Categoria: Mente

Meditazione

La mindfulness cambia la struttura cerebrale

Uno studio in pubblicazione su Psychiatry Research: Neuroimaging dimostra come la Meditazione Mindfulness alteri la struttura cerebrale in sole 8 settimane di pratica. Lo studio dimostra come aumenti la densità della materia grigia nelle zone deputate alla memoria e all’apprendimento, all’ empatia, alla consapevolezza, all’introspezione e allo stress.

I 16 partecipanti alla ricerca (con relativo gruppo di controllo) hanno seguito un training che includeva incontri settimanali oltre a registrazioni audio guidate per la pratica quotidiana. Inoltre era loro richiesto di tenere un diario dove appuntare quanto applicassero la meditazione quotidianamente (media di 27 min. cadauno) e di rispondere a un “questionario mindfullness” relativo ai miglioramenti avvertiti. Sottoponendo i partecipanti a misurazioni diagnostiche (risonanza magnetica) prima e dopo il trattamento i ricercatori del Massachusetts General Hospital (MGH) hanno così evidenziato come gli effetti benefici della Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) non siano unicamente da ricondurre alla sensazione di rilassamento/quiete interiore e ai cambiamenti cognitivi e psicologici soggettivamente percepiti, ma a misurabili modificazioni della struttura cerebrale.

E’ affascinante osservare la plasticità del cervello di cui possiamo essere parte attiva e come praticare la meditazione possa realmente migliorare il benessere e la qualità della vita! Inoltre può essere implementata nel trattamento di svariate problematiche (riduzione dello stress e disturbo post-traumatico) attualmente allo studio per comprenderne i meccanismi sottostanti a lungo termine. E’ da sottolineare infatti come le conseguenze dello stress non possano essere superate in sole 8 settimane di pratica ma come l’utilizzo della meditazione apra la porta a nuovi metodi di prevenzione, aspetto che l’oriente da tempi immemori insegna.

Gli esseri umani hanno una profonda potenzialità interiore di guarigione e di vivere la loro vita con più saggezza, più equilibrio e più felicità. “Jon Kabat-Zinn”

Fonti

1.

Hölzel BK1, Carmody J, Vangel M, Congleton C, Yerramsetti SM, Gard T, Lazar SW. Mindfulness practice leads to increases in regional brain gray matter density. Psychiatry Res. 2011 Jan 30;191(1):36-43. PMID: 21071182. [PubMed] [Read by QxMD]

Le bugie hanno le gambe corte

Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo. Pinocchio, Collodi

Le ricerche sull’empatia hanno dimostrato che rispecchiare il linguaggio del corpo e del volto dell’interlocutore facilita le interazioni sociali permettendo una migliore comprensione delle emozioni tra gli individui, sentendo ciò che l’altro sente.

Ma se l’imitazione, grazie al connaturato sistema dei neuroni specchio, aiuta a comprenderci l’un l’altro può anche avere un ruolo nel rilevare le menzogne?
Un nuovo studio, pubblicato su Psychological Science, ha cercato di rispondere alla domanda.
A 92 soggetti venne chiesto di discorrere con un interlocutore che sosteneva di aver offerto una donazione ad un ente benefico – alcuni l’avevano realmente fatta, altri mentivano. Il compito prevedeva dichiarare successivamente ai ricercatori se il supposto donatore avesse detto o meno la verità. I partecipanti vennero suddivisi in 3 gruppi secondo le istruzioni ricevute:

  1. mimare l’interlocutore
  2. non mimare l’interlocutore
  3. nessuna istruzione

I risultati: coloro che non mimavano riuscirono ad identificare i bugiardi più di coloro che mimavano, contraddicendo l’assunto che il rispecchiamento ci aiuti sempre a comprendere le emozioni altrui. Purtroppo i risultati dimostrarono anche come i partecipanti di tutti i tre gruppi non fossero particolarmente dotati nel rilevare le menzogne, fatto che avvalla un’altra teoria secondo la quale sia una rara capacità innata e che sia difficile funzionare come abili lie-detector, a meno di non aver ricevuto un training specifico.

La ricerca ci fornisce comunque un piccolo aiuto nella quotidianità: tenere a bada la nostra naturale empatia aumentando la distanza emotiva è un atteggiamento utile qualora nutrissimo dei dubbi sulla persona che abbiamo di fronte (ad esempio un venditore che ci propone un “affare”) e può offrirci qualche possibilità in più nel valutare correttamente la veridicità delle sue affermazioni.  Durante le investigazioni gli inquirenti tendono a mettere a proprio agio l’interlocutore per indurlo a lasciarsi andare ed abbassare le barriere difesive ma è un metodo complesso che cela sia lati positivi che negativi: diminuisce il nervosismo dell’intervistato e lo incita all’apertura ma di converso un suo uso eccessivo riduce anche la capacità di giudizio dell’intervistatore. E’ infatti provato come distogliere lo sguardo  non sia  sempre segnale di disinteresse o timidezza ma serva ad aumentare la concentrazione, in quanto si ha una difficoltà enorme a guardare un viso e contemporaneamente prendere una decisione e pensare. Ecco spiegato perchè è così difficile diventare degli abili “scopritori di menzogne”: è necessario, insieme a precise tecniche di conduzione del colloquio ed a una conoscenza approfondita dei linguaggi del corpo, un controllo costante delle proprie emozioni, calibrando distacco emotivo ed apparente coinvolgimento.

Gli adolescenti hanno cervello?

Una domanda provocatoria? Ogni genitore di figli adolescenti lo pensa spesso scherzosamente, o lo teme preoccupato secondo i casi. Potrebbe sembrare  un giudizio sui giovani in generale, della ben nota serie “ Ai miei tempi sì che …” E non esiste maniera peggiore per rapportarsi a dei ragazzi che stanno faticosamente crescendo ma che manifestano comportamenti impulsivi, irrazionali e a volte imprevedibili.
Fino a pochi anni orsono si pensava, grazie agli studi di Jean Piaget, che il gradino più alto della scala dello sviluppo cognitivo fosse la fase delle “operazioni formali”, stadio che si completa intorno ai 12 anni. Inoltre era opinione comune che il comportamento eccitabile ed emotivo degli adolescenti fosse da imputare soltanto allo scoppio ormonale connaturato all’età. Le ricerche scientifiche e gli studi di neuroscienza degli ultimi anni ci dimostrano invece come le cose stiano diversamente: la parte del cervello – i lobi prefrontali, sede delle capacità di problem-solving – che rende gli adolescenti più responsabili, non è ancora matura come quella di un’adulto e si ritiene che l’encefalo nel suo complesso raggiunga lo sviluppo completo non prima dei 21 anni. Pertanto sovrabbondanza di ormoni, certo, ma anche scarsi controlli cognitivi necessari per comportamenti maturi. Un mix esplosivo.
Rispetto al passato la società ha subito spinte che non sempre sono state evolutive ed essere giovani oggi è più difficile di un tempo: vige la legge del tutto e subito, della fruibilità fine a se stessa per riempire vuoti esistenziali, il consumo è diventato pian piano consumismo, dall’uso dei mezzi di comunicazione si è passati all’abuso compulsivo, dalla globalizzazione si è giunti all’omologazione come fuga dalle proprie responsabilità. Le aree del cervello che frenano i comportamenti impulsivi e rischiosi sono ancora in fieri e lasciare i nostri ragazzi soli a se stessi, pensando che “ormai sono grandi” diventa come pretendere che un’automobile scenda e salga dalle montagne senza avere una guida affidabile.

Il compito di noi genitori è, ancor più che nel passato, quello di fungere da mediatori con l’ ambiente esterno, non imponendo divieti categorici ma motivando le scelte educative e suggerendo possibili alternative in un dialogo aperto e costruttivo. Secondo i dati 2009 dell’Osservatorio europeo delle droghe  sta crescendo l’abuso di cocaina ed eroina e l’ Italia è il paese europeo con il consumo più alto di cannabis. Siccome è anche dimostrato come i danni da ecstasy ledano a lungo termine proprio le zone cerebrali deputate alla valutazione del rischio, come possiamo agire in qualità di genitori?
In un certo senso sostituendoci ai loro lobi frontali in via di formazione e stimolandoli con costanza alla riflessione. Una sorta di ginnastica mentale.
Riporto una considerazione di uno dei ricercatori rivolta all’autrice del libro che indico alla fine dell’articolo: “Rifletta, per esempio, su quanto sto per dirle. Lei ha due figlie. Mi dica, crede di influenzarle di più facendo loro ramanzine o con quelle chiaccherate a ruota libera che ha con loro, quando sono sedute sul sedile posteriore della macchina?”

Ricordiamolo sempre: l’autoritarismo ed il controllo fine a se stessi finiscono per risultare la peggior prevenzione.
Una sbarra può venir facilmente scavalcata mentre stimolare la motivazione all’indipendenza di giudizio ha molte più probabilità di ottenere successo.
Un successo che preserverà il futuro dei nostri figli e la loro salute fisica e psichica.

Per approfondire: Capire un adolescente, Barbara Strauch, Mondadori.

AGGIORNAMENTO: un video che spiega come funziona il cervello dell’adolescente

Il sorriso

Come distinguere un vero sorriso di gioia da uno di circostanza? Guardiamo da vicino l’ esempio nell’immagine. Paul Ekman – professore di psicologia all’università della california ed esperto nello studio delle emozioni – nel suo libro “I volti della menzogna” analizza le espressioni facciali spontanee e quelle false e simulate dimostrando come le ultime siano caratterizzate da insorgenza più lenta, da asimmentria e da una persistenza inferiore o grandemente superiore a quelle spontanee. E’ famosa la distinzione tra sorriso simulato e sorriso spontaneo: nel primo interviene soltanto il muscolo grande zigomatico, che contraendosi solleva gli angoli della bocca mentre nel secondo interviene anche il muscolo orbicolare che disegna le tipiche rughe di espressione ai lati degli occhi. La maggioranza delle persone non è in grado di farlo “a comando”.

Detto così sembrebbe facile distinguere un vero sorriso di gioia da uno falso o di circostanza osservando semplicemente gli occhi del nostro interlocutore. In realtà, anche se il linguaggio del corpo tradisce spesso le vere emozioni, un bravo attore è in grado di simularle alla perfezione riportando alla mente, ad esempio nel caso del sorriso, un ricordo altamente positivo.

Una volta ho chiesto a Barbara Stanwyck il segreto della recitazione. Lei ha risposto: “Sii sincero. E se sai simularlo ce l’hai fatta. – George Burns

Pas_persone_altamente_sensibili

PAS persone altamente sensibili

Pas: Persone Altamente Sensibili, un acronimo per spiegare un tratto della personalità che condivide all’incirca il …

Covid-19 asta

20 marzo 2020 (covid-19)

Questo ti voglio dire ci dovevamo fermare. Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti ch’era troppo furioso il nostro fare. Stare …

benefici della scrittura

I 20 benefici della scrittura

Desiderate scoprire come mai disegnare una mappa mentale stimoli di più la memoria, piuttosto che utilizzare un software …