Tag: Sensibilizzazione

Giornata della Memoria

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.

Elie Wiesel, La notte, La Giuntina, Firenze 1980

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947

Tutti noi, sopravvissuti per cento, mille casi fortuiti, o miracoli divini – non importa come li si chiami – lo sappiamo bene e possiamo dirlo tranquillamente: i migliori non sono ritornati. – Viktor E. Frankl

La filosofia ubuntu

Ubuntu è un’etica o un’ideologia dell’Africa sub-Sahariana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone.

È un’espressione in lingua bantu che indica “benevolenza verso il prossimo”. È una regola di vita, basata sulla compassione, il rispetto dell’altro. Appellandosi all’ubuntu si è soliti dire Umuntu ngumuntu ngabantu, “io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”. L’ubuntu esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma anche dei propri doveri, poiché è una spinta ideale verso l’umanità intera, un desiderio di pace. Viene sfruttato in Sudafrica in una campagna nazionale per la promozione della società. (da wikipedia)

A livello sociale, nell’ ottica della filosofia ubuntu, il rito del saluto assume un significato fondamentale: la formula più diffusa, che equivale al nostro ciao, è l’ espressione SAWU BONA, che significa TI VEDO, a cui un membro della stessa tribù risponderebbe dicendo SIKHONA, SONO QUI.

L ‘ordine dello scambio dei saluti è importante: finchè l’altro non mi vede io non esisto.

Possedere un’identità nel momento in cui l’altro ci vede , ci rispetta e ci riconosce come persona significa mettersi in gioco e si riferisce anche all’individualità dell’ essere umano; esporsi l’uno all’altro ( ti vedo / sono qui ) ed essere disponibili ad incontrare le reciproche differenze rendendo l’incontro un vero incontro.

Come dire : essere riconosciuto per i propri valori, uno dei bisogni fondamentali dell’uomo.

Balbuzie: consigli ai genitori

Voi dite che è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. E aggiungete: perchè bisogna abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli piccoli. Ed è là che vi sbagliate,
perchè la cosa che stanca di più non è questa, ma il fatto che con i bambini si è obbligati a sollevarsi, a mettersi sulla punta dei piedi per raggiungere l’altezza dei loro sentimenti, per non ferirli.

– Janos Korczak

Sappiamo che le persone che balbettano, e i loro genitori, NON soffrono di disturbi psichiatrici o psicologici più della popolazione in generale e che non li esibiscono in modi che possano essere sospettati di essere la causa del disturbo stesso (Bloodatain, 1995; Yairi, 1997).

L’impatto di questa informazione è solitamente di gran sollievo, perché racchiude in sé il significato che un genitore non ha la colpa di essere stato troppo severo, troppo permissivo, troppo autoritario tale da aver ingenerato nel proprio figlio il disturbo.

Le ricerche non dimostrano con nessuna evidenza che se il genitore avesse agito differentemente avrebbe evitato la comparsa dalla disfluenza.

Ad ogni buon conto, una volta che il disturbo è emerso è bene attuare una serie di comportamenti che si suppone siano utili per non stigmatizzare ( non certo però per acquisire la fluenza) il problema e per fare in modo che al bambino sia evitato il più possibile un carico emotivo di tensione e frustrazione .

Sia che la balbuzie si confermi nel tempo, sia che diminuisca fino a scomparire.

  • Parlate a vostro figlio senza fretta, con frequenti pause. Aspettate qualche secondo quando ha finito di parlare prima di rispondere. Il vostro eloquio rilassato e lento sarà molto più efficace di qualsiasi consiglio o criticismo tipo: parla più lentamente, prendi fiato, ripetilo con calma etc.
  • Riducete il numero delle domande che ponete a vostro figlio. I bambini parlano più liberamente se stanno esprimendo le loro idee personali piuttosto che rispondere alle domande degli adulti. Invece di porre domande, argomentate semplicemente ciò di cui vostro figlio sta parlando, facendogli comprendere che lo state ascoltando. Ripetete le frasi con cui si trova maggiormente in difficoltà per dimostrare che avete capito.
  • Rispettate i turni nel dialogo e spingete gli altri familiari a fare altrettanto. Non interrompetelo con domande, commenti o mettendogli fretta mentre sta cercando di esprimersi.
  • Usate il linguaggio del corpo e le espressioni del volto per comunicare a vostro figlio che, quando balbetta, state prestando ascolto a cosa dice e non a come lo dice. Non perdete mai il contatto visivo con vostro figlio, non abbassate lo sguardo nemmeno quando la balbuzie si esprime con un blocco totale. Le vostre emozioni, sono le sue emozioni.
  • Organizzate quotidianamente del tempo da dedicare a vostro figlio in maniera esclusiva. In quest’occasione lasciatelo svolgere le attività che preferisce e lasciatelo decidere se parlare o meno. Quando parlerà, in questo lasso di tempo speciale, usate un parlato lento, calmo e rilassato, pieno di pause. Può diventare una costruzione di confidenza per i più piccoli che dimostrerà loro che i genitori amano la loro compagnia, mentre per i più grandi può diventare uno spazio dove il bambino si sentirà a proprio agio e si aprirà a raccontare i suoi sentimenti e le sue esperienze. In quest’occasione fategli comprendere che ha molto tempo davanti a sé per spiegarsi.
  • Se vostro figlio vi parla della sua disfluenza, rassicuratelo. Ditegli che anche a voi a volte capita di bloccarvi, ma soprattutto fategli capire che lo accettate per come egli è. La forza più potente sarà comunque il vostro supporto sia che balbetti sia che sia fluente.
  • Non costringetelo ad esibirsi davanti a parenti od amici nel recitare, cantare o nel dire frasi di circostanza soprattutto nei giorni di maggiore disfluenza.
  • Non terminate le parole o le frasi per lui quando incorre nel blocco. Crediamo di aiutare ma in realtà creiamo frustrazione e rinforziamo l’evitamento di situazioni temute.
  • Sollecitate fratelli ed amici del bambino a non imitare il suo parlato non fluente e fate in modo che non sia deriso o sottovalutato, in particolar modo nell’ambito familiare.
  • Non fate commenti sul suo modo di parlare, il rischio è di farlo sentire inadeguato e stimolare l’emergere dell’ ansia dell’aspettativa.

Questi semplici accorgimenti, che riescono a diminuire la pressione comunicativa, a volte possono portare a una diminuzione degli episodi di disfluenza.

Ciò che è certo è che vostro figlio si sentirà accolto e compreso.

E avrà fiducia in voi perché rappresenterete quel porto sicuro a cui tornare nei momenti di sconforto. Oltre alla sua crescita personale tutto ciò risulterà di fondamentale importanza qualora la balbuzie non scompaia e diventi auspicabile accedere ad un corso. Ricordate che durante i trattamenti per la balbuzie i genitori rivestono un ruolo che può fare la differenza ai fini del risultato.

(Gran parte dei Consigli sopra riportati sono tradotti da una brochure per genitori della Stuttering Foundation of America, organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di sensibilizzazione ed informazione)

 

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