Categoria: Curiosita’

La voce degli Dei

– D. Bignardi:

Cos’è la voce degli Dei?

– M. Gramellini:

E’ un concetto di Jung, molto bello: la voce degli Dei è l’intuizione. Noi pensiamo che la vita sia fatta soltanto di cervello e di processi razionali, causa ed effetto: purtroppo il cervello è molto limitato, non arriva a tutto. Quello che arriva al fondo delle cose è l’intuizione: l’intuizione è quel muscoletto interiore che tutti abbiamo e che ci dice sempre la verità. Il problema è che non lo ascoltiamo quasi mai. Perchè? Perchè per ascoltarlo bisogna fare silenzio, bisogna mettersi in una stanza buia, chiudere gli occhi ed ascoltare il battito del proprio cuore. Allora improvvisamente sentirai quella voce, che non ti tradisce mai; ti dirà sempre quale è la scelta giusta da fare in amore, nel lavoro, in qualunque cosa della vita. Noi però abbiamo talmente paura di sentire quella voce che la stordiamo in tutti i modi… […] Abbiamo distrutto il silenzio, perchè ne abbiamo terrore. Invece il silenzio è una cosa fondamentale… Lo dice un chiaccherone come me. Perchè quando taci e quando fai silenzio dentro di te senti quella voce lì. Ed è la voce che ti dovrebbe guidare nella vita. E’ quello che io auguro a tutti.

Le invasioni barbariche – 6 Febbraio 2013

 

Una preghiera…

Per tutte le figlie e le anziane donne, la prova vivente che l’anima, nonostante le denigrazioni culturali affermino il contrario, nonostante le delusioni d’amore, nonostante le scelte sbagliate, nonostante gli scontri e le ferite, che l’anima torna ancora a vivere, vive ancora, e con grande vitalità; per tutte le figlie e le anziane donne che da tempo sono convinte, o da poco hanno avuto l’illuminazione che nonostante le pecche, nonostante l’ego blateri il contrario, la saggezza è infusa nel loro corpo e nella loro anima dalla nascita e rappresenta sia la loro eredità dorata sia la loro scintilla d’oro; per tutte le figlie e le anziane donne che stanno costruendo le credenziali che più hanno importanza: la prova che una donna è come un grande albero che, grazie alla sua capacità di muoversi invece di rimanere immobile può sopravvivere alle tempeste e ai pericoli più terribili e rimanere ancora in piedi, e ritrovare ancora il suo modo di ondeggiare al vento, di continuare la danza. Per tutte le figlie che stanno imparando, che hanno appena iniziato o sono già a buon punto, a diventare normalmente maestose, sagge, selvagge e pericolose come sono chiamate ad essere, che è tanto, tanto, tanto…

Per loro

per noi tutti,

Grande Madre, Grande Padre

Grande Figlio e Grande Figlia allo stesso modo

possiamo tutti

essere più profondi e fiorire,

creare dalle ceneri,

proteggere quelle arti, idee e speranze

cui non possiamo permettere di scomparire

dalla faccia di questa terra.

Per tutto questo, possiamo vivere a lungo

e amarci l’un l’altro

giovani da vecchi

e vecchi da giovani

per sempre.

Clarissa Pinkola Estés – La Danza delle grandi Madri
Gramellini_Versiliana

Gramellini e il senso della vita

Il 18 Agosto 2012 presso La Versiliana (Marina di Pietrasanta) nel ciclo di “Incontri al Caffè” è stato ospite Massimo Gramellini e con l’occasione ha presentato al pubblico presente il suo ultimo libro – Fai bei sogni; con la sua consueta apertura, ironia ed empatia ha raccontato di come sia riuscito a dare un senso alla morte della madre avvenuta in tenera età e del suo percorso interiore di accettazione.

Ha condotto Adriano Fabris, filosofo.

Per chi volesse ascoltare gli interventi per intero qui il link ai video, mentre sotto vi riporto alcuni stralci delle sue parole, sempre toccanti, sempre vere, apparentemente ovvie… Fino a quando non tocca a noi in prima persona.

“Da una parte la paura uccide sempre l’amore ma poi il pensiero della mamma mi procurava dei fremiti di rabbia mescolati a una tenerezza che sconfinava nella pena.”

– Ma perchè?  Perchè… e non perchè soltanto muore una mamma  di quarant’anni lasciando un bambino di 9, ma perchè ogni giorno accadono centinaia di altre cose atroci?[…]

– Le risposte in questi casi sono: o che Dio è cattivo o che non c’è nulla e quindi tutto è casuale… […]

– La vita in qualche modo è anche filosofia ; io sono arrivato alla conclusione di questo mio percorso interiore… mi sono fatto le domande che tutti ci facciamo, me le sono fatte un pò prima […] non è normale che un bambino di 9 anni si chieda perchè esiste la morte. Io me lo sono chiesto semplicemente perchè l’ho vissuta. E la conclusione che mi sono dato, a cui sono arrivato, è che invece la vita ha un senso; che tutto ciò che ci succede ha un senso e che evidentemente il senso della mia vita era quello di riuscire a dimostrare di poter evolvere, crescere, in assenza della figura di una madre. Che è una cosa terribile, una grande difficoltà… Ma ognuno, ognuno ha una difficoltà… anche la persona che apparentemente noi invidiamo di più perchè la vediamo in ottima salute, benestante, di ottima famiglia… sicuramente anche lui, noi non lo sappiamo, ma ha un enorme problema  da risolvere. Io credo davvero che noi ci incarniamo  e viviamo su questo piano  e quindi indossiamo, entriamo nella materia, con tutto ciò che questo comporta di bello e anche di brutto. Il corpo naturalmente ci permette di provare dei meravigliosi piaceri ma  ci costringe anche a delle grandi limitazioni. Il nostro spirito accetta di entrare in questa carcassa perchè deve fare qualche cosa. Io dico sempre che se noi finiamo la vita come l’abbiamo cominciata vuol dire che la vita non ci è servita a niente. La vita deve servire a qualche cosa  e cos’è che ci porta a crescere, ad evolvere? Le difficoltà.

– A cosa serve il dolore, a cosa servono  le prove… Secondo me: a sfidarci. A costringerci a tirar fuori una parte di noi che non sapevamo di avere. Le persone che crescono nella bambagia, senza avere difficoltà, senza avere mai una sofferenza di nessun genere, sono persone che non evolvono, perchè non hanno l’opportunità di evolvere.

– Il mio talento è quello di comunicare e lo uso, ognuno però ha un suo talento, secondo me questa è una cosa importante  che i filosofi dovrebbero dire di più… Ricordare che ogni essere umano ha un talento, e ha un sogno, che deve tirare fuori, è ora di spezzare queste gabbie fatte di no, no, non è possibile… non si può… Ogni volta che c’è un desiderio , una possibilità di cambiare la prima reazione è sempre: No! Non voglio cambiare, di ogni cosa io non vedo mai la possibilità… Di ogni cosa che accade, perfino di una cosa cupa come quella che stiamo vivendo adesso, cioè una  crisi di cui non vediamo lo sbocco… ma è evidente che questa  crisi può essere un’ occasione. Crisis… sapete cosa vuol dire? Crisis nel linguaggio delle sceneggiature è la svolta, già in greco voleva dire questo, la crisi è un’opportunità. Può essere l’opportunità per distruggerti come quella per evolvere; sta a te. E’ il libero arbitrio che ti porta a scegliere come affrontare … Quello che io ho provato a dire in questo libro è che non dobbiamo più dare giudizi su ciò che accade, perchè il bene e il male sono compenetrati, ciò che a noi sembra …. Noi decidiamo che una cosa è bene, che una cosa è male… ma l’universo non obbedisce a queste regole, a questi giudizi.

Secondo me quello che dobbiamo fare è prendere tutto il bene e tutto il male che vengono nello stesso identico modo. Come diceva Kipling nella meravigliosa poesia If/Se, “se tu imparerai a trattare la vittoria e la sconfitta, questi due impostori, nello stesso modo.”

(In chiusura per chi non la conoscesse la riporto per intero)

SE…
Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

(Rudyard Kipling)

 

Gli 80 anni di Botero a Pietrasanta

Per festeggiare gli 80 anni il maestro colombiano Fernando Botero ha scelto Pietrasanta, in Versilia, che ospitera’ fino al 2 settembre la grande mostra ‘Fernando Botero: disegnatore e scultore’. L’artista ha deciso di focalizzare il percorso espositivo – a cura di Alessandro Romanini – sul disegno, offrendo un repertorio completo delle tecniche e della sua iconografia. Dalla semplice matita al pastello, passando per il gesso, la sanguigna e il carboncino fino all’acquerello. (ANSA)
Le opere scultoree sono esposte nella Piazza, mentre la mostra gratuita è aperta al pubblico dalle 18.00 alle 24.00.

Credo che l’arte debba dare all’uomo momenti di felicità, un rifugio di esistenza straordinaria, parallela a quella quotidiana.
F. Botero

Ripensando alla neuroestetica, la scienza che spiega come il cervello reagisce all’incontro con l’opera d’arte, torniamo ai neuroni specchio (il meccanismo neurale alla base dell’empatia) e di come si attivino stimolando una sorta di immedesimazione (cognitiva, emotiva e motoria) con essa, che ci consente di vivere e rivivere le emozioni e le sensazioni corporee vissute dai protagonisti raffigurati nelle opere d’arte.
Giocando un ruolo esattamente contrario ai messaggi anoressici, tesi e rinunciatari dei mass media, le voluttuose forme di Botero assumono invece un effetto catartico e rilassante. L’assenza di movimento diventa una sorta di elogio della lentezza, la rotondità diventa piacere, lo spazio dato al colore diventa forma espressiva e comunicativa.
Pacatezza, distensione, assenza di conflitto, Botero mi fa pensare ad opere anti-stress.
Faccio mie le parole di Dacia Maraini sull’artista: la prima riflessione di un profano di fronte ai quadri di Botero è di una festosa complicità. Si entra volentieri nelle sue case, si fa volentieri amicizia con i suoi personaggi paffuti; ci si siede, si guarda, si è presi dalla voglia di sorridere.

Consiglio la visita alla Piazza la mattina presto, giochi di luce e riflessi sul bronzo delle statue, silenzio ed osservazione pura. ;-)

Favola dei ciechi – Hermann Hesse

Nei primi anni del ricovero per ciechi, questi godevano espressamente tutti gli stessi diritti, e le loro faccende venivano decise a maggioranza. I ciechi riuscivano a distinguere infallibilmente, al semplice tatto, monete di rame da monete d’argento, nessuno di loro s’ingannava mai circa il vino della Mosella anzichè della Borgogna. Il loro olfatto era più sensibile di quello dei prossimi loro che avevano gli occhi buoni. Ragionavano in maniera impeccabile sui quattro sensi, in altre parole sapevano tutto ciò che si può sapere, e vivevano felici e contenti nei limiti in cui è concesso ai ciechi.
A un certo punto, però, uno dei maggiorenti se ne venne fuori con l’infelice pretesa di conoscere esattamente come stessero le cose con il senso della vista. Costui tenne discorsi, aizzò, si acquistò seguaci, e alla fine si salutò in lui il capo, la guida verso il futuro dei ciechi. Con tono molto sicuro di sè, il capo tranciò giudizi sul mondo dei colori, ma da quel momento tutto andò storto.
Questo primo dittatore dei ciechi costituì innanzitutto un piccolo consiglio, con l’ausilio del quale divenne il signore di tutte le questue. Nessuno più osava contrapporglisi. Sosteneva che gli abiti dei ciechi erano tutti quanti bianchi, e i ciechi ci credevano e facevano un gran parlare dei loro bei panni candidi, sebbene nessuno di loro ne indossasse. Ormai non c’era chi non si facesse beffe dei ciechi, i quali andarono dal dittatore a lamentarsene. Il dittatore li accolse assai malamente, li trattò da innovatori e da spiriti liberi, da ribelli che si erano lasciati convertire dai folli punti di vista dei vedenti. Erano ribelli i quali, incredibile a dirsi, osavano dubitare dell’infallibilità del loro capo supremo.

Lo strascico della faccenda fu che si formarono due partiti.
Per tranquillizzare i suoi sudditi, l’autocrate formulò un nuovo dogma, e cioè che gli abiti dei ciechi erano rossi. Neppure questo rispondeva al vero, nessun cieco indossava panni rossi, e i ciechi furono derisi più che mai e nell’ambito della consorteria si levarono sempre nuove lamentele. Il capo finì per andare su tutte le furie, gli altri anche, a lungo ci si azzuffò, e la pace fu ristabilita soltanto quando i ciechi presero la decisione di mai più tranciare giudizi sui colori.
Un sordo lesse questa storiella e affermò che i ciechi avevano avuto torto nell’arrogarsi una capacità di giudizio sui colori. In compenso, rimase fermamente della sua convinzione, che soltanto i ciechi capiscono qualcosa di musica.

– Da Leggende e fiabe. Hermann Hesse

 


Non rinunciare…

Quando le cose vanno male come a volte accade,
Quando la strada che stai percorrendo sembra farti arrancare in salita,
Quando i soldi sono pochi e i debiti tanti,
E tu vuoi sorridere ma ti trovi a sospirare,
Quando le preoccupazioni ti schiacciano,
Riposati, se devi, ma non mollare.
La vita è bizzarra con i suoi colpi di scena,
come ognuno di noi a volte impara,
e spesso il fallimento fa un’inversione di marcia,
Quando avrebbe potuto vincere se avesse resistito,
non mollare se il ritmo sembra lento,
puoi riuscire al prossimo colpo.
Il successo è il fallimento rovesciato,
il colore argenteo delle nuvole del dubbio,
e non si può mai dire quanto ci sei vicino,
potrebbe esserti accanto quando ti sembra così lontano,
perciò aderisci alla lotta anche se sei duramente colpito,
è quando le cose sembrano peggiori che non si deve rinunciare.
Di tutte le parole scritte o pronunciate
queste sono le più tristi: “Sarebbe potuto essere!”

Don’t Quit – di John Greenleaf Whittier

 

 

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