Mese: Luglio 2008

Balbuzie e ansia

balbuzie ansiaPer chiarire come ansia e balbuzie correlino tra loro è opportuno definire le differenze che esistono tra ansia di stato e ansia di tratto.
L’ansia-tratto può essere considerata una caratteristica stabile della personalità, un atteggiamento che riflette la modalità con cui un soggetto tende a percepire come minacciosi o pericolosi determinate situazioni ambientali, una sorta di predisposizione a provare sensazioni di ansia in circostanze a basso potere ansiogeno. Per i soggetti che presentano una elevata ansia-tratto quella ansiogena è la modalità di risposta abituale agli stimoli, mentre per gli altri è una modalità eccezionale.
L’ansia-stato invece può essere considerata come un’interruzione temporanea del continuum emozionale che si esprime attraverso una sensazione soggettiva di tensione, stress, apprensione, nervosismo, inquietudine, ed è associata ad attivazione del sistema nervoso autonomo. Alti livelli di ansia-stato risultano estremamente spiacevoli, dolorosi e disturbanti e stimolano il soggetto a mettere in atto dei meccanismi comportamentali di adattamento per evitare o ridurre queste sensazioni; questi meccanismi hanno successo se riescono ad allontanare lo stimolo ansiogeno o a valutarlo come meno minaccioso. Se questi meccanismi non riescono nel loro scopo, il soggetto può ricorrere a meccanismi di negazione o di repressione che sono, però, “antieconomici” poiché non aggrediscono alle radici la causa dell’ansia e possono diventare meccanismi maladattivi in quanto finiscono per aumentare l’ansia-tratto avviando (o perpetuando) una spirale perversa. Tenere distinti questi due tipi di ansia è fondamentale quando si voglia valutare le modificazione dell’ansia sotto trattamento poiché, solo valutando l’ansia-stato, si possono evidenziare i modi e i tempi delle variazioni del quadro generale, che difficilmente si potranno rilevare esplorando soltanto l’ansia-tratto.
Studi condotti negli ultimi otto anni affermano che :
• Generalmente chi balbetta è più ansioso, evita maggiormente le situazioni sociali e teme maggiormente il giudizio negativo rispetto ai normofluenti
• Chi balbetta è meno ansioso, evita meno le situazioni sociali e teme in misura minore il giudizio altrui rispetto a coloro che soffrono di fobia sociale
• I balbuzienti possiedono come paura specifica quella del parlato mentre non hanno sintomi fobici generalizzati
• In un certo grado l’ansia di tratto colora la personalità del balbuziente
• Il livello di gravità dell’ ansia di stato correla con il grado di severità della balbuzie
• L’ansia anticipatoria è un riflesso condizionato da precedenti esperienze di balbuzie
• I livelli di ansia sono minori rispetto ai pazienti affetti da fobia sociale e ristretti alla comunicazione

Sebbene un trattamento di successo sul sintomo balbuzie spesso diminuisca i livelli di ansia soggettivamente percepiti, qualora questi non scompaiano, o al contrario, configurino la possibilità di una ricaduta, sarà cura del counselor suggerire al cliente di avvalersi dell’ aiuto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta.
Il lavoro di equipe e la costruzione di una rete di differenti professionalità in interazione fra loro può essere considerata la miglior via per affrontare una sindrome complessa come la balbuzie.

 

Chi e’ coinvolto nel bullismo ?

prendere in giro balbuzie

In prima istanza può sembrare che il bullismo coinvolga solo due persone : il bullo e la sua vittima. Può anche sembrare che il bullismo accada nel privato, lontano dagli occhi di potenziali soccorritori. In realtà questo di solito è ben lontano dall’essere vero. Coloroso, nel suo libro, The Bully, the Bullied , and the Bystander (2003), sottolinea che gli episodi di bullismo coinvolgono almeno tre elementi, ognuno dei quali gioca uno specifico ruolo.

Il bullo
Il bullismo si caratterizza per essere di diverse forme e misure e per venire espresso nei modi e nelle circostanze più svariate. Uno stereotipo diffuso descrive i bulli come “tipi duri” che sopraffanno bambini più piccoli e deboli. In realtà ci sono molte caratteristiche che accomunano i bambini che manifestano comportamenti da bullo e certamente non vertono sul versante sopra menzionato in modo così semplicistico.
• Innanzitutto tendono ad avere una bassa autostima ed a soffrire di sentimenti di inadeguatezza.
• Spesso possiedono scarse competenze sociali e mancano di empatia e comprensione per i sentimenti altrui.
• Un tratto consueto che li unisce è il commettere atti di prepotenza verso gli altri per aiutare loro stessi a sentirsi maggiormente potenti.
Infatti si alimentano di altre persone che hanno caratteristiche uniche o diverse per nutrire la propria autostima ed avere la possibilità di focalizzarsi su qualcuno fuori da sè. Le differenze degli altri offrono loro la possibilità di esprimere la rabbia e una scusa per il loro comportamento inappropriato.
Naturalmente è doveroso riconoscere che i bulli non sono nati con queste caratteristiche e che a loro volta sono stati delle giovani vittime che cercano di superare vissuti di fallimento esprimendo una dolorosa aggressività sugli altri.

La vittima
Anche i bambini che sono vittime di episodi di bullismo differiscono gli uni dagli altri, possono essere di qualsiasi background socio-economico, di qualsiasi sesso, di qualsiasi grado di intelligenza e così via. L’unico elemento che unisce gli uni agli altri è rappresentato dal fatto di spiccare all’interno del gruppo per una ragione. Un bambino può essere l’ultimo arrivato nella scuola, un altro può essere troppo sensibile ed insicuro per il suo peso, un altro può portare gli occhiali o l’apparecchio per i denti, un altro essere troppo ricco o troppo povero, un altro può essere un lento corridore … Oppure essere un bambino che balbetta.
I bambini che subiscono il bullismo tendono a provare imbarazzo a causa della differenza che li rende individui irripetibili e unici rispetto agli altri. Possono credere di essere deboli o inadeguati e possono arrivare a pensare che il bullo è giustificato nei suoi attacchi verso di loro. Possono essere convinti che nessuno li aiuterà mai e convincersi che nessun adulto li appoggerà se parleranno del problema. Tutti i bambini sanno che essere “pettegoli” è una cosa disdicevole pertanto spesso pensano che il bullismo è soltanto un normale aspetto della vita che deve essere accettato. Possiamo invece aiutarli a capire che NON è vero e che è possibile trovare insieme una via d’uscita alla loro situazione.

Gli spettatori
La gente comune solitamente non pensa al ruolo giocato dagli spettatori durante atti che coinvolgono piccole vittime. I bulli desiderano intrattenere e beneficiare di un’audience, perciò necessitano di altri bambini coinvolti nella situazione. Questi altri bambini sono gli spettatori. E si comportano nei modi più svariati : accerchiando le vittime, spronando il bullo, divertendosi o semplicemente osservando in silenzio ed ignorando l’evento. L’adattamento non aiuta le vittime. In molte circostanze, queste reazioni degli osservatori finiscono invece per rinforzare il comportamento del bullo. Gli osservatori non intendono ferire il bambino che subisce ma nondimeno restano inattivi. Sono spesso dispiaciuti perché non sanno cosa fare, temono che interferire peggiori la situazione, oppure hanno paura che il bullo rivolga a loro la sua attenzione.

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