Mese: Maggio 2010

I miei veri nomi

CHIAMAMI, TI PREGO, CON I MIEI VERI NOMI

Non dire che partiro’ domani
perche’ anche oggi continuo ad arrivare.

Guarda in profondita’; arrivo ogni secondo
e sono una gemma su un ramo in primavera,
sono un uccellino, dalle ali ancora fragili,
e imparo a cantare nel mio nuovo nido,
sono un bruco nel cuore di un fiore,
sono un gioiello che si nasconde in un sasso.

Sto ancora arrivando, per ridere e per piangere,
per avere paura e per sperare,
il ritmo del mio cuore e’ la nascita e la morte
di tutti coloro che sono vivi.

Sono un’effimera in metamorfosi sulla
superficie del fiume
e sono l’uccello che, quando arriva la primavera,
arriva in tempo per mangiarsi l’effimera.

Sono una rana che nuota felice nell’acqua chiara di uno stagno,
e sono una biscia che si avvicina
in silenzio e si nutre della rana.

Sono un bambino ugandese, tutto pelle e ossa,
le mie gambe sono sottili come canne di bambu’,
e sono il mercante che vende armi mortali all’Uganda.

Sono una bambina di dodici anni, profuga su una piccola imbarcazione,
che si getta nell’oceano dopo essere stata violentata da un pirata del mare,
e sono il pirata, dal cuore ancora incapace di vedere e di amare.

Sono un membro del Politburo, e ho molto potere nelle mie mani,
e sono l’uomo che paga il suo “debito
di sangue” alla sua gente,
e muoio lentamente in un campo di lavori forzati.

La mia gioia e’ come una sorgente calda che fa
sbocciare fiori in tutti i sentieri della vita.
Il mio dolore e’ come un fiume di lacrime,
tanto in piena
che riempie i quattro oceani.

Ti prego, chiamami con i miei veri nomi,
perche’ possa svegliarmi
e la porta del mio cuore possa restare
aperta, la porta della compassione.

Thich Nhat Hahn 1978

L’ascolto attivo

Ascolto attivo come apprendimento, qui di seguito una breve bibliografia:

E’ sbalorditivo come certe cose che sembrano insolubili diventano solubili se qualcuno ci ascolta, come una confusione che sembra irrimediabile si trasforma in un flusso che scorre con relativa limpidezza. Ho apprezzato profondamente le volte in cui ho sperimentato questo ascolto sensibile, empatico, concentrato.
– Carl Rogers

ascolto attivoIl dialogo presuppone l’ascolto.
Non c’è dialogo senza ascolto partecipe dell’altro, senza il nostro impegno a comprendere quanto l’altro ci vuole comunicare.
La maggior parte delle situazioni di conflittualità ed incomprensione dipendono dalla nostra difficoltà a riconoscere il punto di vista dell’altro. Siamo così incapaci di ascoltare che tutte le volte che c’è qualcosa che non va, afferminamo con sbrigativa semplicità che “gli altri sbagliano e non ci capiscono”. […]
Per ascolto non intendiamo il semplice tacere per permettere all’altro di parlare, un “fare a turno nel prendere la parola”.
Non si ascolta con le orecchie ma con la mente e con il cuore.
L’ascolto è un atto volontario che oltrepassa le parole: esso non si affida al semplice registrare ciò che l’altro dice, ma è solerte cura a trovare tra le “pieghe” del suo discorso e le sue mutevoli espressioni, un senso che è apertura ai possibili interrogativi che l’altrui “enunciazione” evoca.

Counseling ad orientamento transpersonale. Franco Nanetti, Edizioni MyLife.


L’ascolto è un processo attivo che richiede impegno e concentrazione, nonchè la capacità di mettere da parte i propri problemi e preoccupazioni – per lo meno temporaneamente.
Talvolta sentiamo o udiamo le parole che le altre persone ci dicono ma ascoltare e sentire non sono la stessa cosa: spesso sentiamo le parole pronunciate da qualcuno senza una reale comprensione del messaggio globale che ci vorrebbe comunicare.
Probabilmente una delle ragioni per le quali l’ascolto è un’abilità così scarsamente sviluppata risiede nel fatto che non ci è stato insegnato a valorizzarla da bambini.
E’ soltanto quando si verificano situazioni traumatiche o di crisi, magari nella seconda parte della vita, che le persone si accorgono del deficit di ascolto – non soltanto in se stesse ma anche negli altri.
Questi episodi taumatici o di crisi possono, specialmente quando ci toccano da vicino personalmente, farci comprendere quanto dipendiamo dall’aiuto degli altri. L’ascolto attivo, per lo meno all’inizio, è la forma più efficace di aiuto che possiamo dare alle persone che soffrono di uno sconvolgimento emozionale o un trauma.

Abilità di counseling. Margareth Hough, Erickson.


Un importante presupposto per una percezione e risposta empatica adeguate è quello che viene definito ascolto attivo. E’ questa la capacità di assumere il ruolo del ricevente utilizzando un’attenzione non strutturata, centrata sulla comunicazione dell’emittente e discriminare le varie parti del messaggio per elaborare e rispondere all’emittente.
Nell’ascolto attivo sono coinvolti tre processi: ricezione, elaborazione e risposta al messaggio. E’ soprattutto il primo processo a implicare un’attenzione non strutturata, centrata sui messaggi dell’emittente. Altro elemento importante è porre l’attenzione alle modalità non verbali (sensoriali) utilizzate prevalentemente dal cliente quando si esprime (visive, cenestesiche o uditive).

Manuale di comunicazione e counseling. Achille Miglionico, Centro Scientifico Editore.


L’ascolto comprensivo deve essere effettuato con l’interezza della nostra persona, prestando attenzione in particolare alle emozioni dell’altro, è desiderio di comprendere realmente, significa centrare la comunicazione sul tu, implica non aver paura delle pause e del silenzio, ma al contrario rispettarli e utilizzarli per comprendere. […] Per poter acquisire competenze di ascolto comprensivo occorre una formazione specifica. Il primo passaggio richiesto è acquisire capacità di liberarsi dal proprio modo abitudinario di vedere e interpretare gli avvenimenti e le situazioni per potersi avvicinare e comprendere il punto di vista dell’altro. Una domanda che è utile porsi ripetutamente in caso di ascolto comprensivo riguarda il significato di ciò che stiamo ascoltando e osservando relativamente al nostro interlocutore, la conoscenza approfondita delle regole della comunicazione, la capacità di saper osservare se stessi e di sapersi automonitorizzare per comprendere più chiaramente anche la dinamica della relazione interpersonale.

Counseling, dalla teoria all’applicazione. Annamaria Di Fabio, Giunti.


In primo luogo, l’ascolto attivo è caratterizzato dall’assenza di direttività. In questo tipo di approccio, il counselor più che condurre il colloquio in senso stretto, nel senso di dirigerlo verso l’approfondimento degli argomenti scelti dall’operatore, facilita l’esposizione del cliente. Cerca, così, di aiutare il cliente a sviluppare liberamente il suo punto di vista, il suo discorso, senza interferenze o ingerenze nella scelta delgi argomenti da trattare o da approfondire. Nella forma più pura di ascolto attivo, il counselor si “limita” ad ascoltare e a cercare di comprendere il punto di vista del cliente, partecipando all’esperienza del cliente tramite la riformulazione degli elementi essenziali di ciò che ha compreso. Il secondo elemento essenziale dell’ascolto attivo, quindi, consiste nell’utilizzo della tecnica della riformulazione, quale modalità di traduzione in parole del tentativo, da parte del counselor, di comprendere l’esperienza soggettiva dell’altro.

Il Colloquio di counseling. Vincenzo Calvo, Il Mulino

Dare ascolto è più pregnante del semplice ascoltare, è fare dono all’altro di una presenza ascoltante: lascio che l’altro mi stia di fronte, che mi parli attraverso tutta la sua persona (il suo corpo, il suo vestito, il suo linguaggio, il suo profumo, il suono della sua voce…). Ascolto è anche dono del tempo: attendere l’altro, con le sue esitazioni e i suoi ritardi, con la sua difficoltà ad esprimersi, con i suoi timori e le sue reticenze.

– Enzo Bianchi – Ogni cosa alla sua stagione

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