo le loro idee personali piuttosto che rispondere alle domande degli adulti. Invece di porre domande, argomentate semplicemente ciò di cui vostro figlio sta parlando, facendogli comprendere che lo state ascoltando. Ripetete le frasi con cui si trova maggiormente in difficoltà per dimostrare che avete capito.
  • Rispettate i turni nel dialogo e spingete gli altri familiari a fare altrettanto. Non interrompetelo con domande, commenti o mettendogli fretta mentre sta cercando di esprimersi.
  • Usate il linguaggio del corpo e le espressioni del volto per comunicare a vostro figlio che, quando balbetta, state prestando ascolto a cosa dice e non a come lo dice. Non perdete mai il contatto visivo con vostro figlio, non abbassate lo sguardo nemmeno quando la balbuzie si esprime con un blocco totale. Le vostre emozioni, sono le sue emozioni.
  • Organizzate quotidianamente del tempo da dedicare a vostro figlio in maniera esclusiva. In quest’occasione lasciatelo svolgere le attività che preferisce e lasciatelo decidere se parlare o meno. Quando parlerà, in questo lasso di tempo speciale, usate un parlato lento, calmo e rilassato, pieno di pause. Può diventare una costruzione di confidenza per i più piccoli che dimostrerà loro che i genitori amano la loro compagnia, mentre per i più grandi può diventare uno spazio dove il bambino si sentirà a proprio agio e si aprirà a raccontare i suoi sentimenti e le sue esperienze. In quest’occasione fategli comprendere che ha molto tempo davanti a sé per spiegarsi.
  • Se vostro figlio vi parla della sua disfluenza, rassicuratelo. Ditegli che anche a voi a volte capita di bloccarvi, ma soprattutto fategli capire che lo accettate per come egli è. La forza più potente sarà comunque il vostro supporto sia che balbetti sia che sia fluente.
  • Non costringetelo ad esibirsi davanti a parenti od amici nel recitare, cantare o nel dire frasi di circostanza soprattutto nei giorni di maggiore disfluenza.
  • Non terminate le parole o le frasi per lui quando incorre nel blocco. Crediamo di aiutare ma in realtà creiamo frustrazione e rinforziamo l’evitamento di situazioni temute.
  • Sollecitate fratelli ed amici del bambino a non imitare il suo parlato non fluente e fate in modo che non sia deriso o sottovalutato, in particolar modo nell’ambito familiare.
  • Non fate commenti sul suo modo di parlare, il rischio è di farlo sentire inadeguato e stimolare l’emergere dell’ ansia dell’aspettativa.

Questi semplici accorgimenti, che riescono a diminuire la pressione comunicativa, a volte possono portare a una diminuzione degli episodi di disfluenza.

Ciò che è certo è che vostro figlio si sentirà accolto e compreso.

E avrà fiducia in voi perché rappresenterete quel porto sicuro a cui tornare nei momenti di sconforto. Oltre alla sua crescita personale tutto ciò risulterà di fondamentale importanza qualora la balbuzie non scompaia e diventi auspicabile accedere ad un corso. Ricordate che durante i trattamenti per la balbuzie i genitori rivestono un ruolo che può fare la differenza ai fini del risultato.

(Gran parte dei Consigli sopra riportati sono tradotti da una brochure per genitori della Stuttering Foundation of America, organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di sensibilizzazione ed informazione)

 

Grafologia e consapevolezza

grafologiaEtimologicamente la parola grafologia deriva dal greco e significa studio della scrittura.

Si tratta di una tecnica articolata e complessa che affonda le sue antiche radici nelle conoscenze psicologiche, filosofiche e fisiologiche dell’essere umano.

La scrittura, attraverso il tratto, il movimento del gesto grafico, il suo espandersi nello spazio del foglio e le forme che assume, disegna le nostre peculiarità, rappresentando un vero e proprio “disegno” di noi stessi.

In qualità di mezzo di comunicazione prettamente umano la grafia esprime le verità di ciascuno, spesso nascoste e non riconosciute.

L’analisi grafologica effettuata da un esperto può pertanto descrivere le nostre caratteristiche, mettendo in evidenza i punti di forza e di debolezza, i talenti in nuce, e gli spigoli vivi da smussare.

Passeggiare nei sentieri della mente, prendendo atto di dove ci troviamo nel cammino, può così diventare un primo passo verso un percorso di consapevolezza e di evoluzione personale armonica e continua nel tempo.

In modo piuttosto paradossale, la vera sicurezza si trova solo nella crescita, nella riforma e nel cambiamento. “Anne Morrow Lindebergh”

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