Categoria: Grafologia

Grafologia e amore

La grafologia può essere utilizzata in diversi ambiti, non ultimo nell’analisi della complessa dinamica delle relazioni affettive. Relazioni d’amore o d’amicizia che siano, restano sullo sfondo gli stessi assunti di base: esiste sempre un motivo che ci porta ad avvicinarci a quella determinata persona, in quella precisa fase della nostra vita.

Citando Proust, quando scriveva che il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce… possiamo infatti affermare che per indagare le motivazioni del sentimento e dell’attrazione dobbiamo andare più a fondo, scendere in quella parte di noi che è celata alla consapevolezza, compiere un viaggio interiore che ci conduca all’inconscio, sede privilegiata delle scelte sentimentali… Anche quando compiute con la testa e non col cuore. Un profilo grafologico di coppia può illuminarci sulle motivazioni che ci hanno condotto tra le braccia del nostro/a amato/a, può descriverci le compensazioni  e le reciproche corrispondenze che si mettono in gioco nel rapporto amoroso. Sappiamo bene come ognuno di noi sia a volte attratto dal diverso, a volte dall’uguale… come una persona che ci rifletta come uno specchio rischi d’annoiarci nel tempo… E come la troppa differenza finisca per allontanarci, a volte irrimediabilmente. La grafologia può dirci, in termini probabilistici e mai predittivi, come la nostra coppia si svilupperà nel tempo… E per quali ragioni… Soprattutto promuovere in ognuno un cambiamento per andare incontro all’altro, qualora esista lo spazio per mettersi reciprocamente in discussione, onde percorrere insieme un’evoluzione che rafforzi le assonanze e stemperi le divergenze.

Oppure comprendere, ex-post, cosa non abbia funzionato nella relazione passata può aiutarci, ex-ante, a non ripercorrere gli stessi passi nella successiva. Quante volte accade di ritrovarsi perennemente dentro lo stesso schema? Come se indossassimo occhiali con un filtro che selezionano una sola categoria di partner, da cui inizialmente siamo attratti con grande passione… dove tutto sembra perfetto, principi e principesse, anime gemelle, dove lui/lei ci appaiono come l’esatta metà della mela; col tempo invece ciò che  ha attratto diventa ciò che divide, che delude, come  una spirale senza dirittura d’arrivo ci ritroviamo nuovamente davanti agli occhi gli orizzonti spenti, un amaro epilogo che sembra si ripeta inesorabilmente  contro il nostro volere.  E’ possibile svelare l’arcano e interrompere il circolo vizioso? Ritrovare la speranza? Credo di sì, un cammino in due è ancor prima un cammino di crescita personale.

Per chi volesse approfondire sono stati recentemente pubblicati due interessanti libri, anche in formato ebook ed abbordabili anche dal non grafologo:

  • Perché gli opposti si attraggono e i simili si comprendono? Psico-grafologia dei legami d’amore, Fogarolo Lidia, Editore Graphe.it
  • Scegli il partner giusto con la grafologia, Urbani Paola, Editore Franco Angeli

 

Un faccia a faccia con te stesso

L’analisi grafologica della tua scrittura può fornirti importanti chiavi sulle tue caratteristiche distintive. Te ne elenco solo alcune:

Scoprire i tuoi punti di forza.

Essere consapevoli delle proprie qualità è riconoscersi, non solo conoscersi. Mettiamo da parte la falsa modestia e valorizziamo in noi ciò che ci contraddistingue.

Ammettere i tuoi punti deboli.

Se da una parte è necessario essere positivi, dall’altro individuare i propri limiti può aiutare ad evitare scelte errate. Inoltre imparare a identificare le tue debolezze con obiettività può portarti a non esserne più emotivamente coinvolto. In questo modo diventerà molto più facile maneggiarle.

Verificare la tua fiducia in te stesso.

La tua grafia rivelerà se hai reale fiducia in te stesso o se nel profondo mascheri un senso di inferiorità che ti blocca nel cammino di crescita; l’analisi potrà eventualmente segnalarti delle tracce da seguire per muovere i primi passi.

Scoprire i tuoi talenti nascosti.

A volte si possiede una vena artistica che non si ha il coraggio di portare alla luce e ci vuole una piccola spintarella… 😉 Spesso l’estro creativo si nasconde nella nostra Ombra di Junghiana memoria. Come dice Robert Bly ne Il Piccolo libro dell’Ombra: “Quando l’Ombra viene assorbita, l’essere umano perde gran parte della sua oscurità e diviene luminoso, leggero e giocoso in modo nuovo.”

Valutare la tua forza di volontà.

Quanto ti impegni nel raggiungere l’obiettivo? Molli la presa alla prima difficoltà o rafforzi la tua convinzione man mano che procedi per prove ed errori? Quanto e come reggi lo stress? Sei resiliente? Che strategie di coping usi? Sono funzionali o potresti avvalerti di altre?

Verificare la tua socievolezza.

Sai stare stare nel gruppo o dai il tuo meglio nei rapporti a due? La solitudine è per te sinonimo di sofferenza o di meditazione e recupero delle forze? Come ti muovi nel rapporto di coppia… Sei possessivo o sai gestire l’inevitabile quota di gelosia, pur piccola che sia?

Rivelarti come gestisci il conflitto.

Lo eviti? Sei un mediatore nato o ti lanci nella mischia? Oppure addirittura lo cerchi? Sai canalizzare la tua aggressività?

Effettuare un’analisi grafologica è un po’ come avventurarti in un faccia a faccia con te stesso.

E tu, sei pronto per guardarti allo specchio?

Vero e falso in grafologia

Luoghi comuni sul mestiere di grafologo.

La grafologia permette di conoscere “tutto” sullo scrivente.

Falso. La scrittura riflette la personalità nei suoi meccanismi più profondi, ma una certa dose di “sconosciuto” è sempre presente; siamo esseri in costante evoluzione ed il nostro avvenire ci appartiene. La grafologia, sebbene spesso ancor oggi confusa coi metodi predittivi, non è certo una tecnica divinatoria! L’analisi grafologica ci può invece illuminare sul nostro vissuto e favorire la consapevolezza sui punti di forza e debolezza. E come ben sappiamo la consapevolezza è il primo passo di un ulteriore mutamento…

La scrittura cambia con le generazioni ed è condizionata dalle convenzioni sociali.

Vero. Salvo qualche eccezione la scrittura conserva, anche se in minima parte, l’impronta del tipo di calligrafia insegnata sui banchi di scuola, dunque il marchio di una generazione. Agli inizi del secolo la grafia  insegnata era inclinata, con prolungamenti notevoli in alto ed in basso, con fioriture ed abbellimenti nelle maiuscole; oggi tende a raddrizzarsi, ad avere maiuscole più sobrie e soprattutto nei paesi nordici ad assomigliare allo script. Un tempo era d’uso la “bella calligrafia” e gli scolari erano valutati anche per questo, oggi è una pratica desueta. Le generazioni più giovani, più libere nell’espressione grafica, utilizzano altri strumenti (non più la stilografica, ma la penna a biro) per scrivere: il loro grafismo nell’età adulta presenta dunque un altro tipo di costruzione. La grafia è più personalizzata e l’avvento del computer inizia a lasciare i suoi primi segni con lettere schematizzate e semplificate. In particolare le grafie degli adolescenti d’oggi hanno acquisito caratteristiche evidenti che si ripetono, infatti oltre all’effetto dei meccanismi neuromuscolari e fisiologici la scrittura porta l’impronta delle abitudini, delle convenzioni sociali che variano con i gruppi ed i paesi d’origine.

La grafia rivela il sesso dello scrivente.

Falso. Sebbene nella norma le grafie femminili siano vergate con forme più arrotondate ed accoglienti e quelle maschili siano più angolose, il grafologo non può affermare con certezza se lo scritto che ha davanti agli occhi appartenga ad un uomo o a una donna. Infatti è sempre necessario che il grafologo sia a conoscenza del genere sessuale dello scrivente, in quanto l’analisi può semmai far emergere quanto e come le componenti femminili/maschili siano ben integrate nella personalità e come questa complessa dinamica si manifesti nel comportamento e nel sentito quotidiano.(anima/animus Junghiani). Non è nemmeno possibile stabilire l’orientamento sessuale dello scrivente.

L’assunzione di medicinali può alterare il gesto grafico.

Vero. Anti-depressivi, ansiolitici o eccitanti possono influire sul dipanarsi del gesto grafico, perturbarlo proprio come sono perturbati i tempi di reazione, la qualità dei riflessi ed il grado di vigilanza. E’ pertanto consigliato che il grafologo ne venga informato.


L’intuizione del grafologo interviene nell’interpretazione della grafia.

Vero. L’utilizzo delle tecniche non è sufficiente. E’ necessaria una certa sensibilità, della perspicacia, e certamente dell’intuizione. E’ infatti quest’ultima che permette di stabilire la giusta “diagnosi”, come di evitare i rischi della soggettività. Ma altrettanto deleteria è un’intuizione malcontrollata, lasciata a briglia sciolta ai voli pindarici della fantasia; possiamo invece paragonarla all’intuizione del medico, più conosciuta e riconosciuta, che si poggia su conoscenze, sull’osservazione minuziosa e che si sviluppa con l’esperienza. Al grafologo non deve far difetto nemmeno una certa dose di empatia, caratteristica che permette di meglio comprendere sentimenti e vissuti dello scrivente, e di trovare “le parole per dirlo” utili a non urtare la sua sensibilità e a fare in modo che l’eventuale incontro vis à vis di restituzione dell’analisi divenga momento di crescita ed evoluzione. Il grafologo toglie un velo, e lo deve fare con prudenza.

Non è possibile che un grafologo analizzi la mia grafia: cambia sempre.

Falso. Quante volte i grafologi si sentono dire questa affermazione? In realtà la scrittura cambia “in superficie” secondo le fasi della vita, le emozioni che si stanno sentendo, l’umore del momento… Ma per il grafologo la grafia conserva degli elementi ben precisi, netti, fortemente individualizzati e riscontrabili in tutto lo scritto malgrado i cambiamenti apparenti. Ognuno di noi possiede una maniera unica di scrivere, di formare quel certo tipo di lettera; ognuno di noi dona alla sua grafia una coloritura particolare che la caratterizza ed il grafologo ne sa estrapolare le costanti che si ripetono: i legamenti, i gesti d’attacco (per intenderci, come viene iniziata una parola), un gesto tipo, il ritmo del tracciato, il tratto e la pressione; in particolare questi ultimi possono essere considerati come simbolo dell’indice costitutivo e dell’energia vitale della grafia stessa.

Si può imparare ad effettuare analisi grafologiche studiando dei libri.

Falso. La grafologia, disciplina piuttosto ardua, esige diversi anni di studio, sotto la guida di insegnanti; necessita di esercizi ripetuti e della correzione degli stessi. Richiede un buon livello culturale generale, una certa maturità di spirito, ed il gusto della ricerca, dell’analisi minuziosa e metodica. Apprendere la grafologia è lungo, richiede una grande disponibilità mentale ed attitudine allo studio. Senza reale formazione grafologica non è possibile analizzare una scrittura, tanto meno la propria, in quanto è difficile essere obiettivi con se stessi. Durante il percorso di formazione il grafologo apprende molto anche su di sè, sui suoi meccanismi proiettivi e difensivi e divenendone consapevole fa sì che non  fuorviino l’interpretazione delle scritture a lui sottoposte per l’analisi. Applicare la tecnica grafologica indiscriminatamente, senza essere stati guidati nell’apprendimento e senza aver avuto Maestri che ci abbiano illuminato grazie alle correzioni ed ai successivi approfondimenti che ne derivano, può pertanto diventare un inconsapevole danno per il malcapitato. A ciò aggiungiamo che il non-grafologo, nella norma, riesce a rimarcare le caratteristiche isolate, i singoli segni; mentre il professionista ha appreso una tecnica interpretativa che si avvale anche del  contesto grafico in cui essi si esprimono e della dinamica che creano l’uno in presenza dell’altro, combinandoli al ritmo e alla qualità del tratto.

Il grafologo è tenuto al segreto professionale.

Vero. Esiste un codice deontologico che protegge la persona, in particolare il grafologo è tenuto a non divulgare materiale senza il consenso dell’autore dello scritto e a non analizzare grafie di cui sia a conoscenza che siano state indebitamente sottratte. Per approfondire qui il link al codice deontologico dell’A.G.P., Associazione Grafologi Professionisti.

Grafologia aziendale: l’analisi grafologica permette all’azienda di conoscere la personalità del candidato.

Falso. E’ severamente vietato al grafologo menzionare quegli elementi che fanno riferimento alla personalità profonda del candidato, infatti i grafologi in formazione vengono allenati in tal senso fino a farlo divenire una sorta di automatismo. Citando nuovamente dal Codice Deontologico: “Nell’attività di selezione professionale egli eviti di toccare gli aspetti della personalità dello scrivente che non sono in rapporto con il posto di lavoro in questione. Egli deve adottare un linguaggio chiaro, prudente, privo di ambiguità, essere del tutto imparziale e rifiutare analisi di compiacenza.”

Materiale tratto da: La Graphologie: de la connaissance du soi au recrutement professionnel. Les Guides Psycho Hachette.

Per approfondire continua a leggere: GLI AMBITI DELLA GRAFOLOGIA

 

analisi grafologiche

Counseling grafologico

Un colloquio. Un colloquio di lavoro. Si gioca forse il futuro.
“Mi parli di Lei”.
“Mi descriva i suoi pregi ed i suoi difetti”.
“Come si immagina da qui a 5 anni”?
Sono alcune delle classiche domande volte a saggiare in profondità le caratteristiche distintive del candidato e non ultimo a valutare il suo grado di consapevolezza e maturità.

Come e cosa rispondere?

La figura del consulente grafologo prende sempre più piede durante la fase di selezione dei candidati (link articolo Corriere della sera) per valutare con chi programmare un colloquio dopo aver acquisito le informazioni di base dal curriculum vitae, offrendo l’opportunità alle aziende di gestire al meglio il tempo dedicato alle nuove assunzioni con un metodo a basso costo. Il lavoro del professionista grafologo riesce infatti ad enucleare le aree di forza e di miglioramento (capacità di leadership, di lavorare in team, flessibilità, orientamento al cliente, organizzazione, creatività, resistenza allo stress, capacità di sintesi/analisi etc.), ovvero le qualità che fanno di quella persona la persona giusta nel posto giusto, stilando un breve profilo riferito alla posizione in questione mettendo in luce attitudini, motivazioni e bisogni sottesi.

Il raggio d’azione del consulente esperto in grafologia aziendale non si ferma alla selezione del personale o alla ricollocazione di risorse dopo ristrutturazioni aziendali, ma si rivolge anche al singolo, come orientamento professionale e per l’elaborazione di possibili piani di carriera. Il counselor grafologo può infatti divenire un utile alleato anche per chi è in cerca di impiego o per chi si vuole riposizionare nel mercato del lavoro con cognizione di causa.
Grazie ad un breve percorso potrai pertanto acquisire maggior lucidità sulle tue qualità e le motivazioni che le determinano, sulle potenzialità in nuce e non ancora espresse, accompagnandoti nel trovare le parole per dirlo, indispensabili per redigere una tua short story efficace, autentica e consapevole.

A parità di formazione e di CV professionali, ciò che può veramente costituire la differenza e far ottenere un determinato posto di lavoro è il grado e la qualità della propria motivazione. – Madelaine Blanquefort D’Anglards

A proposito di scarabocchi…

E’ accaduto a molti di noi di ritrovarsi a scarabocchiare sul foglio durante una riunione, nel corso di una telefonata noiosa, da studenti mentre si ascoltava la lezione. Il buon senso comune ci spinge a pensare che il fenomeno  rappresenti una distrazione dal compito e che di conseguenza non vengano immagazzinate nella memoria le informazioni. Una ricerca pubblicata da Applied Cognitive Psychology ci spiega che così non è: l’esperimento è stato condotto con 40 partecipanti divisi in 2 gruppi, a cui veniva fatta ascoltare una telefonata registrata; una metà  dovevano semplicemente appuntare i nomi delle persone citate  in un foglio rigato, mentre l’altra metà dovevano anche scarabocchiare sia linee che forme arrotondate. Dopo il test i partecipanti vennero sottoposti a sorpresa ad un test di memoria: chi scarabocchiava ebbe una performance di risposte corrette superiore del 29% rispetto agli altri. Se ne deduce che scarabocchiare durante un compito noioso aumenta la concentrazione e riduce la tendenza a fantasticare, distraendosi.

Per cui se vogliamo evitare di sognare ad occhi aperti durante una situazione noiosa scarabocchiare è tutt’altro che controproducente! E se vogliamo imparare a farlo in modo artistico stimolando il rilassamento e lasciandoci andare alla creatività, Tina Festa (insegnante di scuola dell’infanzia) ha importato in Italia una tecnica facile da apprendere: per sapere qualcosa di più dei Zentangles e degli Scarabocchi Zen visitate il suo blog.

A tal proposito è di questi giorni la pubblicazione di un articolo su The Lancet che ipotizza come l’attività di scarabocchiare probabilmente attivi specifici network neuronali nel cervello, tali da stimolare sia creatività che rilassamento, non escludendo addirittura “effetti terapeutici”.

Gli scarabocchi possono anche essere analizzati grafologicamente fin dalla più tenera età:

Verso il 18º o 20º mese i bimbi iniziano a scarabocchiare e da allora non abbandoneranno più foglio e matita, poi carta e penna; momento importantissimo, possono per la prima volta lasciare un segno nel mondo. Il loro bisogno di esprimersi incontra la possibilità di farlo.
Secondo Marthe Bernson (Dallo scarabocchio al disegno, Armando Editore, 1968),  la prima ad averli studiati a fondo, valgono anche per gli scarabocchi le leggi fondamentali relative a tutti i sistemi di scrittura esistenti:

  • il benessere arrotonda, allarga, armonizza i movimenti;
  • il malessere li restringe, li comprime, li rimpicciolisce;
  • la collera li contrae, li esaspera o li infoltisce, li fa esplodere;
  • la sensibilità, sia essa affettiva o mentale, affina e diversifica i movimenti, li sfuma e li cesella, dando al tratto un colore, un chiaroscuro ritmato personalissimo, difficilmente imitabile.

Evi Crotti  e Alberto Magni invece (I disegni dell’inconscio – come interpretare gli scarabocchi degli adulti, Oscar Guide Mondadori) ne analizzano le forme ed i simboli donandoci delle chiavi di lettura sulle varie categorie: geometriche, astratte, figurative, legate alla natura… Un piccolo esempio: disegnare un cerchio all’interno di un rombo è espressione di chi sa integrare la propria anima femminile con l’animus maschile, indipendentemente dal suo sesso.

Ognuno di noi predilige alcuni simboli che vengono ripetuti mentre parliamo con le persone, quando siamo al telefono, quando leggiamo o cerchiamo una concentrazione che fatica a venire. Lo scarabocchio è particolarmente significativo perchè la sua interpretazione è avvantaggiata dal fatto di raccontare in diretta ciò che il soggetto sta vivendo. Ci viene quindi offerto un codice prezioso, che vale la pena di osservare e di imparare a interpretare. “Evi Crotti – Alberto Magni”

Materiale per l’analisi grafologica

grafologiaL’analisi grafologica richiede una lettera manoscritta recente, meglio se accompagnata da ulteriore documentazione vergata in precendenza. In particolare per gli adolescenti è imprudente la valutazione svolta su un unico documento del momento, è preferibile  per il grafologo avere a disposizione lo sviluppo della grafia dai 10 anni in poi, anche attraverso semplici fogli di quaderni scolastici. La scrittura deve essere in originale, infatti fax, fotocopie e scannerizzazioni ne alterano il tratto e non permettono al grafologo la valutazione della pressione. Il saggio, di 10/15 righe almeno, deve essere eseguito su foglio di carta non rigata (A4), scritto spontaneamente (né sotto dettatura, né copiatura, né a memoria), e completo di firma e data. Le scelte del mezzo scrittorio possono essere varie: purtroppo l’utilizzo della penna stilografica è ormai in disuso (strumento che permetteva di cogliere al meglio le sfumature ed i chiaroscuri) ed è comune l’uso della penna a sfera, o biro, che consente comunque di svolgere una buona valutazione dello scritto. E’ invece sconsigliato l’uso del feltro e del pennerello, che diventa una complicazione per il grafologo, uniformando il tratto e rendendo quasi impalpabili le sottili differenze di pressione. In questo caso diventa comunque utile domandare allo scrivente se lo usi abitualmente  e la risposta, se affermativa, si rivela di per sè indicativa: “Se pensiamo in termini di sensibilità – quasi artistica – appare chiaro che amare un tratto pastoso e quasi pesante, come quello che propone il pennerello grosso, evochi una sensorialità che fa corpo con l’atto scrittorio, e la penna si apparenta allora alla pennellata del pittore”. ( Nicole Boille, 2006). La stessa scelta del colore non è mai casuale: la penna “blu” o “nera” racchiude un significato di cui possiamo trovare risposta nel simbolismo dei colori.

Sarà necessario inoltre allegare l’indicazione del sesso dello scrivente, età, livello di studi e culturale, eventuale mancinismo e attuale professione oltre alla comunicazione di malattie  organiche accertate, anche se lievi, in quanto possono alterare il gesto grafico.

introversione

Introversione all’opera

Le ricerche ci dicono che circa il 70% delle persone che conosciamo sono estroverse, al punto che la nostra società è costruita …

lettera di gratitudine

La lettera di gratitudine

Con la lettera della gratitudine continuiamo il nostro viaggio alla ricerca della felicità (qui potete trovare il diario …

I benefici della scrittura

Potrebbe sembrare che nell'era della tecnica l'amore per la scrittura a mano riveli un gusto retrò da "dinosauri digitali", …