Tag: Consapevolezza

V Giornata della Lentezza

 Giornata Mondiale della lentezza

Rallentare quando possiamo, correre quando dobbiamo
Per maggiori informazioni sulle attività che si svolgono in diverse città visita il sito dell’associazione l’ Arte di vivere con lentezza. Puoi organizzarne anche nella tua!

I Comandalenti

1) Svegliarsi 5 minuti prima del solito per farsi la barba, truccarsi o far colazione senza fretta e con un pizzico di allegria.
2) Se siamo in coda nel traffico o alla cassa di un supermercato, evitiamo di arrabbiarci e usiamo questo tempo per programmare mentalmente la serata o per scambiare due chiacchiere con il vicino di carrello.
3) Se entrate in un bar per un caffè: ricordatevi di salutare il barista, gustarvi il caffè e risalutare barista e cassiera al momento dell’uscita (questa regola vale per tutti i negozi, in ufficio e anche in ascensore).
4) Scrivere sms senza simboli o abbreviazioni, magari iniziando con caro o cara…
5) Quando è possibile, evitiamo di fare due cose contemporaneamente come telefonare e scrivere al computer… se no si rischia di diventare scortesi, imprecisi e approssimativi.
6) Evitiamo di iscrivere noi o i nostri figli ad una scuola o una palestra dall’altra parte della città.
7) Non riempire l’agenda della nostra giornata di appuntamenti, anche se piacevoli, impariamo a dire qualche no e ad avere dei momenti di vuoto.
8) Non correte per forza a fare la spesa, senz’altro la vostra dispensa vi consentirà di cucinare una buona cenetta dal primo al dolce.
9) Anche se potrebbe costare un po’ di più, ogni tanto concediamoci una visitina al negozio sottocasa, risparmieremo in tempo e saremo meno stressati.
10) Facciamo una camminata, soli o in compagnia, invece di incolonnarci in auto per raggiungere la solita trattoria fuori porta.
11) La sera leggete i giornali e non continuate a fare zapping davanti alla tv.
12) Evitate qualche viaggio nei week-end o durante i lunghi ponti, ma gustatevi la vostra città, qualunque essa sia.
13) Se avete 15 giorni di ferie, dedicatene 10 alle vacanze e utilizzate i rimanenti come decompressione pre o post vacanza.
14) Smettiamo di continuare a ripetere:”non ho tempo”. Il continuare a farlo non ci farà certo sembrare più importanti.

… e i 7 comandalenti in cucina

1) Il cibo è la tua prima medicina: insegna Ippocrate… crediamoci!
2) La poesia del cibo inizia quando facciamo la spesa: scegliamo prodotti di stagione e di qualità. Se vogliamo risparmiare diminuiamo la quantità: che è anche un’ottima scelta per controllare colesterolo e peso.
3) E’ scientificamente provato che l’acqua non bolle prima se continuiamo a osservarla: quindi senza fretta appassioniamoci alla preparazione della nostra cenetta e apparecchiamo con cura la tavola, un fiore?
4) Utilizziamo tutti i nostri sensi per godere dei singoli ingredienti: la vista, il tatto, l’olfatto, il gusto … anche l’udito (i rumori della cucina fanno tanto casa e calore!).
5) Gustiamo ogni forchettata e ogni piccolo sorso di quel vino che, anche se da incompetenti, avremo scelto con amore e cura.
6) Evitiamo il “due in uno”! Se mangiamo non telefoniamo, se telefoniamo non mangiamo.
7) Non precipitiamoci … il cinema, la lavastoviglie, l’ultimo ritocco al computer, ecc. aspettano.

psicofarmaci

La pietà chimica

FOGLIETTO ILLUSTRATIVO

Sono un tranquillante.
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all’udienza,
incollo con cura le tazze rotte –
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d’acqua.

So come trattare l’infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l’ingiustizia,
rischiarare l’assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti –
fidati della pietà chimica.

Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto
che la vita va vissuta con coraggio?

Consegnami il tuo abisso –
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata)
per la caduta in piedi.

Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.

Un altro diavolo non c’è più.

Wislawa Szymborska – La gioia di scrivere – Tutte le poesie – Adelphi.

I dati allarmano e riflettono un atteggiamento mentale di evitamento o di spasmodica ricerca di sensazioni, di “tutto e subito” e nel contempo di paura: non voler sentire /percepire il dolore, sia fisico che emotivo. Alcuni esempi:

  • Dal 2000 al 2008 il consumo di antidepressivi in Italia è aumentato del 310%.
  • I sedicenni (10%) nel nostro paese fanno uso smodato e senza controllo medico di psicofarmaci, per fini non attinenti ad alcuna malattia.

Fermo restando l’uso di psicofarmaci prescritti da un medico a fronte di una patologia conclamata ed altrimenti non trattabile, altro caso è non elaborare una perdita, una sconfitta, negare e negarsi una crisi esistenziale annebbiando le emozioni con l’idea di base del dolore come evento inaccettabile, da cancellare immediatamente perché non previsto, da controllare perchè non invada. I tumulti dell’anima spaventano… Come possiamo immaginare di fuggire il dolore e riuscire a vivere consapevolmente la gioia, quando si presenterà?
In molti casi sarebbe invece sufficiente “attivare un canale d’ascolto” dove dare un senso alla propria storia, uno spazio dove il prendersi cura delle proprie ferite diventi un semplice atto d’amore verso se stessi.

E così, dopo l’Homo erectus, l’Homo sapiens, l’Homo faber, l’Homo psychologicus, si sta passando all’Homo Chimicus. – V.L. Castellazzi

Dove vai? A scuola di empatia

Daniel Goleman ci parla di Intelligenza emotiva sin dagli anni ’90, ovvero di un modo alternativo di essere intelligenti, utile alla vita pratica, dove il quoziente intellettivo in senso stretto e gli studi effettuati contano relativamente, perchè il successo nella vita dipende da altro.

Ad oggi le aziende più innovative non ricercano soltanto il curriculum perfetto, con chiarezza espositiva, corsi universitari ed esperienze professionali presentate con efficienza. Il candidato durante il colloquio è spesso chiamato a  dimostrare doti di flessibilità, adattabilità, creatività, capacità di gestione delle relazioni e abilità sociali per cooperare e lavorare in team.

Ambiti come la vendita o la dirigenza richiedono doti empatiche non meno di professioni orientate all’aiuto e all’insegnamento e la “sordità emotiva” rischia di far pagare caro il suo scotto, non soltanto nella vita privata e amicale.
Quali sono, secondo Goleman, le competenze emotive e sociali che ognuno di noi è pertanto chiamato a far proprie?

  1. Consapevolezza di sé: conoscere in ogni particolare momento i propri sentimenti e le proprie preferenze e usare questa conoscenza per guidare i processi decisionali; avere una valutazione realistica delle proprie abilità e una ben fondata fiducia in se stessi.
  2. Dominio di sé: gestire le proprie emozioni così che esse – invece di interferire con il compito in corso – lo facilitino; essere coscienziosi e capaci di posporre le gratificazioni per perseguire i propri obiettivi; sapersi riprendere bene dalla sofferenza emotiva.
  3. Motivazione: usare le proprie preferenze più intime per spronare e guidare se stessi al raggiungimento dei propri obiettivi, come pure per aiutarsi a prendere l’iniziativa; essere altamente efficienti e perseverare nonostante insuccessi e frustrazioni.
  4. Empatia: percepire i sentimenti degli altri, essere in grado di  adottare la loro prospettiva e coltivare fiducia e sintonia emotiva con un’ampia gamma di persone fra loro diverse.
  5. Abilità sociali: gestire bene le  emozioni nelle relazioni e saper leggere accuratamente le situazioni e le reti sociali; interagire fluidamente con gli altri; usare queste capacità per persuaderli e guidarli, per negoziare e ricomporre dispute, come pure per cooperare e lavorare in team. (Goleman, Lavorare con intelligenza emotiva, 376).

La scuola prima ed i percorsi universitari poi non prevedono una formazione all’essere umano, un’alfabetizzazione emotiva. Se da una parte dismalcorati assistiamo all’incipiente disgregazione dei valori, alla sete di successo all’insegna del tutto e subito, alla crisi economica, morale ed ambientale, dall’altra il movimento di riscoperta dell’empatia (caratteristica distintiva dell’essere umano che può essere appresa ed allenata) si muove galoppando e coinvolgendo ogni ambito della società come sana reazione ed istinto di sopravvivenza della specie.
Ed è in questo contesto culturale che nascono nuove professioni o  si riscoprono antiche pratiche, eccone alcune:

  • il counseling in qualità di percorso di consapevolezza e  relazione di aiuto,
  • la grafologia come conoscenza di sè e degli altri,
  • l’arte intesa come esplorazione e manifestazione di sè.

Attività, percorsi e laboratori che non si rivolgono all’individuo psichicamente patologico, ma a chi desidera ascoltare la propria voce interiore, accedere alle  risorse  sopite e risvegliare quella fiammella capace di esprimere il meglio di ognuno di noi.

balbuziente cantare

Training autogeno e ricerca

Il Training autogeno di J.H. Schultz è una tecnica di rilassamento conosciuta tra la gente comune per essere particolarmente utile in caso di ansia e disturbi psicosomatici, mentre può essere utilizzata in svariati ambiti, anche non patologici:

  • Nello sport per migliorare sia concentrazione che performance
  • In azienda, per prevenire burn-out e stress ottimizzando la produttività
  • Da qualsiasi individuo sano a scopo preventivo e/o  crescita personale.

Training autogeno significa “allenamento” che si genera (greco=genos) “da sé” (greco=autos)

Il training consta nell’ allenarsi, inizialmente tre volte al giorno, nell’esecuzione dei sei esercizi di base (pesantezza, calore, cuore, respiro, plesso solare e fronte fresca) con la guida di un conduttore che abbia adeguata formazione: esistono molti manuali “fai da te” in commercio, ma essere accompagnati nell’apprendimento della tecnica evita di incorrere in inevitabili errori, che renderebbero vano lo sforzo.

Successivamente, una volta appreso il metodo, nell’arco di circa 10/12 incontri, è possibile continuare da soli e diventare completamente autonomi assaporando i benefici effetti della distensione nella vita quotidiana. Ma quali sono?

  1. Un più profondo e rapido recupero di energie
  2. L’autoinduzione della calma
  3. Il miglioramento nelle prestazioni
  4. L’autodeterminazione attraverso formule di proponimenti in base alle necessità del singolo
  5. Introspezione e autocontrollo, grazie alla visualizzazione interiore durante lo stato di concentrazione passiva.

Una ricerca recentemente pubblicata nel Journal of Clinical and Experimental Hypnosis indaga per la prima volta gli effetti del training autogeno nel cervello tramite la risonanza magnetica funzionale (fMRI): 19 soggetti allenati ed un gruppo di controllo sono stati valutati durante una sessione di training ed è emersocome nei primi sia maggiore l’attivazione della zona dell’insula e della corteccia prefrontale, il che ci suggerisce e comprova come i soggetti esperti siano differenti nel processamento delle emozioni e nel grado di auto-consapevolezza.

Da leggere:

– Il Training autogeno, J.H. Shultz, Esercizi inferiori, Feltrinelli. – J. L. G. De Rivera y Revuelta, Psicoterapia autogena – 1 parte Training Autogeno di Base, Edizioni Libreria Cortina, Torino

Fonti

1.

Schlamann M1, Naglatzki R, de Greiff A, Forsting M, Gizewski ER. Autogenic training alters cerebral activation patterns in fMRI. Int J Clin Exp Hypn. 2010 Oct;58(4):444-56. PMID: 20799123. [PubMed] [Read by QxMD]

Empatia e consapevolezza

Se non conosciamo noi stessi, non possiamo conoscere i sentimenti di un’altra persona. Se impariamo a osservare i nostri sentimenti dall’interno e dall’esterno, impareremo a riconoscerli e a vedere anche quelli degli altri e sapremo fare attenzione a dire o fare cose che potrebbero far soffrire ulteriormente l’altra persona. Per quanto riguarda queste conoscenze l’essere andati a scuola o all’università anche per dieci anni può non aver insegnato niente.
Avere la consapevolezza di se stessi, dei propri sentimenti, porta alla capacità di mettersi al posto dell’altra persona: questa capacità viene chiamata dagli psicologi “empatia”. I cinesi traducono questo termine con “entrare dentro l’altro”. Siamo in grado di vedere la presenza dell’altro e possiamo entrare dentro di lui per sentire che sentimenti prova. Questo è ciò che si intende con “guardare in profondità”, possiamo metterci nella carne, nello scheletro e nella mente dell’altro, possiamo sentire come sente.
Se sono presenti la sofferenza e la tristezza, entrando in quella persona possiamo sentire il suo dolore, i suoi sentimenti, e così riusciamo a comprenderla e non faremo o diremo niente che possa ferirla ulteriormente.
Ma se non siamo in grado di fare questo per noi stessi, se non vediamo le formazioni mentali nostre, come possiamo vedere quelle di un altro?
E’ la consapevolezza di se stessi che porta all’empatia, quindi la prima cosa da fare è essere consapevoli di noi stessi e la seconda è praticare la consapevolezza empatica degli altri, solo così potremo produrre la vera gentilezza amorevole e la vera compassione.
Questo è uno degli scopi dell’educazione. Dovremmo praticare correttamente e stabilmente  per portare queste cose all’esterno e offrirle alla società. Applicando queste intuizioni al campo dell’educazione, il mondo può avere meno sofferenza.

Brano tratto da: Discorsi ai bambini e al bambino interiore, Thich Nhat Hanh, Ubaldini Editore

 


Immagine di Chiarart

La malattia di cui oggi soffre gran parte dell’umanità è inafferrabile, non definibile. Tutti si sentono più o meno tristi, sfruttati, depressi, ma non hanno un obbiettivo contro cui riversare la propria rabbia o a cui rivolgere la propria speranza. Un tempo il potere da cui uno si sentiva oppresso aveva sedi, simboli, e la rivolta si dirigeva contro quelli.

Ma oggi? Dov’è il centro del potere che immiserisce le nostre vite?

Bisogna forse accettare una volta per tutte che quel centro è dentro di noi e che solo una grande rivoluzione interiore può cambiare le cose, visto che tutte le rivoluzioni fatte fuori non han cambiato granché. “T. Terzani. Un altro giro di giostra”

Grafologia e consapevolezza

grafologiaEtimologicamente la parola grafologia deriva dal greco e significa studio della scrittura. Si tratta di una tecnica articolata e complessa che affonda le sue antiche radici nelle conoscenze psicologiche, filosofiche e fisiologiche dell’essere umano. La scrittura, attraverso il tratto, il movimento del gesto grafico, il suo espandersi nello spazio del foglio e le forme che assume, disegna le nostre peculiarità, rappresentando un vero e proprio “disegno” di noi stessi. In qualità di mezzo di comunicazione prettamente umano la grafia esprime le verità di ciascuno, spesso nascoste e non riconosciute. L’analisi grafologica effettuata da un esperto può pertanto descrivere le nostre caratteristiche, mettendo in evidenza i punti di forza e di debolezza, i talenti in nuce, e gli spigoli vivi da smussare. Passeggiare nei sentieri della mente, prendendo atto di dove ci troviamo nel cammino, può così diventare un primo passo verso un percorso di consapevolezza e di evoluzione personale armonica e continua nel tempo.

In modo piuttosto paradossale, la vera sicurezza si trova solo nella crescita, nella riforma e nel cambiamento. “Anne Morrow Lindebergh”

introversione

Introversione all’opera

Le ricerche ci dicono che circa il 70% delle persone che conosciamo sono estroverse, al punto che la nostra società è costruita …

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La lettera di gratitudine

Con la lettera della gratitudine continuiamo il nostro viaggio alla ricerca della felicità (qui potete trovare il diario …

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Potrebbe sembrare che nell'era della tecnica l'amore per la scrittura a mano riveli un gusto retrò da "dinosauri digitali", …