Categoria: Empatia

empatia e compassione

Empatia e compassione

Oggi parliamo di “empatia” e “compassione”, due termini simili ma sottilmente differenti. Vediamo cosa ci dice Wikipedia:

La compassione (dal latino cum patior – soffro con – e dal greco “συμπἀθεια” , sym patheia – “simpatia”, provare emozioni con..) è un sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui provandone pena e desiderando alleviarla.

Il concetto di compassione richiama quello di empatia dal greco “εμπαθεια” (empateia, composta da en-, “dentro”, e pathos, “affezione o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione soggettiva che legava lo spettatore del teatro greco antico all’attore recitante ed anche l’immedesimazione che questi aveva con il personaggio che interpretava.

Nelle scienze umane, il termine empatia è passato a designare un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da un impegno di comprensione dell’altro, escludendo ogni attitudine istintiva affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale.

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Vulnerabilità e vergogna

breneBrené Brown è research professor presso l’Università di Houston. Ha speso gran parte della sua carriera accademica nello studio della vulnerabilità, del coraggio, dell’autenticità, della vergogna e dell’empatia. Ed è anche una storyteller eccezionale, capace di coinvolgere, emozionare e trasmettere concetti profondi e delicati strappando sorrisi e risate al pubblico. Da vedere assolutamente. Leggi di più…

empatia e differenze di genere

Empatia e stress: differenze di genere

I generi processano diversamente empatia e stress: sotto stress le donne sono più empatiche, gli uomini più egocentrici.

Una ricerca, sviluppata dal SISSA di Trieste in collaborazione con le Università di Vienna e di Friburgo, recentemente pubblicata su Psychoneuroendocrinology rivela come si differenzino le reazioni di uomini e donne durante compiti stressanti: i primi attenuano le  loro capacità di distinguere tra sè e l’altro diventando più egocentrici, mentre le seconde aumentano le capacità di discriminazione, col risultato di assumere comportamenti  maggiormente  empatici e prosociali.

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Fonti

1.

Tomova L1, von Dawans B2, Heinrichs M3, Silani G4, Lamm C5. Is stress affecting our ability to tune into others? Evidence for gender differences in the effects of stress on self-other distinction. Psychoneuroendocrinology. 2014 May;43:95-104. PMID: 24703175. [PubMed] [Read by QxMD]

empatia e simpatia

Empatia VS Simpatia

Teresa Wiseman ha individuato le quattro qualità dell’empatia: assunzione di prospettiva, la capacità di mettersi nei panni di un’altra persona, nessun giudizio e… Comunicarlo! Ma quante volte riusciamo a farlo? Quante volte invece cadiamo nell’indulgenza, in frasi apparentemente consolatorie che in realtà comunicano distanza oppure una valutazione, mascherata da consiglio? Empatia invece è entrare in connessione con l’Altro e spesso non sono nemmeno necessarie le parole. Basta un abbraccio.

Empatia e bambini

Rabbia, paura, colpa, felicita’ e tristezza. Se i bambini ne parlano, in piccoli gruppi e sotto la guida di un adulto, riescono a essere piu’ empatici e migliorano le loro capacita’ cognitive. E’ il risultato di uno studio, condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Universita’ di Milano-Bicocca e pubblicato sul Journal of Experimental Child Psychology, nell’ambito del progetto PRIN del 2008 Star bene a scuola: il ruolo della teoria della mente nel favorire lo sviluppo socio-motivo e cognitivo nella scuola primaria.

Sulla scia dei risultati conseguiti in due precedenti studi, condotti dallo stesso team con bambini tra i 3 e i 5 anni, la ricerca, svolta in collaborazione con l’Universita’ di Manitoba del Canada, ha coinvolto 110 bambini delle scuole elementari dell’hinterland milanese. I bambini, distribuiti in un gruppo sperimentale e in uno di controllo, avevano tra i 7 e gli 8 anni. Quattro le fasi dello studio: pre-test, training, post-test e follow-up. Nella fase di pre-test sono state proposte ai bambini prove individuali di “comprensione delle emozioni”, di “empatia” e di “teoria della mente” (prova cognitiva), per valutare il livello di partenza. Poi si e’ passati alla fase di training che e’ durata circa due mesi.

Durante questo periodo, i bambini del gruppo sperimentale, dopo aver ascoltato delle storie a contenuto emotivo, venivano coinvolti nelle conversazioni sulla comprensione della natura, delle cause e della regolazione delle emozioni. Per promuovere la partecipazione attiva di tutti i bambini, il gruppo e’ stato a sua volta suddiviso in piccole classi di circa sei bambini.

Le attivita’ si sono concentrate su cinque emozioni, di cui quattro di base (felicita’, rabbia, paura e tristezza) e una complessa (senso di colpa). Ciascuna di queste emozioni e’ stata oggetto di conversazione per tre incontri: il primo focalizzato sulla comprensione dell’espressione, il secondo sulla comprensione delle cause e il terzo sulla comprensione delle strategie di regolazione dell’emozione target. Ogni incontro e’ stato strutturato in quattro momenti: introduzione al tema da parte dell’adulto, un racconto di vita quotidiana, avvio della conversazione, e riflessione finale da parte dell’adulto. I bambini del gruppo di controllo, invece, ascoltavano le storie e in seguito facevano un disegno, non partecipando dunque alla conversazione. Nella fase post-test, ai bambini sono state nuovamente proposte le prove; infine, dopo due mesi, a tutti i partecipanti e’ stata riproposta la prova di comprensione delle emozioni per verificare la persistenza degli effetti prodotti dall’intervento. E’ emerso che il gruppo dei bambini sottoposti all’intervento migliora significativamente, rispetto al gruppo di controllo, in vari aspetti della comprensione delle emozioni, nella dimensione cognitiva dell’empatia, e nella prova cognitiva di teoria della mente. La spiegazione dei risultati sta nell’uso della conversazione in piccolo gruppo, che ha favorito il decentramento cognitivo, l’assunzione del punto di vista dell’altro, la consapevolezza delle differenze individuali e il collegamento – da parte dei bambini – tra mondo interno non visibile e azioni manifeste.

“La novita’ dello studio – ha spiegato Ilaria Grazzani, coordinatrice della ricerca e docente di Psicologia dello sviluppo e psicologia dell’educazione – consiste proprio nell’avere scoperto che l’intervento sulle emozioni produce miglioramenti anche nella capacita’ cognitiva di ‘teoria della mente’, ovvero nella capacita’ che consente di prevedere i comportamenti degli altri sulla base dell’inferenza dei loro stati mentali (‘se ha fatto questo, forse e’ perche’ desiderava qualcosa’; ‘se ha agito in un certo modo doveva essere arrabbiato’)”. “All’interno della scuola primaria tradizionalmente deputata all’insegnamento dei saperi curriculari – ha aggiunto Veronica Ornaghi, assegnista di ricerca – e’ possibile realizzare interventi che, oltre a potenziare le abilita’ socio-emotive, come la comprensione delle cause delle emozioni, l’empatia e l’aiuto nei confronti dell’altro, producono anche miglioramenti su capacita’ di tipo cognitivo, per esempio, rappresentarsi la mente dell’altro e prevederne i comportamenti, un’abilita’ indispensabile nella vita sociale”. Fonte: (AGI) Red/Pgi .

Resilienza & tempi moderni

Mai come ora in tempi di recessione economica e crisi istituzionali si fa necessario che ognuno di noi sia resiliente e porti avanti i suoi obiettivi con spirito indomito e perseveranza, quasi fosse una sfida verso le circostanze. Siamo padroni delle nostre vite ed abbiamo possibilità di scelta, sempre, anche nelle situazioni più avverse. E’ il nostro sentirci coinvolti e impegnati che ci rende parte attiva di mutamenti e prese di decisione. A qualsiasi livello, dal più basso al più alto, e viceversa.
Nessuno escluso.
Quando ci coglie la netta sensazione di aver perso il controllo della situazione, o meglio, di non averlo mai posseduto… ricordiamo che stiamo rischiando di scivolare in un ottimo alibi per non sentirci responsabili, di noi, e degli altri.

E qualora l’orizzonte ci sembri talmente fosco da non distinguerne più i contorni… E che tutto concorra nel farci perdere la fiducia nel domani…

Chiediamo aiuto.

Ed apriamoci a qualcuno che ci ascolti veramente, che non proietti su di noi le sue personali  aspirazioni e/o angosce, per  raggiungere quelle risorse  nascoste nel nostro animo spaventato, ma che vivificano la luminosa scintilla d’oro: la speranza. 

 

Concludo citando un passo di Cunsuelo Casula, tratto dal libro “La forza della Vulnerabilità”.

La resilienza è la forza delle persone che, nonostante siano state ferite, si considerano non vittime ma utilizzatori delle proprie risorse e si preparano a recuperare le risorse necessarie per affrontare il futuro con speranza progettuale. La parola resilienza (dal latino resilire, rimbalzare) in fisica indica la proprietà dei materiali di riprendere la forma originaria dopo aver subito un colpo. In sociologia e psicologia evidenzia la capacità umana di superare le difficoltà della vita con elasticità, vitalità, energia, ingegnosità. Resilienza è l’abilità di superare le avversità, di affrontare i fattori di rischio, di rialzarsi dopo una crisi, più forti e più ingegnosi di prima: è l’abilità di superare le ingiustizie della vita senza soccombere.

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