Categoria: Sensibilizzazione

empatia e compassione

Comunicare con un balbuziente

La balbuzie è un disturbo della comunicazione che colpisce la fascia d’eta’ adulta nell’ordine dell’1% in ogni cultura e società. Ognuno di noi, pertanto, nell’arco della sua vita, ha incontrato almeno una persona che balbetta. Ma… Come comportarsi?
NORMALMENTE! Ovvero dovremmo usare delle buone prassi e comunicare in maniera efficace, come sarebbe auspicabile, d’altro canto, fare sempre.
Innanzitutto ricordiamo che, chi balbetta, ha bisogno di piu’ tempo per riuscire a dire ciò che desidera, pertanto non interrompiamolo con domande pressanti ed evitiamo atteggiamenti impazienti.
Uno degli errori più comuni è suggerire le parole e terminare le frasi al posto loro. Non è detto che ciò che immaginiamo vogliano esprimere sia esattamente ciò che hanno in mente ed è un comportamento che causa nervosismo nel nostro interlocutore, alimentando il disagio come in un circolo vizioso.
Non diciamo: rilassati, stai calmo, prendi un bel respiro… Così facendo lasciamo intendere che pensiamo sia semplice superare i blocchi, invece non lo è per niente! Evitiamo anche il pietismo, non c’è nulla di più imbarazzante o irritante.
Utilizziamo semmai l’ascolto attivo, dimostrando che stiamo ascoltando veramente anche con il linguaggio del corpo, guardando negli occhi, assentendo, ripetendo parte del discorso e dimostrando che siamo interessati a cosa dicono, e non a come lo dicono.

Il paradosso della balbuzie vuole che entrambi si finga di non accorgersi della difficoltà… La persona che balbetta fa di tutto per controllarsi, e spesso non ci riesce. E noi trascorriamo tutta la conversazione sforzandoci di apparire naturali. Non è più naturale rompere la congiura del silenzio, se ci rendiamo conto che è il caso?
Non sempre, ma a volte parlarne aiuta.
Sta alla nostra empatia e sensibilità comprenderlo.

La balbuzie e la sua evoluzione

fasi balbuzie

Fase 1

Nel periodo prescolare, dai 2 ai 6 anni, si manifestano la maggioranza dei casi di balbuzie che poi regrediscono nel tempo, e solitamente si presentano 6 caratteristiche principali:

  • Il disturbo ha la tendenza ad essere episodico
  • Il bambino balbetta di più quando è eccitato o nervoso, quando deve dire qualcosa di molto importante o in altre condizioni di pressione comunicativa.
  • Il sintomo dominante è la ripetizione, spesso viene ripetuta la parola per intero, specialmente quelle monosillabiche.
  • Vi è una tendenza marcata a balbettare ad inizio frase.
  • Al contrario di ciò che accade negli stadi più avanzati è caratteristico che il balbettio avvenga non solo sulle parole di contenuto ma anche in quelle di funzione: pronomi, congiunzioni, articoli, preposizioni.
  • Di solito i bambini di quest’età dimostrano poca o nessuna consapevolezza del problema.

Fase 2

Questo stadio può apparire di rado dai 4 anni – di solito è più tardivo – e raramente è ancora presente in età adulta.
  • Il disordine è essenzialmente cronico, vi sono pochi intervalli di totale fluenza.
  • Il bambino si considera una persona che balbetta.
  • La balbuzie si manifesta nelle parti principali del discorso: nomi, avverbi, aggettivi e verbi. Vi è meno la tendenza del balbettio solo ad inizio frase e la parola non viene più ripetuta per intero.
  • Sebbene il bambino abbia la concezione di sè come persona che balbetta non ne ha ancora maturato una reale consapevolezza. Non sostituisce i vocaboli, non ha la percezione dell’arrivo del blocco, non mette in atto azioni di evitamento.
  • La balbuzie aumenta in condizioni di eccitazione o quando deve parlare velocemente.
Fase 3
Fase che si manifesta dagli 8 anni fino all’età adulta, e’ più frequente durante la tarda infanzia e l’inizio dell’adolescenza.
  • La balbuzie è variabile, intermittente. Va e viene secondo le situazioni. (difficoltà nel parlare davanti a tutta la classe, nel parlare agli sconosciuti, nel fare acquisti nei negozi, nell’uso del telefono)
  • Certe parole o suoni sono considerati più difficili di altri.
  • Inizia, in vario grado, l’utilizzo di meccanismi di compensazione: sostituzioni di parole e circonlocuzioni. La strategia è ancora saltuaria o usata soltanto in specifiche situazioni stressanti.
  • Essenzialmente non è ancora presente in maniera massiccia l’evitamento delle situazioni, l’imbarazzo e la paura.
Fase 4
Fase tipica della tarda adolescenza e dell’età adulta, anche se è stata riscontrata anche in bambini di 10 anni. La caratteristica distintiva è la reazione emozionale in virtù della quale la balbuzie diventa un serio problema personale.
  • Vivide anticipazioni del blocco .
  • Timore di specifiche parole, suoni e situazioni.
  • Frequente sostituzioni di vocaboli e circonlocuzioni.
  • Evitamento di situazioni in cui si deve parlare ed altre evidenze di paura ed imbarazzo.
Le persone che balbettano che hanno raggiunto questa fase possono diventare acutamente consapevoli della reazione che incutono negli altri e può capitare che esagerino o malinterpretino le suddette reazioni a causa della vergogna che provano. Le esperienze negative, come le prese in giro e gli scherzi, li rendono spesso così vulnerabili  da ritrarsi nel discutere il loro problema con chicchessia, negandone l’evidenza con complicate strategie. Tutti questi atteggiamenti a volte portano ad impedire una normale e spontanea costruzione di relazioni sociali, relegando chi balbetta nell’isolamento. Una maggiore conoscenza ed informazione attuata fin dall’infanzia potrebbe essere d’aiuto sia a chi balbetta, sia a chi è loro vicino. Per non sentirsi ed essere soli.

Balbuzie e pregiudizio

i pregiudizi sulla balbuzie

Uno studio recente, pubblicato su una delle più prestigiose riviste che trattano di disordini della fluenza*, ha indagato gli effetti dell’ attribuzione dell’ origine della balbuzie.
Sono state mostrate a 204 studenti universitari 3 vignette dove venivano presentate differenti cause: psicologica, genetica o sconosciuta.
Ai partecipanti della ricerca è stato successivamente somministrato, insieme ad altri, un test di valutazione della distanza sociale in relazione ad ognuna delle vignette ed il risultato ha evidenziato come la causa psicologica sia valutata più negativamente rispetto alle altre due.

Sebbene non sia emersa alcuna differenza tra la causa genetica e quella sconosciuta, resta avvalorato come sia importante continuare a educare l’opinione pubblica in merito alle cause d’esordio, poichè la distanza sociale è sempre associata a stigma e discriminazione.
I ricercatori ritengono che fornire la corretta informazione dell’ assenza  di evidenze scientifiche che avvallino la teoria della causa psicologica della balbuzie porterà col tempo ad una diminuzione dei pregiudizi negativi e faciliterà l’esistenza di chi ne è affetto.

*J Fluency Disord. 2009 Sep;34(3):201-18.
Effects of perceived causality on perceptions of persons who stutter.
Boyle MP., Blood GW., Blood IM.

MAL DI VOCE, primo romanzo italiano sulla balbuzie

romanzo sulla balbuzie
In Italia sono editi diversi libri divulgativi sul tema balbuzie (a questo LINK trovate la lista completa), ma Mal di voce* si distingue per stimolare la sensibilizzazione al disturbo raggiungendo un pubblico più vasto grazie al genere letterario del romanzo.
Un testo utile ai genitori per meglio comprendere, ed agli stessi ragazzi che balbettano per guardare al futuro con più senso di controllo sulla propria esistenza e riaccendere così la speranza.
L’autrice racconta la vita di Vittoria, prima bambina ed adolescente balbuziente poi, disegnando con rara sensibilità e chiarezza le sfaccettature emotive sottese al disagio nel parlato.
E’ proprio durante l’adolescenza che il dolore di non riuscire a comunicare come si vorrebbe inizia a farsi acutamente sentire, con conseguenze che coinvolgono l’ autostima ed il valore profondo della persona, intesa nella sua globalità.
La “perenne guerra civile con le parole” diventa anche per Vittoria sempre più frustrante e lo spettro della depressione si affaccia alla sua vita come un labirinto da cui sembra difficile uscire.
 

La balbuzie assume le fattezze di uno specchio deformante, che la porta a guardare al mondo con paura, timore e sensazione di esserne esclusa.
Sarà poi attraverso un percorso di riabilitazione e la magia del canto – catarsi e linguaggio universale – che la protagonista del romanzo riuscirà a ricucire dentro sé il filo interrotto della relazione con l’ Altro:
Forse dalla balbuzie non sono perfettamente guarita, perché mi capita ancora di balbettare, ma sicuramente sono perfettamente guarita dall’incapacità di comunicare e questa è per me la vera vittoria.

 

E’ possibile leggerne direttamente il I capitolo, dono dell’autrice, nel suo blog Mal di voce. 

* Mal di Voce, Nucci A. Rota, Edizioni Aracne, 2008. L’autrice è alla sua seconda pubblicazione sulla balbuzie (La balbuzie. Cosa significa e come superarla. Carocci, 2007), è sociologa e vive e lavora a Milano. Si occupa di balbuzie da parecchi anni dopo aver svolto la propria attività didattica ma anche di ricerca, in ambiti quali l’handicap fisico e psichico, disagio psichiatrico e dei soggetti affetti da morbo di Alzheimer e delle loro famiglie.

La balbuzie è come un iceberg

psicologia della balbuzie
Comprendere le profonde ripercussioni emotive della balbuzie non è cosa facile, Joseph Sheehan – eminente terapeuta del linguaggio (USA) e balbuziente egli stesso – tempo orsono coniò la metafora dell’iceberg, utilissima a chiarire a chi è fluente gli aspetti paralizzanti sottesi al disturbo.
Quante volte non riusciamo a capire fino in fondo e restano evidenti soltanto gli aspetti “che si vedono/sentono?”
Nell’iceberg esiste una parte emersa, che nella balbuzie si esprime con blocchi e ripetizioni nel parlato, ma la massa più grossa è quella sott’acqua, non visibile. Ansia, imbarazzo, frustrazione, senso di colpa, rabbia trattenuta (perchè a me?), evitamento, nervosismo, umiliazione, sensazione di non avere il controllo della propria vita … Solo per citarne alcuni. Molte persone che balbettano costruiscono nel tempo questi meccanismi emozionali semplicemente spinti da necessità di sopravvivenza.
Prima che si scoprissero le componenti biologiche nella genesi del disturbo si è ipotizzato che le cause fossero da imputarsi a fattori emozionali, mentre ne sono invece una diretta conseguenza. Lo stile del pensiero subisce una sorta di programmazione e si stabilizzano strategie mentali controproducenti a forza di subire esperienze negative nelle relazioni e nella quotidianità, diventando una sorta di circolo vizioso che si autoalimenta. La paura del blocco causa stress che a sua volta produce una scarica di adrenalina, che inevitabilmente va ad influire nella performance, peggiorando la situazione. Credendo che la balbuzie sia un disturbo di origine psicologica chi balbetta subisce una sorta di giudizio sociale, che non può che implicare sensi di colpa, peggiorando la stima di sé ed il proprio senso di essere nel mondo.
Spesso questi aspetti mentali ed emozionali diventano più devastanti e dolorosi del disturbo stesso.
Un piccolo esempio: la balbuzie è per sua natura variabile in modo non prevedibile, ho sentito genitori o insegnanti affermare : “Vedi, basta uno sforzo di volontà. Se vuoi puoi non balbettare.”
Ricordiamo anche che ogni iceberg è diverso dall’altro, unico. Come unico al mondo è ogni individuo e come unico sarà il modo in cui la sua balbuzie si esprimerà e le manifestazioni che nel tempo si assoceranno ad essa.

I falsi miti sulla balbuzie

  • La balbuzie passerà da sola
Il 5% dei bambini attraversano dei periodi più o meno lunghi di disfluenza dopo l’esplosione del vocabolario ed è un fenomeno transitorio che può  far parte delle difficoltà legate all’acquisizione del linguaggio. Le statistiche ci dicono che entro un anno e mezzo dall’esordio blocchi e ripetizioni dovrebbero diminuire fino alla loro scomparsa. Monitorare l’andamento del parlato, utilizzare serene modalità di comunicazione all’interno del nucleo familiare e rivolgersi a specialisti per spiegazioni e consigli è comunque di grande importanza. Qualora il problema persista  dopo gli otto anni d’età,  è invece sempre più difficile assistere ad una risoluzione spontanea. La buona notizia è che esistono tecniche che possono migliorare il parlato aiutando a controllarlo, anche se il primo vero passo è l’accettazione della propria caratteristica.
  • Sono solo
Non sei solo. Al mondo ci sono  66 milioni di persone come te che balbettano, all’ incirca l’ 1% della popolazione adulta.
  • Balbetto perché sono nervoso
Sappiamo con certezza come lo stress esacerbi la balbuzie, sebbene non possa esserne considerato la sua causa. Gli studi, al momento, sono orientati alla ricerca di fattori causali di origine biologica e genetica anche se una certa dose d’ansia caratterizza le persone che balbettano nei due terzi dei casi. Si ritiene che sia una conseguenza, piuttosto che un fattore scatenante.
  • Balbetto per colpa mia
Non è colpa tua se balbetti come non è colpa dei tuoi genitori o dell’ambiente familiare in cui sei cresciuto. Certamente può essere stato più o meno accogliente  ma questo riguarda ognuno di noi, altrimenti la percentuale delle persone che balbettano dovrebbe essere molto più alta!
  • Non mi sto impegnando abbastanza
Acquisire una tecnica di controllo sul proprio parlato è un percorso difficile ed impegnativo ed ognuno riesce a raggiungere il proprio personale livello di competenza nel tempo e col costante esercizio. Ma se qualche volta balbetti non farne un dramma, sii paziente con te stesso e vai avanti. A tutti capita di incepparsi.
  • Devo nascondere la mia balbuzie
  • Non devo parlare della balbuzie
I “doverismi” sono pensieri controproducenti, la balbuzie si sente, c’è,  anche se non ne parli. Tentare di controllarti senza il possesso di uno strumento avvierà ancora di più il circolo vizioso dello stress, ingenerando tensione muscolare ed aprendo la strada al blocco ed alla chiusura delle corde vocali. Non sprecare inutilmente energie prima di un incontro importante ripetendo a te stesso come un mantra “… non devo balbettare … non devo balbettare … “ , piuttosto focalizza il tuo pensiero sull’ultimo ricordo piacevole che ti viene in mente e ripassa ciò che vuoi dire, concentrandoti sul cosa e non sul come.
  • La balbuzie mi impedirà di avere successo nella vita
La storia ci testimonia un esercito di “balbuzienti famosi”, da Aristotele, Manzoni , Churcill, Newton … per arrivare ai nostri giorni con Bonolis, conduttore televisivo, Timi, attore e scrittore, Tiger Woods, vincente golfista. Ma oltre a loro esistono una folta schiera invisibile di persone che balbettano che hanno saputo  andare oltre e superare il dilemma diventando insegnanti, musicisti, professori universitari …  Ascoltando le loro storie di vita ho notato che ciò che li accomuna è l’aver guardato alla balbuzie come a una peculiarità invece che come a un freno, diventando un cavallo di battaglia con il carattere della sfida.
L’ultimo punto che desidero sottolineare prima di chiudere queste brevi riflessioni è rivolto a chi è fluente: le persone che balbettano non sono meno intelligenti, non soffrono di disturbi psicologici particolari se non quelli legati alle difficoltà di comunicazione e ciò che in primis possiamo fare è non abbassare lo sguardo e non interromperli terminando parole e frasi al posto loro.
Ascoltiamo e dialoghiamo con calma. La nostra società si caratterizza per una forte pressione comunicativa, con un alto grado di richieste sociali e di spinta al “tutto e subito”. Credo possa fare bene ad ognuno di noi riacquistare dentro sé l’arte dell’attesa, ricordando sempre che SOLO AGENDO INSIEME, AGIAMO VERAMENTE.

 

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