Tag: Poesie

Le cento città

Ognuno ha le sue prigioni
Ognuno ci convive
Ma quando le pareti cominciano a restringersi, le facce diventano anonime
Quando lo specchio comincia a darti del tu
Quando i marciapiedi ti provocano vertigini e la strada sembra il tuo tappeto rosso
Metti insieme il tuo bagaglio
Riempilo di ricordi, speranze, parole, storie vissute e storie da vivere
Riempilo di emozioni, musiche, liti, illusioni d’epoca, domande e risposte
Trovati un amico e comincia la condivisione,
vai a caso, lascia le tue lacrime sul cuscino, incontrati con la vita, scontrati con il dolore, ruba l’amore
Non avere una meta ma cento, prova a ritornare perché il ritorno da senso al viaggio
Pensa a Polifemo e alla sua solitudine e rispetta la solitudine altrui
Gira intorno al mondo
Non girare con lui
Affrancati da te stesso e dall’attesa
Per amare la vita bisogna tradire le aspettative
Guardati intorno e guardati da chi si professa libero
Il sapore della libertà è la paura
Solo chi ha paura della libertà ha il coraggio di inseguirla.

Vincenzo Cinaski Costantino

La svolta dell’amore?

La verità, vi prego, sull’amore (W. H. Auden)
svolta amore
Dicono alcuni che amore è un bambino,
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un’assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
E’ pungente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
E’ tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta,
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego, sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c’era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l’aria balsamica di Brighton.
Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
E’ un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore.

psicofarmaci

La pietà chimica

FOGLIETTO ILLUSTRATIVO

Sono un tranquillante.
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all’udienza,
incollo con cura le tazze rotte –
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d’acqua.

So come trattare l’infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l’ingiustizia,
rischiarare l’assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti –
fidati della pietà chimica.

Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto
che la vita va vissuta con coraggio?

Consegnami il tuo abisso –
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata)
per la caduta in piedi.

Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.

Un altro diavolo non c’è più.

Wislawa Szymborska – La gioia di scrivere – Tutte le poesie – Adelphi.

I dati allarmano e riflettono un atteggiamento mentale di evitamento o di spasmodica ricerca di sensazioni, di “tutto e subito” e nel contempo di paura: non voler sentire /percepire il dolore, sia fisico che emotivo. Alcuni esempi:

  • Dal 2000 al 2008 il consumo di antidepressivi in Italia è aumentato del 310%.
  • I sedicenni (10%) nel nostro paese fanno uso smodato e senza controllo medico di psicofarmaci, per fini non attinenti ad alcuna malattia.

Fermo restando l’uso di psicofarmaci prescritti da un medico a fronte di una patologia conclamata ed altrimenti non trattabile, altro caso è non elaborare una perdita, una sconfitta, negare e negarsi una crisi esistenziale annebbiando le emozioni con l’idea di base del dolore come evento inaccettabile, da cancellare immediatamente perché non previsto, da controllare perchè non invada. I tumulti dell’anima spaventano… Come possiamo immaginare di fuggire il dolore e riuscire a vivere consapevolmente la gioia, quando si presenterà?
In molti casi sarebbe invece sufficiente “attivare un canale d’ascolto” dove dare un senso alla propria storia, uno spazio dove il prendersi cura delle proprie ferite diventi un semplice atto d’amore verso se stessi.

E così, dopo l’Homo erectus, l’Homo sapiens, l’Homo faber, l’Homo psychologicus, si sta passando all’Homo Chimicus. – V.L. Castellazzi

Il coraggio di essere se stessi

Tang era un giovane operaio che viveva in un regno d’oriente. Lavorava il rame e fabbricava magnifici utensili che vendeva al mercato. Era felice di vivere e aveva un eccellente livello d’autostima. L’unica cosa che ancora gli mancava era la donna della sua vita. Un giorno, un messaggero venne ad annunciare che il re voleva maritare la propria figlia al giovane suddito che avesse dimostrato di possedere la maggiore autostima. Nel giorno convenuto, Tang si recò al castello e lì trovò parecchie centinaia di giovani pretendenti. Il re li guardò tutti e chiese al suo ciambellano di consegnare ad ognuno di loro cinque semi di fiori, poi li pregò di tornare a primavera portando con sè un vaso con i fiori sbocciati dai semi che avevano ricevuto. Tang piantò i semi e li curò assiduamente, ma non accadde nulla.

Niente germogli, niente fiori.
Alla data fissata Tang prese il suo vaso senza fiori e partì per il castello. Centinaia di altri pretendenti portavano vasi pieni di fiori meravogliosi e si prendevano gioco di Tang e del suo vaso di terra senza fiori. A quel punto il re chiese che ciascun pretendente sfilasse davanti a lui presentando il proprio vaso. Un pò intimidito, Tang giunse al cospetto del re: “Non è germogliato alcun seme, Vostra Maestà”, disse. Il re gli rispose: “Tang, resta qui vicino a me.”
Quando i pretendenti ebbero sfilato il re li mandò via tutti, a eccezione di Tang, e annunciò a tutto il regno che Tang e sua figlia si sarebbero sposati l’estate seguente. Fu una festa straordinaria. Tang e la principessa erano sempre più innamorati l’uno dell’altra. Erano molto felici.
Un giorno, Tang chiese a suo suocero: “Maestà, come mai avete scelto me come genero anche se i miei semi non erano fioriti?” E il re rispose: “Perchè quei semi non potevano fiorire, li avevo fatti bollire una notte intera! Tu sei stato l’unico a dimostrare abbastanza stima di te stesso e degli altri da essere onesto! Era un uomo così che volevo per genero.”

Brano tratto da: Quaderno d’esercizi per per l’autostima, di Rosette Poletti & Barbara Dobbs, Antonio Vallardi Editore.

Storiella indiana

Il mio amico aprì il cassetto del comodino di sua moglie e ne estrasse un pacchetto avvolto in carta di riso.
Questo, disse, non è un semplice pacchetto, è biancheria intima.
Gettò la carta che lo avvolgeva e osservò la seta squisita e il merletto.
“Lo comprò la prima volta che andammo a NewYork, 8 o 9 anni fa”.
“Non lo usò mai. Lo conservava per un’occasione speciale.”
“Bene. Credo che questa sia l’occasione giusta.”
Si avvicinò al letto e collocò il capo di biancheria vicino alle altre cose che avrebbe portato alle pompe funebri.
Sua moglie era appena morta. Girandosi verso di me disse: “Non conservare niente per un’occasione speciale, ogni giorno che vivi è un’occasione speciale. ” Sto ancora pensando a queste parole ed a come hanno cambiato la mia vita. Adesso leggo di più e pulisco di meno. Mi siedo in terrazzo e ammiro il paesaggio, senza fare caso alle erbacce del giardino.
Passo più tempo con la mia famiglia e gli amici e meno tempo lavorando.
Ho capito che la vita deve essere un insieme di esperienze da godere, non per sopravvivere.
Ormai non conservo nulla.
Uso i miei bicchieri di cristallo tutti i giorni.
Metto l’abito nuovo per andare al supermercato, se decido così e ne ho voglia.
Ormai non conservo il mio miglior profumo per feste speciali, lo uso ogni volta che voglio farlo.
Le frasi ‘un giorno…’ e ‘uno di questi giorni ‘ stanno scomparendo dal mio vocabolario.
Se vale la pena vederlo, ascoltarlo o farlo adesso.
Non sono sicuro di cosa avrebbe fatto la moglie del mio amico, se avesse saputo che non sarebbe stata qui per il domani che tutti prendiamo tanto alla leggera.
Credo che avrebbe chiamato I suoi familiari e gli amici intimi.
Magari avrebbe chiamato alcuni vecchi amici per scusarsi e fare la pace per una lite passata.
Mi piace pensare che sarebbe andata a mangiare cibo cinese, il suo preferito.
Sono queste piccole cose non fatte che mi infastidirebbero, se sapessi che le mie ore sono contate.
Infastidito perché smisi di vedere buoni amici con i quali mi sarei messo in contatto ‘un giorno ‘.
Infastidito perché non scrissi certe lettere che avevo intenzione di scrivere ‘uno di questi giorni ‘.
Infastidito e triste perché non dissi ai miei fratelli e ai miei figli, con sufficiente frequenza, quanto li amo.
Adesso cerco di non ritardare, trattenere o conservare niente che aggiungerebbe risate ed allegria alle nostre vite.

Ogni giorno dico a me stesso che questo è un giorno speciale.
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto… è speciale.

– Anonimo (tratto dal web)

I miei veri nomi

CHIAMAMI, TI PREGO, CON I MIEI VERI NOMI

Non dire che partiro’ domani
perche’ anche oggi continuo ad arrivare.

Guarda in profondita’; arrivo ogni secondo
e sono una gemma su un ramo in primavera,
sono un uccellino, dalle ali ancora fragili,
e imparo a cantare nel mio nuovo nido,
sono un bruco nel cuore di un fiore,
sono un gioiello che si nasconde in un sasso.

Sto ancora arrivando, per ridere e per piangere,
per avere paura e per sperare,
il ritmo del mio cuore e’ la nascita e la morte
di tutti coloro che sono vivi.

Sono un’effimera in metamorfosi sulla
superficie del fiume
e sono l’uccello che, quando arriva la primavera,
arriva in tempo per mangiarsi l’effimera.

Sono una rana che nuota felice nell’acqua chiara di uno stagno,
e sono una biscia che si avvicina
in silenzio e si nutre della rana.

Sono un bambino ugandese, tutto pelle e ossa,
le mie gambe sono sottili come canne di bambu’,
e sono il mercante che vende armi mortali all’Uganda.

Sono una bambina di dodici anni, profuga su una piccola imbarcazione,
che si getta nell’oceano dopo essere stata violentata da un pirata del mare,
e sono il pirata, dal cuore ancora incapace di vedere e di amare.

Sono un membro del Politburo, e ho molto potere nelle mie mani,
e sono l’uomo che paga il suo “debito
di sangue” alla sua gente,
e muoio lentamente in un campo di lavori forzati.

La mia gioia e’ come una sorgente calda che fa
sbocciare fiori in tutti i sentieri della vita.
Il mio dolore e’ come un fiume di lacrime,
tanto in piena
che riempie i quattro oceani.

Ti prego, chiamami con i miei veri nomi,
perche’ possa svegliarmi
e la porta del mio cuore possa restare
aperta, la porta della compassione.

Thich Nhat Hahn 1978

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