Mese: Novembre 2008

Le cause della balbuzie: una metafora per chiarirle

balbuzie-cause
Per spiegare ai genitori ipotetiche cause, genesi ed andamento della balbuzie, mi piace utilizzare una metafora : “la goccia che ha fatto traboccare il vaso”, un’idea nata nei più moderni ed avanzati centri di ricerca internazionali.* Può risultare uno strano mezzo per fornire informazioni, ma risulta un modo chiaro e semplice per chiarire la tanta disinformazione che altrimenti spesso annebbia la comprensione del disturbo.
L’analogia del vaso è utile per dimostrare che un fattore isolato tipicamente non causa la balbuzie. Invece fattori genetici, ambientali e di personalità, tutti rivestono uno specifico ruolo nell’insorgere della disfluenza. Vengono così suddivisi i fattori di rischio in tre grandi macro-aree : i fattori legati al bambino ( storia familiare di balbuzie, disordini concomitanti nel linguaggio, personalità, alto livello di sensibilità) stressors interpersonali ( cambiamenti importanti, eventi traumatici, conflitti in famiglia, richieste irrealistiche, stili di vita veloci) e stressors comunicativi (risposte negative alla balbuzie, interruzioni frequenti, domande pressanti, competizione nei turni di parola, flusso rapido nella conversazione).
Ogni fattore rappresenta una goccia per il vaso. Più “gocce” un bambino ha, più facilmente il vaso può traboccare, e far emegere episodi più intensi di balbuzie. Nondimeno è necessario sottolineare due aspetti fondamentali : il primo è che la “grandezza del vaso” è unica per ognuno ed è strettamente correlata alle intrinseche abilità motorie e linguistiche del bambino. Chi primeggia in queste aree avrà “vasi più grandi” e saranno necessari la compresenza di più fattori per far emergere la disfluenza. I bambini costruiti con un sistema più fragile avranno un “vaso più piccolo” e questo comporterà che saranno necessari meno fattori per scatenare il laringospasmo.
L’altro aspetto importante è che molti dei fattori descritti non scatenano di per sé la balbuzie, possono semmai contribuire a renderla più o meno intensa. Ad esempio, molti bambini hanno personalità particolarmente sensibili e vivono in ambienti non ideali per la comunicazione, ma non diventano per questo balbuzienti. Un’utile analogia rende meglio l’idea : il diabete di tipo 1 , come la balbuzie, ha delle chiare predisposizioni a livello genetico. Sebbene mangiare dolciumi e barrette di cioccolato non spinga il bambino ad ammalarsi di diabete, non è certamente una dieta adeguata per chi ne è affetto.
La metafora del vaso aiuta i genitori a comprendere quali siano i fattori più direttamente controllabili, in modo immediato e semplice. I fattori genetici e di personalità sono impossibili o molto difficili da cambiare, mentre l’ambiente, lo stile comunicativo e gli stressors interpersonali sono più facilmente modificabili. Questa analogia spesso aiuta i genitori a capire come mai la balbuzie sia così fluttuante e quali e quanti fattori giochino uno specifico ruolo. Fermo restando che al più tardi dagli otto anni è indicato un trattamento, qualora la balbuzie non accenni a diminuire stabilmente. Opportune indagini diagnostiche hanno dimostrato come ripetute stimolazioni delle aree cerebrali deputate al controllo della parola portino ad una rifunzionalizzazione delle stesse o all’attivazione di vie alternative. Pertanto la conseguenza del trattamento si riverbera nella personalità, aprendo la persona che balbetta, sia un adulto che un bambino, a nuove prospettive di vita. 

*Yaruss, J.S., Coleman, C., & Hammer, D. (2006). Treating preschool children who stutter: Description and preliminary evaluation of a family-focused treatment approach. Language, Speech, Hearing Services in Schools, vol. 37, pp. 118-138.

La balbuzie infantile: definizione e recenti indicazioni

balbuzie bambini

La balbuzie esordisce in genere tra i 2 ed i 7 anni di età con un picco intorno ai 5 e viene definita rispettivamente balbuzie primaria, balbuzie precoce, balbuzie infantile etc. Sappiamo con certezza che ne sono colpiti circa il 5% dei bambini in ogni cultura e società in ogni parte del mondo, mentre una recente ricerca australiana (Pediatrics, Vol. 123 No. 1 Gennaio 2009) riferisce addiritttura un’incidenza dell’8,5% all’età di 3 anni che sembra associata al momento di rapido sviluppo del sistema-linguaggio e all’esplosione del vocabolario.
E’ assodato che circa il 75% di loro andranno incontro ad una graduale risoluzione del disturbo mentre l’1% cronicizzerà la disfluenza. E’ comunque importante che la famiglia ed i care-givers del bambino attuino degli specifici comportamenti per fare in modo che il bimbo non resti traumatizzato o colpito negativamente nella sua autostima in questi periodi di difficoltà nella parola.
A ciò si aggiunge che agire prontamente insegnando una tecnica per il controllo della balbuzie in giovane età farà in modo che le ricadute psicologiche del non poter comunicare come si vorrebbe non segnino stabilmente la personalità del bambino in via di evoluzione.
Recenti studi effettuati su un ampio campione di gemelli avvalorano l’ipotesi di una sorta di vulnerabilità familiare alla balbuzie, sia per quanto riguarda la cronicizzazione sia per la risoluzione spontanea.*
Tali scoperte non devono spaventare nè colpevolizzare i genitori, piuttosto incoraggiarli e contenere l’allarmismo di cui sono spesso vittime inconsapevoli, frutto di informazioni ormai superate e scientificamente non validate. La genesi della balbuzie è da ricercare in molte cause di svariata e complessa origine, il fattore psicologico come elemento principe è ormai un concetto superato a livello internazionale. Ci si può avvalere di un parallelismo medico per far capire ai familiari la complessità e nel contempo la semplicità del fenomeno: sarebbe come ritenere che l’acquisto di un cucciolo ha causato forti crisi di asma in un bambino portato a manifestare il disturbo e pensare che senza l’elemento scatenante la difficoltà respiratoria non sarebbe mai apparsa. La reazione è solitamente di un gran sollievo.
L’ambiente andrà sicuramente modificato per il benessere del bambino di concerto al metodo scelto per  affrontare la disfluenza, ma non per questo il genitore si deve sentire responsabile di aver ingenerato il disturbo, che prima o poi sarebbe facilmente apparso a fronte di un qualsiasi altro stress ambientale.

* Genetic etiology in cases of recovered and persistent stuttering in an unselected, longitudinal sample of young twins. Dworzynski K., Remington A., Rijsdijk F., Howell P., Plomon R., – Am J Speech Lang Pathol. 2007 May; 16(2): 169-178

Carta dei fattori di rischio della Stuttering Foundation of America

Fattore di rischioPiù probabile l’evoluzione in balbuzieVero per il mio bimbo
Storia familiare di balbuzieGenitori, o altro parente che balbetta
Età d’esordioDopo i 3 anni e mezzo
GenereMaschio
Tempo trascorso dall’esordioBalbetta da 6/12 mesi o più
Altri problemi di linguaggioErrori nei suoni, difficoltà nell’essere compreso, difficoltà nel seguire le istruzioni

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