Tag: Personalità

Congruenza e autenticità nel counseling e nella vita

In un’epoca in cui siamo costantemente sollecitati ad adattarci, mostrare solo il lato migliore o indossare maschere sociali, scegliere di vivere in coerenza, autenticità e congruenza è un atto di libertà interiore.

Sono questi i tre pilastri del counseling rogersiano, il modello umanistico creato da Carl Rogers, che vede nella genuinità e nell’allineamento interiore la base per la crescita personale e relazionale.

Coerenza: agire secondo i propri valori

Essere coerenti significa far corrispondere le proprie azioni ai propri valori. Non vuol dire essere inflessibili, ma saper mantenere un filo conduttore tra ciò in cui crediamo e ciò che facciamo, anche quando questo richiede coraggio.

Autenticità: mostrarsi per ciò che si è

L’autenticità è la capacità di mostrarsi senza filtri o maschere, con la fiducia di poter essere accolti per ciò che siamo. È un invito a non recitare ruoli che non ci appartengono, e a creare relazioni basate sulla trasparenza e sulla fiducia reciproca.

Per Rogers, la congruenza è la condizione in cui mondo interno ed esterno sono in sintonia: quello che pensiamo, sentiamo e crediamo si riflette in ciò che diciamo e facciamo. Una persona congruente non indossa maschere: vive in modo autentico, allineato a sé stessa.

Perché sono fondamentali nel counseling

Nel counseling, questi tre elementi creano un contesto sicuro e non giudicante in cui la persona può esplorare sé stessa, crescere e sviluppare fiducia. Nella vita quotidiana, sono strumenti preziosi per abitare la propria esistenza con serenità e forza interiore.

Domande di riflessione. Per te.

  • Quando mi sono sentito pienamente autentico l’ultima volta?
  • Quali sono i valori che non intendo mai tradire?
  • C’è un’area della mia vita in cui le mie azioni non rispecchiano ciò che sento?
  • Come posso essere più congruente oggi?

Citazione di Carl Rogers:

«Siate ciò che siete in modo che possiate vedere chi siete.»

❤️

 

introversione

Introversione all’opera

Le ricerche ci dicono che circa il 70% delle persone che conosciamo sono estroverse, al punto che la nostra società è costruita proprio sulle caratteristiche che le contraddistinguono: dominanza, espansione, socialità, attività.  L’introversione, insieme ad altre qualità spesso sorelle come sensibilità e pacatezza, finisce per essere valutata come una modalità di percepire e relazionarsi col mondo negativa, quasi difettosa. Pensate solo ai luoghi di lavoro come open space, che per un introverso sono un vero tormento, siccome produce al suo meglio in solitudine e concentrazione. Leggi di più

Fonti

grafologia

Grafologia e personalità

In qualità di grafologa sono lieta di raccontarvi di questa ricerca (Handprints of the Mind: Decoding Personality Traits and Handwritings) pubblicata recentemente sulla rivista scientifica Indian Journal of Psychological Medicine: si tratta di uno studio pilota il cui obiettivo era studiare la possibilità di una correlazione tra diagnosi clinica e grafologia utilizzata come test di personalità. Leggi di più

Fonti

1.

Gowda MR1, Harish N2, Aslam A3, Padmanabiah M3, Magaji R4. Handprints of the Mind: Decoding Personality Traits and Handwritings. Indian J Psychol Med. 2015 Oct-Dec;37(4):409-12. PMID: 26702172. [PubMed] [Read by QxMD]

firma

La firma in grafologia

La firma è il nostro marchio, il nostro logo.

La firma rispetto alla scrittura è più libera, deve sottostare meno ai parametri della leggibilità e può essere arricchita da paraffi, sottolineature… Può diventare nel tempo una sigla, soprattutto per motivi professionali.

Simboleggia sia l’Io più intimo che l’Io sociale, in una sorta di dualità comunicativa e rappresentativa di sè.

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Un faccia a faccia con te stesso

L’analisi grafologica della tua scrittura può fornirti importanti chiavi di lettura sulle tue caratteristiche distintive, una sorta di faccia a faccia con te stesso. Te ne elenco solo alcune:

Scoprire i tuoi punti di forza.

Essere consapevoli delle proprie qualità è riconoscersi, non solo conoscersi. Mettiamo da parte la falsa modestia e valorizziamo in noi ciò che ci contraddistingue.

Ammettere i tuoi punti deboli.

Se da una parte è necessario essere positivi, dall’altro individuare i propri limiti può aiutare ad evitare scelte errate. Inoltre imparare a identificare le tue debolezze con obiettività può portarti a non esserne più emotivamente coinvolto. In questo modo diventerà molto più facile maneggiarle.

Verificare la tua fiducia in te stesso.

La tua grafia rivelerà se hai reale fiducia in te stesso o se nel profondo mascheri un senso di inferiorità che ti blocca nel cammino di crescita; l’analisi potrà eventualmente segnalarti delle tracce da seguire per muovere i primi passi.

Scoprire i tuoi talenti nascosti.

A volte si possiede una vena artistica che non si ha il coraggio di portare alla luce e ci vuole una piccola spintarella… ;-) Spesso l’estro creativo si nasconde nella nostra Ombra di Junghiana memoria. Come dice Robert Bly ne Il Piccolo libro dell’Ombra: “Quando l’Ombra viene assorbita, l’essere umano perde gran parte della sua oscurità e diviene luminoso, leggero e giocoso in modo nuovo.”

Valutare la tua forza di volontà.

Quanto ti impegni nel raggiungere l’obiettivo? Molli la presa alla prima difficoltà o rafforzi la tua convinzione man mano che procedi per prove ed errori? Quanto e come reggi lo stress? Sei resiliente? Che strategie di coping usi? Sono funzionali o potresti avvalerti di altre?

Verificare la tua socievolezza.

Sai stare stare nel gruppo o dai il tuo meglio nei rapporti a due? La solitudine è per te sinonimo di sofferenza o di meditazione e recupero delle forze? Come ti muovi nel rapporto di coppia… Sei possessivo o sai gestire l’inevitabile quota di gelosia, pur piccola che sia?

Rivelarti come gestisci il conflitto.

Lo eviti? Sei un mediatore nato o ti lanci nella mischia? Oppure addirittura lo cerchi? Sai canalizzare la tua aggressività?

Effettuare un’analisi grafologica è un po’ come avventurarti in un faccia a faccia con te stesso.

E tu, sei pronto per guardarti allo specchio?

analisi grafologica

grafologo

Vero e falso in grafologia

Luoghi comuni sul mestiere di grafologo.

Il lavoro del consulente grafologo permette di conoscere “tutto” sullo scrivente.

Falso. La scrittura riflette la personalità nei suoi meccanismi più profondi, ma una certa dose di “sconosciuto” è sempre presente; siamo esseri in costante evoluzione ed il nostro avvenire ci appartiene. La grafologia, sebbene spesso ancor oggi confusa coi metodi predittivi, non è certo una tecnica divinatoria! L’analisi grafologica ci può invece illuminare sul nostro vissuto e favorire la consapevolezza sui punti di forza e debolezza. E come ben sappiamo la consapevolezza è il primo passo di un ulteriore mutamento…

La scrittura cambia con le generazioni ed è condizionata dalle convenzioni sociali.

Vero. Salvo qualche eccezione la scrittura conserva, anche se in minima parte, l’impronta del tipo di calligrafia insegnata sui banchi di scuola, dunque il marchio di una generazione. Agli inizi del secolo la grafia  insegnata era inclinata, con prolungamenti notevoli in alto ed in basso, con fioriture ed abbellimenti nelle maiuscole; oggi tende a raddrizzarsi, ad avere maiuscole più sobrie e soprattutto nei paesi nordici ad assomigliare allo script. Un tempo era d’uso la “bella calligrafia” e gli scolari erano valutati anche per questo, oggi è una pratica desueta. Le generazioni più giovani, più libere nell’espressione grafica, utilizzano altri strumenti (non più la stilografica, ma la penna a biro) per scrivere: il loro grafismo nell’età adulta presenta dunque un altro tipo di costruzione. La grafia è più personalizzata e l’avvento del computer inizia a lasciare i suoi primi segni con lettere schematizzate e semplificate. In particolare le grafie degli adolescenti d’oggi hanno acquisito caratteristiche evidenti che si ripetono, infatti oltre all’effetto dei meccanismi neuromuscolari e fisiologici la scrittura porta l’impronta delle abitudini, delle convenzioni sociali che variano con i gruppi ed i paesi d’origine.

La grafia rivela il sesso dello scrivente.

Falso. Sebbene nella norma le grafie femminili siano vergate con forme più arrotondate ed accoglienti e quelle maschili siano più angolose, il grafologo non può affermare con certezza se lo scritto che ha davanti agli occhi appartenga ad un uomo o a una donna. Infatti è sempre necessario che il grafologo sia a conoscenza del genere sessuale dello scrivente, in quanto l’analisi può semmai far emergere quanto e come le componenti femminili/maschili siano ben integrate nella personalità e come questa complessa dinamica si manifesti nel comportamento e nel sentito quotidiano.(anima/animus Junghiani). Non è nemmeno possibile stabilire l’orientamento sessuale dello scrivente.

L’assunzione di medicinali può alterare il gesto grafico.

Vero. Anti-depressivi, ansiolitici o eccitanti possono influire sul dipanarsi del gesto grafico, perturbarlo proprio come sono perturbati i tempi di reazione, la qualità dei riflessi ed il grado di vigilanza. E’ pertanto consigliato che il grafologo ne venga informato.


L’intuizione del grafologo interviene nell’interpretazione della grafia.

Vero. L’utilizzo delle tecniche non è sufficiente. E’ necessaria una certa sensibilità, della perspicacia, e certamente dell’intuizione. E’ infatti quest’ultima che permette di stabilire la giusta “diagnosi”, come di evitare i rischi della soggettività. Ma altrettanto deleteria è un’intuizione malcontrollata, lasciata a briglia sciolta ai voli pindarici della fantasia; possiamo invece paragonarla all’intuizione del medico, più conosciuta e riconosciuta, che si poggia su conoscenze, sull’osservazione minuziosa e che si sviluppa con l’esperienza. Al grafologo non deve far difetto nemmeno una certa dose di empatia, caratteristica che permette di meglio comprendere sentimenti e vissuti dello scrivente, e di trovare “le parole per dirlo” utili a non urtare la sua sensibilità e a fare in modo che l’eventuale incontro vis à vis di restituzione dell’analisi divenga momento di crescita ed evoluzione. Il grafologo toglie un velo, e lo deve fare con prudenza.

Non è possibile che un grafologo analizzi la mia grafia: cambia sempre.

Falso. Quante volte i grafologi si sentono dire questa affermazione? In realtà la scrittura cambia “in superficie” secondo le fasi della vita, le emozioni che si stanno sentendo, l’umore del momento… Ma per il grafologo la grafia conserva degli elementi ben precisi, netti, fortemente individualizzati e riscontrabili in tutto lo scritto malgrado i cambiamenti apparenti. Ognuno di noi possiede una maniera unica di scrivere, di formare quel certo tipo di lettera; ognuno di noi dona alla sua grafia una coloritura particolare che la caratterizza ed il grafologo ne sa estrapolare le costanti che si ripetono: i legamenti, i gesti d’attacco (per intenderci, come viene iniziata una parola), un gesto tipo, il ritmo del tracciato, il tratto e la pressione; in particolare questi ultimi possono essere considerati come simbolo dell’indice costitutivo e dell’energia vitale della grafia stessa.

Si può imparare ad effettuare analisi grafologiche studiando dei libri.

Falso. La grafologia, disciplina piuttosto ardua, esige diversi anni di studio, sotto la guida di insegnanti; necessita di esercizi ripetuti e della correzione degli stessi. Richiede un buon livello culturale generale, una certa maturità di spirito, ed il gusto della ricerca, dell’analisi minuziosa e metodica. Apprendere la grafologia è lungo, richiede una grande disponibilità mentale ed attitudine allo studio. Senza reale formazione grafologica non è possibile analizzare una scrittura, tanto meno la propria, in quanto è difficile essere obiettivi con se stessi. Durante il percorso di formazione il grafologo apprende molto anche su di sè, sui suoi meccanismi proiettivi e difensivi e divenendone consapevole fa sì che non  fuorviino l’interpretazione delle scritture a lui sottoposte per l’analisi. Applicare la tecnica grafologica indiscriminatamente, senza essere stati guidati nell’apprendimento e senza aver avuto Maestri che ci abbiano illuminato grazie alle correzioni ed ai successivi approfondimenti che ne derivano, può pertanto diventare un inconsapevole danno per il malcapitato. A ciò aggiungiamo che il non-grafologo, nella norma, riesce a rimarcare le caratteristiche isolate, i singoli segni; mentre il professionista ha appreso una tecnica interpretativa che si avvale anche del  contesto grafico in cui essi si esprimono e della dinamica che creano l’uno in presenza dell’altro, combinandoli al ritmo e alla qualità del tratto.

Il grafologo è tenuto al segreto professionale.

Vero. Esiste un codice deontologico che protegge la persona, in particolare il grafologo è tenuto a non divulgare materiale senza il consenso dell’autore dello scritto e a non analizzare grafie di cui sia a conoscenza che siano state indebitamente sottratte. Per approfondire qui il link al codice deontologico dell’A.G.P., Associazione Grafologi Professionisti.

Grafologia aziendale: l’analisi grafologica permette all’azienda di conoscere la personalità del candidato.

Falso. E’ severamente vietato al grafologo menzionare quegli elementi che fanno riferimento alla personalità profonda del candidato, infatti i grafologi in formazione vengono allenati in tal senso fino a farlo divenire una sorta di automatismo. Citando nuovamente dal Codice Deontologico: “Nell’attività di selezione professionale egli eviti di toccare gli aspetti della personalità dello scrivente che non sono in rapporto con il posto di lavoro in questione. Egli deve adottare un linguaggio chiaro, prudente, privo di ambiguità, essere del tutto imparziale e rifiutare analisi di compiacenza.”

Materiale tratto da: La Graphologie: de la connaissance du soi au recrutement professionnel. Les Guides Psycho Hachette.

Per approfondire continua a leggere: GLI AMBITI DELLA GRAFOLOGIA

 

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