Categoria: Counseling

Vulnerabilità e vergogna

breneBrené Brown è research professor presso l’Università di Houston. Ha speso gran parte della sua carriera accademica nello studio della vulnerabilità, del coraggio, dell’autenticità, della vergogna e dell’empatia. Ed è anche una storyteller eccezionale, capace di coinvolgere, emozionare e trasmettere concetti profondi e delicati strappando sorrisi e risate al pubblico. Da vedere assolutamente. Leggi di più…

Allenare il talento

E’ con vero piacere che condivido una breve recensione su un ebook di autoaiuto con tema il talento: “Esprimi il tuo Talento. Il Talent Coaching per la vita, per l’arte, per l’uomo”. L’autrice Natascia Pane è una Literary Manager e  Talent Coach, qui al link la sua biografia, già stimolante di per sè. Non a caso l’autrice ha oculatamente identificato il formato digitale per poter raggiungere il più alto numero di persone possibile, usufruendo così dei nuovi media e della loro viralità. Scelta quanto mai opportuna in momenti difficili come gli attuali, per rammentare a tutti di essere i veri artefici del proprio destino, di possedere un talento che va solo allenato e diventare così i concreti realizzatori dei propri sogni. Chi non ne ha uno, nascosto in qualche recesso della memoria? L’autrice definisce infatti il talento come “l’espressione realizzata di ciò che siamo” e lo considera “una scelta frutto di esercizio, costanza e scommessa su noi stessi”. Nel manuale potrete trovare una serie di esercizi pratici per riscoprire il vostro e mettervi in gioco fin da subito; esercizi da svolgere quotidianamente e che necessitano di semplici materiali, reperibili ovunque: matite colorate, carta e penna, uno specchio, una macchina fotografica, un gomitolo di lana.

Allego un estratto dal comunicato stampa dell’agenzia Contrappunto: È un saggio innovativo, delicato e forte, etereo e concreto. È rivolto a chiunque creda di non aver alcun Talento, ma non vede l’ora di essere smentito. A chi crede che ci sia qualcosa di speciale dentro di sé, ma non sa come farlo uscire. A chi pensa di aver perso la speranza, ma è pronto a ritrovarla.
È scritto per conoscere se stessi un po’ più a fondo, senza limiti. Un manuale per allenarsi alla vita.

Potete trovare l’ebook su iBookstore.
Buona lettura e … Buon allenamento!

aquilone

Liberare i segreti

Sostenere di non avere segreti per nessuno equivale a dire che non si mente mai. Ognuno di noi ne possiede, grandi o piccoli che siano. I segreti regolano la distanza emotiva nelle nostre relazioni, non diciamo tutto a tutti. I segreti servono a non scalfire l’immagine sociale. I segreti esistono per non far del male inutile agli altri. E così via… Potrei scrivere un elenco infinito di motivazioni che ci spingono a non aprire quel piccolo scrigno segreto che ognuno di noi custodisce da qualche parte.
Questo vale quando i segreti sono innocui, o ci fanno sorridere.
Ma quando i segreti ci nuocciono? Quando diventano un peso insopportabile? Quando invece di proteggere minano le relazioni con i non detti? Quando temiamo che una volta rivelati ci rovinino per sempre? Quando si trasformano in una trasmissione generazionale all’interno della famiglia, una sorta di congiura del silenzio? Argomenti intoccabili, tabù?
Col passare del tempo si fanno inevitabilmente  più difficili da gestire e finiscono per occupare uno spazio interiore troppo grande, alterando la nostra autenticità, creando ansia, timore del giudizio, senso di inadeguatezza, convinzione di non poter essere compresi o creduti. Da nessuno.
Bene, non è vero. Non è vero.
Quanto sarebbe liberatorio esprimerli, allora?
Ma a chi?
A qualcuno di cui ti fidi, che sia un amico o uno sconosciuto; a qualcuno che ti garantisca la riservatezza o come primo passo a qualcuno che abbia fatto dell’ascolto una professione. E nella liberazione catartica scoprirai che rendendo dicibile l’indicibile avrai meno paura di continuare a parlarne. A tutti o solo ad alcuni, che sceglierai. E se deciderai di non comunicarlo a nessun altro avrai comunque rotto il muro del silenzio.

Scoprirai che hai la vita davanti, la tua.

E non il tuo segreto, che ti ha bloccato per tanto tempo.
Parlare aiuta, senza se e senza ma.

Per dirlo con gli scritti di Eugenio Borgna (Le emozioni ferite), noto maestro della fenomenologia italiana: “la parola che crea fiducia e stabilisce un contatto emozionale, la parola che incrina le solitudini e libera gli aquiloni della speranza nei vortici storditi del vento…”

 

Training Autogeno e rilassamento

rilassamento Il Training autogeno è una tecnica di rilassamento ideata nella prima metà del secolo da J.H. Schultz, neurologo e dermatologo,  che prende l’avvio dai suoi studi in medicina psicosomatica e ipnosi. In quest’ambito notò come i suoi assistiti sperimentassero sensazioni di pesantezza e calore dopo le sedute, unitamente a sensazioni di rilassamento. L’ipnosi si basa infatti sulla “commutazione fondamentale” che viene prodotta sia a livello psichico che somatico e Schultz perfezionò una metodologia capace di ottenere il medesimo effetto in modo autoindotto senza l’ausilio del terapeuta al fine di “trasmettere al partecipante migliore contatto col proprio sistema nervoso vegetativo, quindi con il controllo delle energie, dalla fase di strutturazione alla fase di utilizzo delle stesse e viceversa, e di renderlo in ciò più concentrato, disteso, e anche più creativo e produttivo.” (Wallnofer, 2008)

Io penso che, come un giardiniere che ripulisce dagli intralci il giardino, sia possibile rimuovere gli ostacoli che impediscono il vero sviluppo individuale. “Schultz I.H.”

Training autogeno significa “allenamento” che si genera (greco=genos) “da sé” (greco=autos) e consta nell’ allenarsi, almeno tre volte al giorno, nell’esecuzione di sei esercizi di base che si consiglia siano insegnati da un conduttore che abbia adeguata formazione e che abbia sperimentato il TA su di sè. Nell’arco di una decina di incontri, in gruppo o individuali, è possibile diventare indipendenti  continuando a praticare l’allenamento in completa autonomia.  L’allenamento richiede un setting adeguato allo scopo e che il soggetto entri in contatto mentale con le zone del corpo indicate dalla formula relativa ad ogni esercizio, un’attitudine mentale che focalizzi l’attenzione più sul processo che sul risultato e la ripetizione mentale delle formule autogene secondo le indicazioni del conduttore del training.

Gli esercizi si dividono in due fondamentali:

  • il primo tende a produrre uno stato di rilassamento muscolare, dei muscoli striati e lisci;
  • il secondo porta ad una vasodilatazione periferica con conseguente aumento del flusso sanguigno e percezione del calore corporeo.

E  quattro complementari:

  • esercizio del cuore
  • esercizio del respiro
  • esercizio del plesso solare
  • esercizio della fronte fresca

Per sperimentare l’autogenia è necessaria l’inibizione dell’attenzione esterna e la sua commutazione verso l’attenzione interna, l’accettazione passiva di tutte le percezioni presenti e il mantenere per alcuni minuti lo stato di esclusiva percezione del funzionamento dell’organismo in condizioni di minima interferenza della volontà. (De Rivera Y Revuelta). Lo stato mentale della concentrazione passiva ricorda il paradosso Taoista del wei wu wei, inteso come azione senza azione, per arrivare a concentrarsi e nel contempo lasciar accadere, lasciando fluire e scorrere i pensieri con un atteggiamento mentale di noncuranza.wei-wu-wei Ci si addestra al non-fare, mantenendo un atteggiamento di osservazione ricettiva senza né rifiutare né partecipare a ciò che si osservaPossiamo inoltre pensare al training autogeno come alla via occidentale della meditazione, in quanto è provato come la concentrazione passiva induca uno stato alterato di coscienza (ASCI); già da sola l’esperienza ASCI  può favorire stabilità emotiva e la soluzione di conflitti interni, donando rilassamento e una visione ampliata della realtà personale.

“Il significato pratico di uno smorzamento della risonanza emotiva è evidentemente di grande importanza nella vita quotidiana.[…] Esso può inoltre essere anche utilizzato come tecnica profilattica allo scopo di consentire la possibilità di difendersi da situazioni particolarmente impegnative che si debbano affrontare.”
(J.H. Schultz, 1966)

“Si otterrà così un tono affettivo di base connotato da benessere e pace (sembra essere l’opposto dell’ansia), una consapevole percezione degli organi interni ed una maggior chiarificazione interiore, infatti la pratica costante “consente una specie di interiorizzazione con un rientrare in se stessi, per cogliervi nello stato di passività […], il nostro mondo interiore.” (J.H. Schultz, 1966)

L’allenamento può essere svolto in tre differenti posizioni: da seduti, supini o nella posizione del cocchiere, altrimenti detta dello sgabello.

Gli effetti che si acquisiscono nel tempo sono i seguenti:

  • Un più profondo e rapido recupero di energie
  • L’autoinduzione della calma e conseguente rilassamento
  • L’autoregolazione delle funzioni corporee altrimenti involontarie (es. circolazione sanguigna)
  • Il miglioramento nelle prestazioni
  • La diminuzione della percezione del dolore (non si tratta però di repressione)
  • L’autodeterminazione attraverso formule di proponimenti in base alle necessità del singolo
  • Introspezione e autocontrollo, grazie alla visualizzazione interiore durante lo stato psichico concentrativo.

“Il Training Autogeno può dunque contribuire all’autosviluppo e all’autoconoscenza, senza alcuna suggestione esterna e senza un piano esterno secondo il quale l’uomo abbia da svilupparsi. Colui che diventa più calmo, e non certo più indifferente, o più povero di reazioni, può agire più liberamente; e colui che può acquisire questa calma, con l’aiuto di uno specialista (ma autogenicamente!) sarà più sicuro di sé e comunicherà meglio col suo ambiente. Una tale sicurezza interiore – auto conquistata – non solo rende liberi da disturbi, e attutisce reazioni esagerate sia nell’area psichica che fisica, ma rende libera la via verso il “vero” uomo in noi”.
(Wallnofer, 2008)

Bibliografia di riferimento
Brancaleone F., TBA: Terapia Bionomico Autogena. Fondamenti, principi, tecniche e applicazioni. Franco Angeli, 2010.

De Rivera y Revuelta J. L. G., Psicoterapia autogena – 1 parte Training Autogeno di Base, Edizioni libreria Cortina, Torino 2009

Schultz I.H., Il Training autogeno – metodo di distensione da concentrazione psichica, Collana Campi del Sapere, Feltrinelli, 2010

Schultz I.H., Quaderno di esercizi per il training autogeno, a cura di D. Langen, Campi del Sapere, Feltrinelli, 2010

Wallnofer H., Sani con il Training Autogeno e la psicoterapia autogena, Armando Editore, 2008

Dove vai? A scuola di empatia

Daniel Goleman ci parla di Intelligenza emotiva sin dagli anni ’90, ovvero di un modo alternativo di essere intelligenti, utile alla vita pratica, dove il quoziente intellettivo in senso stretto e gli studi effettuati contano relativamente, perchè il successo nella vita dipende da altro.

Ad oggi le aziende più innovative non ricercano soltanto il curriculum perfetto, con chiarezza espositiva, corsi universitari ed esperienze professionali presentate con efficienza. Il candidato durante il colloquio è spesso chiamato a  dimostrare doti di flessibilità, adattabilità, creatività, capacità di gestione delle relazioni e abilità sociali per cooperare e lavorare in team.

Ambiti come la vendita o la dirigenza richiedono doti empatiche non meno di professioni orientate all’aiuto e all’insegnamento e la “sordità emotiva” rischia di far pagare caro il suo scotto, non soltanto nella vita privata e amicale.
Quali sono, secondo Goleman, le competenze emotive e sociali che ognuno di noi è pertanto chiamato a far proprie?

  1. Consapevolezza di sé: conoscere in ogni particolare momento i propri sentimenti e le proprie preferenze e usare questa conoscenza per guidare i processi decisionali; avere una valutazione realistica delle proprie abilità e una ben fondata fiducia in se stessi.
  2. Dominio di sé: gestire le proprie emozioni così che esse – invece di interferire con il compito in corso – lo facilitino; essere coscienziosi e capaci di posporre le gratificazioni per perseguire i propri obiettivi; sapersi riprendere bene dalla sofferenza emotiva.
  3. Motivazione: usare le proprie preferenze più intime per spronare e guidare se stessi al raggiungimento dei propri obiettivi, come pure per aiutarsi a prendere l’iniziativa; essere altamente efficienti e perseverare nonostante insuccessi e frustrazioni.
  4. Empatia: percepire i sentimenti degli altri, essere in grado di  adottare la loro prospettiva e coltivare fiducia e sintonia emotiva con un’ampia gamma di persone fra loro diverse.
  5. Abilità sociali: gestire bene le  emozioni nelle relazioni e saper leggere accuratamente le situazioni e le reti sociali; interagire fluidamente con gli altri; usare queste capacità per persuaderli e guidarli, per negoziare e ricomporre dispute, come pure per cooperare e lavorare in team. (Goleman, Lavorare con intelligenza emotiva, 376).

La scuola prima ed i percorsi universitari poi non prevedono una formazione all’essere umano, un’alfabetizzazione emotiva. Se da una parte dismalcorati assistiamo all’incipiente disgregazione dei valori, alla sete di successo all’insegna del tutto e subito, alla crisi economica, morale ed ambientale, dall’altra il movimento di riscoperta dell’empatia (caratteristica distintiva dell’essere umano che può essere appresa ed allenata) si muove galoppando e coinvolgendo ogni ambito della società come sana reazione ed istinto di sopravvivenza della specie.
Ed è in questo contesto culturale che nascono nuove professioni o  si riscoprono antiche pratiche, eccone alcune:

  • il counseling in qualità di percorso di consapevolezza e  relazione di aiuto,
  • la grafologia come conoscenza di sè e degli altri,
  • l’arte intesa come esplorazione e manifestazione di sè.

Attività, percorsi e laboratori che non si rivolgono all’individuo psichicamente patologico, ma a chi desidera ascoltare la propria voce interiore, accedere alle  risorse  sopite e risvegliare quella fiammella capace di esprimere il meglio di ognuno di noi.

training autogeno

Training autogeno e ricerca

Il Training autogeno di J.H. Schultz è una tecnica di rilassamento conosciuta tra la gente comune per essere particolarmente utile in caso di ansia e disturbi psicosomatici, mentre può essere utilizzata in svariati ambiti, anche non patologici:

  • Nello sport per migliorare sia concentrazione che performance
  • In azienda, per prevenire burn-out e stress ottimizzando la produttività
  • Da qualsiasi individuo sano a scopo preventivo e/o  crescita personale.

Training autogeno significa “allenamento” che si genera (greco=genos) “da sé” (greco=autos)

Il training consta nell’ allenarsi, inizialmente tre volte al giorno, nell’esecuzione dei sei esercizi di base (pesantezza, calore, cuore, respiro, plesso solare e fronte fresca) con la guida di un conduttore che abbia adeguata formazione: esistono molti manuali “fai da te” in commercio, ma essere accompagnati nell’apprendimento della tecnica evita di incorrere in inevitabili errori, che renderebbero vano lo sforzo.

Successivamente, una volta appreso il metodo, nell’arco di circa 10/12 incontri, è possibile continuare da soli e diventare completamente autonomi assaporando i benefici effetti della distensione nella vita quotidiana. Ma quali sono?

  1. Un più profondo e rapido recupero di energie
  2. L’autoinduzione della calma
  3. Il miglioramento nelle prestazioni
  4. L’autodeterminazione attraverso formule di proponimenti in base alle necessità del singolo
  5. Introspezione e autocontrollo, grazie alla visualizzazione interiore durante lo stato di concentrazione passiva.

Una ricerca recentemente pubblicata nel Journal of Clinical and Experimental Hypnosis indaga per la prima volta gli effetti del training autogeno nel cervello tramite la risonanza magnetica funzionale (fMRI): 19 soggetti allenati ed un gruppo di controllo sono stati valutati durante una sessione di training ed è emersocome nei primi sia maggiore l’attivazione della zona dell’insula e della corteccia prefrontale, il che ci suggerisce e comprova come i soggetti esperti siano differenti nel processamento delle emozioni e nel grado di auto-consapevolezza.

Da leggere:

– Il Training autogeno, J.H. Shultz, Esercizi inferiori, Feltrinelli. – J. L. G. De Rivera y Revuelta, Psicoterapia autogena – 1 parte Training Autogeno di Base, Edizioni Libreria Cortina, Torino

Fonti

1.

Schlamann M1, Naglatzki R, de Greiff A, Forsting M, Gizewski ER. Autogenic training alters cerebral activation patterns in fMRI. Int J Clin Exp Hypn. 2010 Oct;58(4):444-56. PMID: 20799123. [PubMed] [Read by QxMD]

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