Mese: Marzo 2011

Domande frequenti sulla balbuzie

Passerà da sola? La balbuzie si manifesta nel 5% dei bambini tra i 2 ed i 7 anni d’età; il 75-80% di loro torneranno gradualmente alla fluenza; IMP: qualora  persista oltre i 12/18 mesi dall’esordio, le probabilità di una risoluzione spontanea diminuiscono e diventa necessario iniziare un percorso rieducativo.
Quali sono le cause della balbuzie? Al momento si ritiene che l’origine  della balbuzie sia da imputarsi a più fattori: ereditari (all’incirca il 50% dei balbuzienti hanno precedenti in famiglia), neurofisiologici, fattori legati allo sviluppo e/o alle dinamiche familiari che possono esacerbare il disturbo.
Se la balbuzie ha una componente genetica non posso farci nulla? Falso. Il pensiero comune spesso comporta questo mito: genetica=impotenza. Niente di più errato. Gli studi servono semmai  a comprendere meglio il problema. La consapevolezza dell’origine in parte genetica non deve essere paralizzante, ma stimolare all’azione i genitori qualora il bimbo balbetti da 12/18 mesi.
La balbuzie è dovuta ad un trauma? Falso. La convinzione della causa psicologica è ormai superata a livello internazionale. Bambini ed adulti che balbettano non differiscono da chi è fluente relativamente a disordini psicologici. Spesso spiccano per maggiore sensibilità, ma questa peculiarità non costituisce certamente la causa, semmai  rappresenta una caratteristica distintiva.
Le persone che balbettano sono meno intelligenti? Falso. L’intelligenza è assolutamente normale, l’autonomia e la consapevolezza del proprio valore vanno sempre stimolate e salvaguardate. Spesso, per compensazione,  chi balbetta ha maturato un ampio vocabolario, utile alla sostituzione dei vocaboli all’insorgere dei blocchi. Non di rado, una volta acquisita la fluenza, l’ eloquio è particolarmente ricco ed elaborato.
E’ colpa dei miei genitori se balbetto? Falso. I genitori possono migliorare i loro stili comunicativi e di vita, ma non per questo vanno colpevolizzati o ritenuti responsabili dell’insorgere del problema, che ha tutt’altra causa. Purtroppo in parte ancora sconosciuta.
La balbuzie si apprende per imitazione? Falso. La balbuzie non si “attacca”, non è un virus. Né un genitore, né un compagno di scuola balbuziente possono esserne ritenuti responsabili. Ad oggi nessuna ricerca lo dimostra.
E’ d’aiuto dire: “prendi un bel respiro… pensa a ciò che vuoi dire prima di dirlo”? Falso. No, non è d’aiuto. Anzi…  Sottolinea il problema in maniera controproducente, stimolando ulteriore tensione. E’ invece utile ascoltare attivamente e parlare lentamente senza interrompere.
Lo stress causa la balbuzie. Falso. Non causa direttamente la balbuzie, anche se la peggiora. L’ansia, in chi balbetta, è legata al linguaggio ed è una conseguenza della difficoltà nel comunicare che dovrebbe essere di facile comprensione anche per chi non è balbuziente.
E’ possibile smettere di balbettare? Vero. Non esistono cure miracolose che sortiscono effetti in breve tempo ma programmi che aiutano nel controllo del disturbo e che spesso portano a una gestione talmente soddisfacente ed efficace tale da far considerare il problema superato.  Per arrivare a questo è però necessario un approccio personalizzato a medio/lungo termine, che si avvalga di una tecnica specifica e che si faccia carico anche delle componenti relazionali, comunicative ed emotive.

lezione di leadership

A lezione di leadership

Se cerchiamo la keyword “leadership” su google otteniamo circa 252.000.000 risultati, il che ci fa presumibilmente pensare che su questo tema sia già stato scritto di tutto e di più. Inutile pertanto raccontare ancora una volta di cosa si tratti (WikipediA come sempre ne offre un breve  sunto), possiamo invece approfondire come si manifesta e quali valori sottende, osservandola con un differente approccio e da un’inusuale prospettiva, come una sorta di lezione di leadership.
La leadership non è un punto d’arrivo, ma un processo, un cambiamento continuo: ce lo illustra bene Chris Lowney nel suo libro “Leader per vocazione, i principi della leadership secondo i Gesuiti”, publicato nel 2005 dalla casa editrice del Sole24ore. Infatti, l’autore, ex-gesuita e poi direttore generale per quasi vent’anni della J.P. Morgan, analizza come abbia fatto la più grande congregazione del mondo ad avere un successo che continua imperterrito la sua marcia da quasi 500 anni. Ne esamina pertanto i pilastri ed i principi senza tempo che qui brevemente riassumo, estrapolandoli dal testo. Per approfondire acquistate il libro, ne incoraggio caldamente la lettura, interessante anche dal punto di vista storico-culturale. Per dirla i brave si tratta di una vera e propria lezione di leadership.

Consapevolezza di sè:

“ Mettere ordine nella propria vita”

Un leader si evolve sapendo perfettamente chi è e a quali valori si attiene, raggiungendo la piena consapevolezza di quelli che possono essere i punti ciechi e pericolosi o le debolezze che potrebbero sviarlo dal suo cammino e coltivando l’abitudine di riflettere su di sé e di approfondire le proprie conoscenze. Pag. 28

Spirito di iniziativa:

“Il mondo intero sarà la nostra casa”
Un leader si sente e fa sentire gli altri a proprio agio anche in un mondo in evoluzione. Egli esplora avidamente nuove idee, nuovi approcci e nuove culture anziché rinserrarsi in un atteggiamento di difesa da tutto ciò che può essere appostato dietro ogni angolo della vita. Saldamente ancorato a valori e principi “non trattabili”, egli coltiva quell’ “indifferenza” che gli permette di adattarsi a ogni fenomeno senza perdere la propria sicurezza. Pag. 30

Amore:

“Piuttosto amore che timore”
Un leader affronta il mondo con una sana e sicura percezione di se stesso, sentendosi dotato del talento, della dignità e delle potenzialità necessarie per essere una guida. Questi stessi attributi egli li riscontra negli altri e si impegna con passione a onorare e dischiudere il potenziale che vede in sé e nelle altre persone. Egli crea attorno a sé un ambiente definito e arricchito da sempre nuova energia, affetto e reciproco sostegno. Pag. 32

Eroismo:

“Spronare grandi desideri”
Un leader ha un’immagine ispirata del futuro e lotta per darle forma concreta, anziché restarsene a guardare passivamente ciò che accadrà intorno a lui. Gli eroi sanno ricavare oro da ogni opportunità in cui si imbattono, anziché aspettare che sia qualcun’altro a offrire loro delle dorate opportunità. Pag. 34

Essere leader significa essere padroni di se stessi e delle proprie scelte, essere proattivi ed assertivi, lottare pacificamente per ciò in cui si crede, predisporsi al cambiamento ed accogliere il diverso integrandolo in una nuova dinamica visione. D’altra parte significa anche guardare all’altro con amore, stimolando in lui i lati positivi ed aiutandolo per converso a debellare le debolezze proiettando lo sguardo e gli obiettivi al domani. Conseguentemente si tratta di un modo di essere che non compie soltanto il manager d’impresa, ma il genitore, l’insegnante, il compagno di una vita, l’amico. E perchè no, lo sconosciuto che incontriamo alla fermata del tram.
Lo può fare ognuno di noi, tutti i giorni.
Per cambiare, andando a lezione di leadership.

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