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Balbuzie e teleaiuto

balbuzie videoIn Italia vi sono diversi corsi balbuzie che sortiscono effetti positivi sulla fluenza e la qualità di vita, purtroppo spesso di difficile accessibilità perchè forniti lontano dalla propria abitazione.
E’ di questi giorni la divulgazione di un trial di ricerca (Carey, O’Brian, Onslow, Block, Jones, Packman, 2009) che ha avuto luogo in Australia, pubblicato da una nota rivista per gli addetti del settore: l’ International Journal of Language & Communication Disorders.
La sperimentazione è stata compiuta su 40 adulti che balbettano: 20 di loro hanno ricevuto il programma di trattamento (Camperdown Program) in modalità faccia a faccia come di consueto, mentre ad altri 20 il programma è stato erogato in modalità teleaiuto (via telefono). Rispettivamente a 6 e 12 mesi dal trattamento gli esiti ottenuti dai 2 gruppi sono paragonabili. Ma non solo. Il tempo impiegato per conseguire il risultato è stato minore per la soluzione somministrata in teleaiuto. Questa notizia apre ad altre ed inedite possibilità mai pensate prima: il progresso tecnologico e la sua costante evoluzione possono offrire rinnovate speranze a chi desidera affrontare il problema balbuzie.

L’utilizzo di internet e dei suoi canali, fornendo un trattamento balbuzie in video-conferenza, permetterebbe di abbassare i costi ed abbattere i muri della distanza. L’accesso ai trattamenti sarebbe così possibile ad un più ampio numero di persone, in particolare agli adulti che l’hanno escluso per problematiche di denaro e tempo.

Balbuzie e ADHD

E’ stimato che il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività colpisca approssimativamente dal 3 al 5% dei bambini in età prescolare (DSM IV-TR, 2001) e la prevalenza di diagnosi associata di balbuzie non è conosciuta, ma studi preliminari pubblicano una variabilità dal 4% (Arndt & Healey,2001) al 26% (Riley & Riley, 2000). Counture suggerisce che all’incirca il 10-20% dei bambini che balbettano esibiscano anche il Disturbo di Attenzione /Iperattività. Senza entrare nel merito delle caratteristiche diagnostiche, per le quali rinviamo alle sedi più opportune, citiamo soltanto che la metodologia del trattamento prevede diverse strategie e le presentiamo in sintesi:

 

  • approccio farmacologico con psicostimolanti, antipertensivi e antidepressivi
  • risvolti educazionali
  • promozione del comportamento appropriato
  • servizi di supporto per genitori e bambini

 

Negli USA all’incirca 9 bambini su 10 ricevono medicinali almeno per un certo periodo del disturbo (Reid, Maag, Vasa & Wright, 1994) e sebbene diverse associazioni operino sia a livello internazionale che nazionale per arginare l’uso di psicofarmaci in età infantile, purtroppo anche il nostro paese può rischiare di diventare terreno fertile all’abuso di farmaci.
I casi di balbuzie ed ADHD in trattamento farmacologico presentati negli studi (Healey and Reid, 2003) sono pochi ed attualmente soltanto 3 individui riportano un peggioramento della fluenza a fronte dell’assunzione del farmaco. E’ pertanto utile sensibilizzare i genitori al monitoraggio della balbuzie qualora il loro figliolo sia sottoposto al trattamento per il disturbo di Attenzione/Iperattività. Può rendersi necessario, per il benessere e la qualità di vita del bambino, sospendere il farmaco o diminuirne il dosaggio, sempre previo confronto e indicazione del medico o della struttura che l’ha in cura.

La balbuzie in eta’ pre-scolare

 

La balbuzie può diminuire il benessere dei bambini in età scolare, causando difficoltà di relazione con i compagni di scuola e gli amici.
Agli operatori del settore è noto come chi balbetta possa essere percepito negativamente e come i piccoli balbuzienti siano spesso vittime di atti di bullismo e di prese in giro.
Per quanto riguarda invece i bambini in età pre-scolare gli approfondimenti sono soltanto agli inizi e poco è conosciuto sulle conseguenze sociali della balbuzie in questa delicata fase della vita.
Uno studio di recente pubblicazione, che necessita di successive validazioni visto l’esiguo numero di partecipanti, evidenzia che in età pre-scolare, nella maggioranza dei casi, le risposte dei coetanei di fronte a verbalizzazioni disfluenti sono generalmente positive o al massimo neutre.
Una limitata percentuale indica però che la balbuzie ha insito in sè il potenziale di elicitare risposte negative e peggiorare le relazioni dei bambini che ne sono affetti.
Può accadere, sebbene raramente, che i piccoli balbuzienti vengano esclusi dai giochi comuni e che di conseguenza non possano progredire come gli altri nell’acquisizione delle competenze sociali.
A loro va pertanto data, dal personale scolastico, un’attenzione personalizzata nell’accompagnarli nel difficile percorso della crescita.

I risultati di un’ulteriore ricerca compiuta in Australia (Langevin et al., 2008) sottolineano i benefici positivi nell’implementazione di un’ adeguata educazione scolastica al disturbo di balbuzie. Il suggerimento indirizza ad un’ opera di sensibilizzazione che includa discussioni su somiglianze e differenze tra bambini balbuzienti e coloro che non lo sono, per aumentare e stimolare l’accettazione; un dialogo aperto sulla balbuzie può alleviare la frustrazione provata dagli ascoltatori e dare l’opportunità di apprendere strategie per rispondere positivamente.
I risultati suggeriscono inoltre come il progetto educativo, per ottenere il successo sperato, debba coinvolgere una persona che balbetta.
Una politica di sensibilizzazione e conoscenza del problema risulta di fondamentale importanza per proteggere, motivare e stimolare, fin dalla più tenera età, la capacità di relazionarsi in maniera aperta e senza timore di essere giudicati o derisi.

La balbuzie allo specchio

balbuzie e fluenzaRicerche relativamente recenti documentano come il parlato corale visivo, che rappresenta una forma di feedback sincrono, induca la fluenza in modo significativo in coloro che balbettano.
Ulteriori approfondimenti* hanno evidenziato come l’effetto fluenza possa essere ottenuto recitando frasi apprese a memoria davanti ad uno specchio (feedback sincrono) oppure utilizzando tecnologie video via computer, inviando il segnale in ritardo (feedback asincrono).
Per ottenere la diminuzione della frequenza dei blocchi è necessario focalizzare l’attenzione visiva sul movimento di labbra, bocca e gola. I modelli teorici ipotizzati dai ricercatori come cause alla base del miglioramento del parlato sono diversi e di complessa origine, e devono essere ulteriormente chiarificati per meglio comprendere la natura della balbuzie. Resta avvalorato il risultato e come possa essere eventualmente utilizzato durante il trattamento.

 

* Snyder,G.J., et al. The efffect of self-generated synchronous and asynchronous visual sppech feedback on overt stuttering frequency. J commun Disord (2009).

La balbuzie in eta’ anziana

balbuzie in età avanzataPoco si conosce sull’esperienza di balbettare per chi ha più di 55 anni, anche se recenti ricerche hanno individuato che i comportamenti e le reazioni affettive e cognitive al balbettamento, tipiche dell’età giovanile, persistono anche in età più avanzata. Il pensiero comune avvalla la credenza che la balbuzie scompaia, o diminuisca drasticamente, superata l’età adolescenziale. Per una consistente percentuale di balbuzienti così non è, il disturbo permane e ciò che maggiormente contraddistingue chi è riuscito ad elaborarlo positivamente è una certa dose di accettazione.

Uno studio qualitativo* effettuato su un campione di 11 balbuzienti (età media 70 anni) , di cui 8 uomini e 2 femmine, ha investigato tre macro aree:

– Come il problema della balbuzie influenza attualmente la comunicazione
– Cosa è d’aiuto nella comunicazione
– Qual’è la tipologia di trattamento ideale
Dopo un’attenta analisi i risultati dimostrano ulteriormente che la balbuzie over 55 ha un impatto sulla qualità di vita similare a quello delle persone più giovani.
In particolare è emerso come il mondo del lavoro venga percepito come limitante e frustrante, proprio perchè l’ambiente professionale comporta situazioni comunicative non prevedibili con persone non familari. Infatti, per coloro già in pensione, il cambiamento ha provocato un certo sollievo.
L’accettazione e l’elaborazione del problema è una tematica emersa da diversi intervistati, infatti l’aver appreso ad essere più pazienti verso se stessi, a ricercare meno la fluenza perfetta, ha prodotto nel tempo una diminuzione del timore delle conseguenze di un parlato disfluente, quantunque altri non siano riusciti a limitare le ripercussioni psicologiche del disturbo, combattendo per tutta la vita contro il timore del giudizio.
E’ inoltre emerso come le tecniche apprese durante eventuali trattamenti svolti in passato, unite a personali meccanismi di facilitazione, abbiano determinato maggior autostima rimuovendo innanzitutto le paure delle reazioni altrui e migliorando di conseguenza la comunicazione.
La metodologia di trattamento preferenziale in questa fase della vita è individuale, limitata nel tempo, e svolta da professionisti con una formazione specifica, che siano in grado di cogliere ed accogliere le emozioni ed i bisogni di chi balbetta con un ascolto empatico ed attivo.

 

*Bricker-Katz, Geraldine (Marzo 2009) ‘Older people who stutter: barriers to communication and perceptions of treatment needs’, International Journal of Language & Communication Disorders.

Balbuzie e bilinguismo: una questione ancora aperta

Nella società contemporanea il bilinguismo costituisce un innegabile vantaggio e le recenti pubblicazioni in merito hanno creato apprensione tra i genitori: uno studio di Howell et al. affermava infatti come apprendere due lingue durante l’età prescolare aumentasse il rischio di sviluppare il disturbo di balbuzie diminuendo, in contemporanea, la possibilità di una sua risoluzione spontanea.
Un articolo successivo (A. Packman, M. Onslow, S. Reilly, J. Attanasio,R. Shenker, Arch Dis Child March 2009 Vol 94 No 3 ) rifiuta le conclusioni raggiunte dal suddetto progetto di ricerca, in quanto l’ indagine statistica sembra sia stata effettuata su una popolazione di bambini bilingue di una coorte clinica, invalidandone pertanto i risultati.
Gli autori della rettifica suggeriscono invece che il metodo corretto per indagare una possibile correlazione tra balbuzie e bilinguismo sia effettuando uno studio epidemiologico.

In attesa di ulteriori conferme o smentite, ci sentiamo in dovere di invitare alla cautela, contenendo l’allarmismo a fronte di notizie che devono ancora superare il vaglio della comunità scientifica internazionale.

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