Categoria: Sensibilizzazione

Il Discorso del Re, la balbuzie ha il suo eroe

E’ da poco arrivato nelle sale italiane “The King’s Speech” – il Discorso del Re, film candidato a ben 12 premi Oscar. Il lungometraggio inglese narra la storia vera di Re Giorgio VI (interpretato da Colin Firth), monarca affetto da una forma di balbuzie caratterizzata da blocchi silenti nel flusso della parola. Balbuzie che il sovrano riuscirà a superare grazie all’aiuto del logoterapeuta poi amico Lionel Logue (Geoffrey Rush), il quale lo guiderà fino a portarlo ad affrontare un discorso radiofonico che segnerà il futuro ed il bene dell’Inghilterra: l’entrata in armi del paese contro la Germania nazista.

Come in passato il film “Rain Man” per l’autismo, così “Il Discorso del Re” aiuta l’informazione sulla balbuzie, delineandola per ciò che veramente è, sfatando i miti ed i pregiudizi infondati e portandola alle luci della ribalta e della cronaca.
Si rompe così il muro del silenzio e dell’imbarazzo. Finalmente se ne può parlare!

Colin Firth è abilissimo nel trasmettere al pubblico le emozioni ed i turbamenti conseguenti al disturbo: frustrazione, demotivazione, ansia, paura, rabbia. La balbuzie è tratteggiata magistralmente nelle sue peculiarità, non ultimo i consueti errori e le apprensioni che attraversano i genitori: “Procedi con calma, pronuncia le parole con attenzione, rilassati… “, giungendo fino all’ esplosione della disperazione : “Provaci e basta, fallo!!”
Infine rispecchia come avviene un efficace trattamento della balbuzie  nelle sue varie sfaccettature: il lato tecnico, l’ imprescindibile ascolto attivo ed empatico senza mai concessioni al contagio emotivo e l’enorme importanza che riveste il sostegno familiare, nel film incarnato dalla moglie del Re, donna che ama incondizionatamente.
I protagonisti:
  • Lionel Logue, un vero coach della parola carismatico e anticonvenzionale che riesce a motivare nel Re un forte e costante impegno fino ad educarlo al controllo del suo disturbo, accettandone le esitazioni rimaste.
  • Il Re, prima uomo che monarca, nel suo commovente discorso finale incarna il coraggio e le sfide che ogni giorno devono affrontare le persone che balbettano: ora, anche la balbuzie ha la sua icona.
Bravo, Colin! Come scrive la stampa americana: una guerra di parole, un film che innalza lo spirito.

 

Balbuzie ed empatia, facciamo il punto

E’ noto come la balbuzie si manifesti somaticamente con blocchi nel parlato, esitazioni e prolungamenti di suono sebbene troppo spesso ci si focalizzi soltanto su cosa appare all’esterno, su ciò che è udibile, ritenendolo l’unico fattore degno di nota; non consideriamo il vissuto interno e le conseguenze emotive che comporta un disturbo che colpisce così pesantemente la sfera della comunicazione. Non poter esprimere cosa si vuole quando si vuole ingenera nel tempo una sensazione di impotenza appresa, causando un’impressione di perdita di controllo (Quesal, 2010).

Convinzione che porterà nel tempo chi balbetta ad evitare le situazioni temute, al silenzio imposto a se stessi per timore della brutta figura, quando invece ci sarebbe “tanto da dire e da comunicare”. La balbuzie è variabile e ciclica per sua natura. Variabile nel senso che si presenta più o meno gravemente in base alle circostanze e situazioni (meno in contesti scevri da ansia da prestazione, quasi nulla parlando da soli e nella lettura all’unisono, assente nel canto), ciclica nel senso che può attenuarsi nel tempo per poi inaspettatamente ricomparire, senza un perché o una causa scatenante. Le persone che balbettano ritengono di poter essere comprese soltanto da chi è colpito dal medesimo problema, ed in effetti hanno spesso – anche se non sempre – ragione. Per poter comprendere almeno in parte, è necessario far ricorso all’empatia. Ma cos’è l’empatia? E’ la capacità di mettersi in contatto con un’altra persona, immedesimandosi sino a coglierne gli stati d’animo. (Dizionario di scienze psicologiche, Edizioni Simone); che non saranno mai esattamente uguali, ma “come se”. In parole povere immaginare di camminare con le scarpe di un altro. E’ per questo che i programmi che affrontano la rieducazione del parlato dovrebbero rivolgersi non soltanto all’apprendimento di tecniche per riguadagnare la fluenza, misurando la riuscita dell’intervento in base all’assenza o meno dei blocchi. Ma porre come centrali le sfere relazionali ed emotive, accompagnando la persona che balbetta in un cammino di cambiamento avvalendosi delle risorse interiori e dei punti di forza – unici per ognuno, col fine ultimo di  riprendere il controllo della propria vita.

Fonti

1.

Quesal RW. Empathy: perhaps the most important E in EBP. Semin Speech Lang. 2010 Nov;31(4):217-26. PMID: 21080294. [PubMed] [Read by QxMD]

empatia e compassione

Comunicare con un balbuziente

La balbuzie è un disturbo della comunicazione che colpisce la fascia d’eta’ adulta nell’ordine dell’1% in ogni cultura e società. Ognuno di noi, pertanto, nell’arco della sua vita, ha incontrato almeno una persona che balbetta. Ma… Come comportarsi?
NORMALMENTE! Ovvero dovremmo usare delle buone prassi e comunicare in maniera efficace, come sarebbe auspicabile, d’altro canto, fare sempre.
Innanzitutto ricordiamo che, chi balbetta, ha bisogno di piu’ tempo per riuscire a dire ciò che desidera, pertanto non interrompiamolo con domande pressanti ed evitiamo atteggiamenti impazienti.
Uno degli errori più comuni è suggerire le parole e terminare le frasi al posto loro. Non è detto che ciò che immaginiamo vogliano esprimere sia esattamente ciò che hanno in mente ed è un comportamento che causa nervosismo nel nostro interlocutore, alimentando il disagio come in un circolo vizioso.
Non diciamo: rilassati, stai calmo, prendi un bel respiro… Così facendo lasciamo intendere che pensiamo sia semplice superare i blocchi, invece non lo è per niente! Evitiamo anche il pietismo, non c’è nulla di più imbarazzante o irritante.
Utilizziamo semmai l’ascolto attivo, dimostrando che stiamo ascoltando veramente anche con il linguaggio del corpo, guardando negli occhi, assentendo, ripetendo parte del discorso e dimostrando che siamo interessati a cosa dicono, e non a come lo dicono.

Il paradosso della balbuzie vuole che entrambi si finga di non accorgersi della difficoltà… La persona che balbetta fa di tutto per controllarsi, e spesso non ci riesce. E noi trascorriamo tutta la conversazione sforzandoci di apparire naturali. Non è più naturale rompere la congiura del silenzio, se ci rendiamo conto che è il caso?
Non sempre, ma a volte parlarne aiuta.
Sta alla nostra empatia e sensibilità comprenderlo.

La balbuzie e la sua evoluzione

fasi balbuzie

Fase 1

Nel periodo prescolare, dai 2 ai 6 anni, si manifestano la maggioranza dei casi di balbuzie che poi regrediscono nel tempo, e solitamente si presentano 6 caratteristiche principali:

  • Il disturbo ha la tendenza ad essere episodico
  • Il bambino balbetta di più quando è eccitato o nervoso, quando deve dire qualcosa di molto importante o in altre condizioni di pressione comunicativa.
  • Il sintomo dominante è la ripetizione, spesso viene ripetuta la parola per intero, specialmente quelle monosillabiche.
  • Vi è una tendenza marcata a balbettare ad inizio frase.
  • Al contrario di ciò che accade negli stadi più avanzati è caratteristico che il balbettio avvenga non solo sulle parole di contenuto ma anche in quelle di funzione: pronomi, congiunzioni, articoli, preposizioni.
  • Di solito i bambini di quest’età dimostrano poca o nessuna consapevolezza del problema.

Fase 2

Questo stadio può apparire di rado dai 4 anni – di solito è più tardivo – e raramente è ancora presente in età adulta.
  • Il disordine è essenzialmente cronico, vi sono pochi intervalli di totale fluenza.
  • Il bambino si considera una persona che balbetta.
  • La balbuzie si manifesta nelle parti principali del discorso: nomi, avverbi, aggettivi e verbi. Vi è meno la tendenza del balbettio solo ad inizio frase e la parola non viene più ripetuta per intero.
  • Sebbene il bambino abbia la concezione di sè come persona che balbetta non ne ha ancora maturato una reale consapevolezza. Non sostituisce i vocaboli, non ha la percezione dell’arrivo del blocco, non mette in atto azioni di evitamento.
  • La balbuzie aumenta in condizioni di eccitazione o quando deve parlare velocemente.
Fase 3
Fase che si manifesta dagli 8 anni fino all’età adulta, e’ più frequente durante la tarda infanzia e l’inizio dell’adolescenza.
  • La balbuzie è variabile, intermittente. Va e viene secondo le situazioni. (difficoltà nel parlare davanti a tutta la classe, nel parlare agli sconosciuti, nel fare acquisti nei negozi, nell’uso del telefono)
  • Certe parole o suoni sono considerati più difficili di altri.
  • Inizia, in vario grado, l’utilizzo di meccanismi di compensazione: sostituzioni di parole e circonlocuzioni. La strategia è ancora saltuaria o usata soltanto in specifiche situazioni stressanti.
  • Essenzialmente non è ancora presente in maniera massiccia l’evitamento delle situazioni, l’imbarazzo e la paura.
Fase 4
Fase tipica della tarda adolescenza e dell’età adulta, anche se è stata riscontrata anche in bambini di 10 anni. La caratteristica distintiva è la reazione emozionale in virtù della quale la balbuzie diventa un serio problema personale.
  • Vivide anticipazioni del blocco .
  • Timore di specifiche parole, suoni e situazioni.
  • Frequente sostituzioni di vocaboli e circonlocuzioni.
  • Evitamento di situazioni in cui si deve parlare ed altre evidenze di paura ed imbarazzo.
Le persone che balbettano che hanno raggiunto questa fase possono diventare acutamente consapevoli della reazione che incutono negli altri e può capitare che esagerino o malinterpretino le suddette reazioni a causa della vergogna che provano. Le esperienze negative, come le prese in giro e gli scherzi, li rendono spesso così vulnerabili  da ritrarsi nel discutere il loro problema con chicchessia, negandone l’evidenza con complicate strategie. Tutti questi atteggiamenti a volte portano ad impedire una normale e spontanea costruzione di relazioni sociali, relegando chi balbetta nell’isolamento. Una maggiore conoscenza ed informazione attuata fin dall’infanzia potrebbe essere d’aiuto sia a chi balbetta, sia a chi è loro vicino. Per non sentirsi ed essere soli.

Balbuzie e pregiudizio

i pregiudizi sulla balbuzie

Uno studio recente, pubblicato su una delle più prestigiose riviste che trattano di disordini della fluenza*, ha indagato gli effetti dell’ attribuzione dell’ origine della balbuzie.
Sono state mostrate a 204 studenti universitari 3 vignette dove venivano presentate differenti cause: psicologica, genetica o sconosciuta.
Ai partecipanti della ricerca è stato successivamente somministrato, insieme ad altri, un test di valutazione della distanza sociale in relazione ad ognuna delle vignette ed il risultato ha evidenziato come la causa psicologica sia valutata più negativamente rispetto alle altre due.

Sebbene non sia emersa alcuna differenza tra la causa genetica e quella sconosciuta, resta avvalorato come sia importante continuare a educare l’opinione pubblica in merito alle cause d’esordio, poichè la distanza sociale è sempre associata a stigma e discriminazione.
I ricercatori ritengono che fornire la corretta informazione dell’ assenza  di evidenze scientifiche che avvallino la teoria della causa psicologica della balbuzie porterà col tempo ad una diminuzione dei pregiudizi negativi e faciliterà l’esistenza di chi ne è affetto.

*J Fluency Disord. 2009 Sep;34(3):201-18.
Effects of perceived causality on perceptions of persons who stutter.
Boyle MP., Blood GW., Blood IM.

MAL DI VOCE, primo romanzo italiano sulla balbuzie

romanzo sulla balbuzie
In Italia sono editi diversi libri divulgativi sul tema balbuzie (a questo LINK trovate la lista completa), ma Mal di voce* si distingue per stimolare la sensibilizzazione al disturbo raggiungendo un pubblico più vasto grazie al genere letterario del romanzo.
Un testo utile ai genitori per meglio comprendere, ed agli stessi ragazzi che balbettano per guardare al futuro con più senso di controllo sulla propria esistenza e riaccendere così la speranza.
L’autrice racconta la vita di Vittoria, prima bambina ed adolescente balbuziente poi, disegnando con rara sensibilità e chiarezza le sfaccettature emotive sottese al disagio nel parlato.
E’ proprio durante l’adolescenza che il dolore di non riuscire a comunicare come si vorrebbe inizia a farsi acutamente sentire, con conseguenze che coinvolgono l’ autostima ed il valore profondo della persona, intesa nella sua globalità.
La “perenne guerra civile con le parole” diventa anche per Vittoria sempre più frustrante e lo spettro della depressione si affaccia alla sua vita come un labirinto da cui sembra difficile uscire.
 

La balbuzie assume le fattezze di uno specchio deformante, che la porta a guardare al mondo con paura, timore e sensazione di esserne esclusa.
Sarà poi attraverso un percorso di riabilitazione e la magia del canto – catarsi e linguaggio universale – che la protagonista del romanzo riuscirà a ricucire dentro sé il filo interrotto della relazione con l’ Altro:
Forse dalla balbuzie non sono perfettamente guarita, perché mi capita ancora di balbettare, ma sicuramente sono perfettamente guarita dall’incapacità di comunicare e questa è per me la vera vittoria.

 

E’ possibile leggerne direttamente il I capitolo, dono dell’autrice, nel suo blog Mal di voce. 

* Mal di Voce, Nucci A. Rota, Edizioni Aracne, 2008. L’autrice è alla sua seconda pubblicazione sulla balbuzie (La balbuzie. Cosa significa e come superarla. Carocci, 2007), è sociologa e vive e lavora a Milano. Si occupa di balbuzie da parecchi anni dopo aver svolto la propria attività didattica ma anche di ricerca, in ambiti quali l’handicap fisico e psichico, disagio psichiatrico e dei soggetti affetti da morbo di Alzheimer e delle loro famiglie.
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