Mese: Aprile 2009

Balbuzie e genitori: impatto emotivo

impatto emotivo balbuzie

L’ impatto emotivo sui genitori, qualora un figlio/a balbetti, è stato poco studiato. Ricerche specifiche sull’argomento non sono ancora state svolte, pertanto ciò che possiamo trasmettere è soltanto l’ osservazione, nata dall’esperienza personale, del singolo counselor. Nonostante nella maggioranza dei casi la famiglia e l’ambiente di riferimento del bambino sappiano trovare le risorse interiori per affrontare il problema, capita di sovente che il vissuto dei genitori procuri sofferenza e disagio, sia al bambino, che ai genitori stessi. Nel caso in cui uno di loro sia una persona che balbetta il timore di essere responsabile di aver geneticamente trasmesso il disturbo o di aver involontariamente fornito un modello linguistico errato ingenerano sensi di colpa così profondi che a volte portano alla negazione stessa del problema. Altre volte l’ aver offerto un’educazione rigida, causa di ansia per il bimbo, oppure un’eccessiva protezione, originano paure che raggelano e bloccano, ispirando un circolo vizioso di ansia e protezione che si autoalimenta. Ricordando e sottolineando che la balbuzie possiede un insieme di concause nel suo dispiegarsi, a cui tuttora non sappiamo dare una risposta certa e univoca, resta avvalorato il fatto che un ambiente familiare sereno rappresenti un fattore di protezione per ogni bambino, tanto più se sta attraversando momenti di difficoltà a causa di una disfluenza che si spera non si strutturi in balbuzie. Sebbene l’80% dei bambini che presentano episodi di balbuzie risolveranno spontaneamente il problema ed il trattamento di gruppo sia indicato dopo gli otto anni, molto si può fare prima di quest’età. Il modello di intervento vuole, in primis, andare incontro a quello che è un reale bisogno della famiglia del minore: fornire informazioni e rassicurazioni. Perchè, come ben diceva

Bateson (1956): un’informazione è una differenza che crea differenza.

In seconda battuta gli incontri tra genitori e counselor verranno schedulati periodicamente, per monitorare l’andamento del disturbo e per insegnare modelli di comunicazione facilitanti e accorgimenti che possano essere utilizzati dai familiari stessi durante le quotidiane conversazioni coi bambini. Una recente ricerca (Deqan et al., 2008) avvalora ciò che agli operatori del settore è già noto per esperienza diretta: quando un bimbo balbetta la madre velocizza il ritmo nel parlato, aumentando così, in maniera del tutto inconsapevole, la severità della balbuzie nel suo figliolo.

La balbuzie in eta’ pre-scolare

 

La balbuzie può diminuire il benessere dei bambini in età scolare, causando difficoltà di relazione con i compagni di scuola e gli amici.
Agli operatori del settore è noto come chi balbetta possa essere percepito negativamente e come i piccoli balbuzienti siano spesso vittime di atti di bullismo e di prese in giro.
Per quanto riguarda invece i bambini in età pre-scolare gli approfondimenti sono soltanto agli inizi e poco è conosciuto sulle conseguenze sociali della balbuzie in questa delicata fase della vita.
Uno studio di recente pubblicazione, che necessita di successive validazioni visto l’esiguo numero di partecipanti, evidenzia che in età pre-scolare, nella maggioranza dei casi, le risposte dei coetanei di fronte a verbalizzazioni disfluenti sono generalmente positive o al massimo neutre.
Una limitata percentuale indica però che la balbuzie ha insito in sè il potenziale di elicitare risposte negative e peggiorare le relazioni dei bambini che ne sono affetti.
Può accadere, sebbene raramente, che i piccoli balbuzienti vengano esclusi dai giochi comuni e che di conseguenza non possano progredire come gli altri nell’acquisizione delle competenze sociali.
A loro va pertanto data, dal personale scolastico, un’attenzione personalizzata nell’accompagnarli nel difficile percorso della crescita.

I risultati di un’ulteriore ricerca compiuta in Australia (Langevin et al., 2008) sottolineano i benefici positivi nell’implementazione di un’ adeguata educazione scolastica al disturbo di balbuzie. Il suggerimento indirizza ad un’ opera di sensibilizzazione che includa discussioni su somiglianze e differenze tra bambini balbuzienti e coloro che non lo sono, per aumentare e stimolare l’accettazione; un dialogo aperto sulla balbuzie può alleviare la frustrazione provata dagli ascoltatori e dare l’opportunità di apprendere strategie per rispondere positivamente.
I risultati suggeriscono inoltre come il progetto educativo, per ottenere il successo sperato, debba coinvolgere una persona che balbetta.
Una politica di sensibilizzazione e conoscenza del problema risulta di fondamentale importanza per proteggere, motivare e stimolare, fin dalla più tenera età, la capacità di relazionarsi in maniera aperta e senza timore di essere giudicati o derisi.

La balbuzie allo specchio

balbuzie e fluenzaRicerche relativamente recenti documentano come il parlato corale visivo, che rappresenta una forma di feedback sincrono, induca la fluenza in modo significativo in coloro che balbettano.
Ulteriori approfondimenti* hanno evidenziato come l’effetto fluenza possa essere ottenuto recitando frasi apprese a memoria davanti ad uno specchio (feedback sincrono) oppure utilizzando tecnologie video via computer, inviando il segnale in ritardo (feedback asincrono).
Per ottenere la diminuzione della frequenza dei blocchi è necessario focalizzare l’attenzione visiva sul movimento di labbra, bocca e gola. I modelli teorici ipotizzati dai ricercatori come cause alla base del miglioramento del parlato sono diversi e di complessa origine, e devono essere ulteriormente chiarificati per meglio comprendere la natura della balbuzie. Resta avvalorato il risultato e come possa essere eventualmente utilizzato durante il trattamento.

 

* Snyder,G.J., et al. The efffect of self-generated synchronous and asynchronous visual sppech feedback on overt stuttering frequency. J commun Disord (2009).

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