Mese: Giugno 2009

Balbuzie e qualita’ di vita

Le condizioni fisiche disabilitanti hanno un impatto sfavorevole sulla qualità di vita e da sempre la ricerca scientifica ha indagato gli aspetti emozionali considerati elementi basilari per poter meglio superare ed affrontare uno stato di malattia. Negli ultimi anni abbiamo assistito al fiorire di studi sugli esiti sociali, lavorativi e mentali anche in disordini di comunicazione come la balbuzie, dando maggiore enfasi a ciò che coloro che balbettano già sanno, sperimentandolo quotidianamente in prima persona. E’ emerso come l’ansia sia una conseguenza di precedenti esperienze frustranti e come, in età adulta, risulti un fattore potenzialmente discriminante per le ricadute nella disfluenza dopo eventuali trattamenti.
Un’ ulteriore ricerca, compiuta in Australia presso l’Università di Sydney (The impact of stuttering on the quality of life in adults who stutter, A. Craig , E. Blumgart, Y. Tran), ha recentemente indagato le conseguenze della balbuzie sulla qualità di vita di un numeroso campione di adulti balbuzienti utilizzando interviste e questionari, nonché materiale registrato. I partecipanti totali al progetto sono stati 400, suddivisi in due gruppi, una metà composto da persone che balbettano e l’altra metà, di controllo, composto da normofluenti.
Come ipotizzato, i risultati ci dimostrano che i soggetti balbuzienti possiedono un livello di qualità di vita più basso rispetto ai normofluenti in almeno quattro aree distinte: vitalità, funzionamento sociale, salute emozionale e mentale.
In realtà queste considerazioni non ci devono sorprendere perché già sappiamo quanto la balbuzie possa essere imbarazzante e frustrante; è ormai noto come l’ansia anticipatoria sortisca effetti eclatanti sul comportamento, spingendo le persone che balbettano ad evitare il più possibile le situazioni sociali che prevedono interazioni verbali e conversazioni.
Piuttosto è più saggio sottolineare le implicazioni sottese a queste considerazioni, affinchè siano utili e non si fermino a una mera descrizione del fenomeno.

Ed è esattamente ciò che bene esprimono gli Autori nella conclusione dello studio in via di pubblicazione:

 

  • E’ fondamentale che la ricerca continui a focalizzarsi nello sviluppo di trattamenti rivolti ai bambini e nel migliorarne l’ efficacia, per evitare che la balbuzie si strutturi cronicamente con tutte le ripercussioni precedentemente descritte che comporta.

 

  • Valutando l’efficacia ed i risultati dei trattamenti è importante indagare la qualità di vita prima e dopo i corsi.

 

  • I protocolli di trattamento rivolti agli adulti dovrebbero essere disegnati indirizzandosi specificatamente al superamento delle problematiche più diffuse come la fatica, il funzionamento sociale, l’instabile emotività e la salute mentale generale.

 

  • Il fatto che la balbuzie influisca sulla qualità di vita delle persone che balbettano similmente a coloro che hanno subito traumi neurologici, che sono state vittime di infarto o che soffrono di diabete deve essere tenuto ben presente da coloro che si occupano di trattamento della balbuzie, perseguendo strategie che aiutino a superare questo impatto sfavorevole e doloroso.

 

  • Per ultimo ma non per ordine di importanza, è necessario promuovere una pressione sulle autorità preposte alla salute, per ottenere che vengano indirizzate più risorse alla ricerca così da migliorare i risultati dei trattamenti ed evitare conseguenze potenzialmente negative sulla vita di tante persone.

Grafologia e consapevolezza

grafologiaEtimologicamente la parola grafologia deriva dal greco e significa studio della scrittura.

Si tratta di una tecnica articolata e complessa che affonda le sue antiche radici nelle conoscenze psicologiche, filosofiche e fisiologiche dell’essere umano.

La scrittura, attraverso il tratto, il movimento del gesto grafico, il suo espandersi nello spazio del foglio e le forme che assume, disegna le nostre peculiarità, rappresentando un vero e proprio “disegno” di noi stessi.

In qualità di mezzo di comunicazione prettamente umano la grafia esprime le verità di ciascuno, spesso nascoste e non riconosciute.

L’analisi grafologica effettuata da un esperto può pertanto descrivere le nostre caratteristiche, mettendo in evidenza i punti di forza e di debolezza, i talenti in nuce, e gli spigoli vivi da smussare.

Passeggiare nei sentieri della mente, prendendo atto di dove ci troviamo nel cammino, può così diventare un primo passo verso un percorso di consapevolezza e di evoluzione personale armonica e continua nel tempo.

In modo piuttosto paradossale, la vera sicurezza si trova solo nella crescita, nella riforma e nel cambiamento. “Anne Morrow Lindebergh”

Cos'e' la balbuzie ?

La balbuzie si manifesta all’incirca nell’ 1 % della popolazione adulta, in ogni cultura e societa’.

Si tratta di un disordine del ritmo della parola nel quale l’individuo sa ciò che vorrebbe dire, ma nel contempo non riesce a farlo a causa di involontari arresti, ripetizioni e blocchi nel flusso aereo. Negli ultimi anni si ritiene che possa essere avvenuto un aumento nell’incidenza del fenomeno.
Le forme prevalenti sono due : clonica e tonica.
La forma clonica – in inglese stuttering – si caratterizza per ripetizioni di fonemi, di sillabe o di intere parole e qualsiasi vocabolo può causare il disturbo. Spesso il balbuziente palesa una certa dose di logofobia, che potremmo definire come la convinzione, in parte errata, che esistano gruppi di fonemi più difficili di altri da pronunciare. Per evitare le parole ritenute problematiche e le situazioni spinose chi balbetta mette in atto le più complesse tattiche : elusione dello sguardo, evitamento della risposta nel dialogo, circonlocuzioni, sostituzioni di parole, etc
Nella forma tonica – stammering – si avvertono invece dei blocchi che impediscono al soggetto addirittura l’inizio della parola o ne interrompono coercitivamente il flusso. Di sovente il disagio può causare tensione generalizzata del corpo, spingendo nel tempo chi ne soffre ad avvalersi di una serie infinita di strategie per vincere l’impasse: sincinesie corporee, ammiccamenti, tics, movimenti degli arti come battere un piede, tamburellare con le dita fino a spasmodici moti del volto. In sostanza una serie di dispendiosi meccanismi per sbloccare la fuoriuscita del flusso aereo.
E’ più comune incontrare forme miste tonico-cloniche, le cui manifestazioni si sommano causando una vera e propria disritmia del parlato, interrompendo la linea melodica ed armoniosa della comunicazione. Può accadere che la parola, in situazioni estreme, si faccia intellegibile. La gravità del problema è molto variabile ed unica per ognuno. Esistono casi in cui la comunicazione si rivela quasi impossibile, altri in cui è discontinua ed altri ancora in cui le difficoltà sono minori e vengono mascherate da sottili meccanismi di compensazione.
A tal proposito sottolineiamo che esiste anche una forma nascosta, che si manifesta nei casi in cui le strategie personali sono apparentemente ben riuscite. Possiamo notare silenzi prolungati prima della risposta, lunghi giri di parole che rendono difficile seguire la continuità logica del pensiero e l’utilizzo costante di parole, fonemi o gesti starter. Si tratta di meccanismi personalizzati che hanno lo scopo di aggirare l’ostacolo o di evitare la pronuncia di “suoni proibiti”. Apparentemente la situazione è ben bilanciata ma il dispendio energetico è comprensibilmente disagevole. Di sovente si tratta di soggetti adulti, con buona cultura di base e con un ricco e forbito vocabolario, spesso conseguenza del tentativo di uscire dal disagio. Non è raro che si tratti di persone che hanno raggiunto un considerevole successo personale.
L’età di insorgenza si colloca tipicamente tra i 3 e i 5 anni nel 5% dei bambini, ma circa l’80% avranno invece un recupero spontaneo durante l’età scolare. Si tratta di una forma di balbuzie infantile che nella maggioranza dei casi viene superata nell’arco di un anno e mezzo dall’esordio, è comunque utile che i genitori sappiano come comportarsi in modo tale da non stigmatizzare il problema. La prognosi per le bimbe è generalmente migliore rispetto ai maschi, vi è infatti un’incidenza in età adulta di 4 : 1.
La balbuzie è un disturbo che manifesta un’incidenza statistica superiore nelle persone affette da Sindrome di Down anche se tra chi balbetta esistono frequentemente soggetti precoci e dotati di una spiccata vivacità a livello intellettivo.
E’ accertato che non esista un profilo psicologico univoco e non è possibile segnalare costanti disturbi psichici in chi ne è affetto. Ormai è superata l’errata e disturbante convinzione della causa traumatica o psicogena di questa complessa difficoltà nell’eloquio.
E’ possibile e frequente invece che l’ emotività ne resti turbata a causa dei condizionamenti legati alle modalità di reazione al disturbo. Nell’adolescenza si assiste spesso ad allontanamento nei contatti sociali ed ai problemi causati dalla difficile comunicazione si aggiungono quelli legati alla delicata fase dell’età che culmina nell’ affrontare la pubertà. Si ingenera così, col passare del tempo e l’accumularsi di esperienze negative, l’evitamento di situazioni temute, l’ abbassamento dell’autostima, ipersensibilità ed un certo grado di aggressività ed ansia connesso all’aspettativa del danno. Anni ed anni di frustrazione, di eventuale emarginazione non possono che sfociare in abitudini compromesse dalla sofferenza. Anche le sfere lavorative e sociali ne risultano minate ed è assodato che ansia e stress funzionino da cassa di risonanza nell’apparire dei blocchi, perpetuando un circolo vizioso.
E’ in questo contesto che la figura del counselor operatore della balbuzie si rivela nel suo specifico valore di relazione d’aiuto, accompagnando la persona che balbetta verso l’accettazione e l’elaborazione della disfluenza.

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