Mese: Maggio 2009

Balbuzie e tecniche di induzione della fluenza

Uno studio recente (G.J. Snyder et al., Perceptual and Motor Skills, 2009) ha svelato un alternativo metodo di induzione della fluenza che dischiude nuove opportunità sia sul versante della cura della balbuzie che nella quotidianità delle persone che balbettano.
La ricerca è stata effettuata su un campione composto da 8 adulti balbuzienti, la maggioranza dei quali presentavano ricadute nel disturbo dopo i trattamenti.
I partecipanti sono stati invitati a leggere al telefono un testo prestabilito, in due diverse condizioni: nella prima era previsto che durante la lettura i soggetti non utilizzassero nessuna tecnica mentre nella seconda erano istruiti ad eseguire il compito sentendo la cartilagine tiroidea (pomo d’Adamo) vibrare, appoggiandovi sopra il dito indice e pollice (nello specifico, dovevano estendere il dito indice a 90° dal pollice, ponendoli delicatamente sulla gola fino a percepirne le vibrazioni).
Tutte le telefonate sono state effettuate tramite Skype e registrate su file audio. Le riproduzioni sono state successivamente analizzate ed in particolare contate il numero di sillabe balbettate. Il risultato è sorprendente: con l’ utilizzo del feedback vibro-tattile è stata riscontrata in media una diminuzione dei blocchi del 72%.

Mentre il meccanismo sotteso al fenomeno resta sconosciuto e sono necessari ulteriori approfondimenti per indagarne le possibili implicazioni terapeutiche, sembra invece risultare un’ efficace strategia compensatoria per quelle occasioni che non comportano un’interazione faccia a faccia, come nei dialoghi telefonici, fonte di ansia per molte persone che balbettano.

Balbuzie e teleaiuto

balbuzie videoIn Italia vi sono diversi corsi balbuzie che sortiscono effetti positivi sulla fluenza e la qualità di vita, purtroppo spesso di difficile accessibilità perchè forniti lontano dalla propria abitazione.
E’ di questi giorni la divulgazione di un trial di ricerca (Carey, O’Brian, Onslow, Block, Jones, Packman, 2009) che ha avuto luogo in Australia, pubblicato da una nota rivista per gli addetti del settore: l’ International Journal of Language & Communication Disorders.
La sperimentazione è stata compiuta su 40 adulti che balbettano: 20 di loro hanno ricevuto il programma di trattamento (Camperdown Program) in modalità faccia a faccia come di consueto, mentre ad altri 20 il programma è stato erogato in modalità teleaiuto (via telefono). Rispettivamente a 6 e 12 mesi dal trattamento gli esiti ottenuti dai 2 gruppi sono paragonabili. Ma non solo. Il tempo impiegato per conseguire il risultato è stato minore per la soluzione somministrata in teleaiuto. Questa notizia apre ad altre ed inedite possibilità mai pensate prima: il progresso tecnologico e la sua costante evoluzione possono offrire rinnovate speranze a chi desidera affrontare il problema balbuzie.

L’utilizzo di internet e dei suoi canali, fornendo un trattamento balbuzie in video-conferenza, permetterebbe di abbassare i costi ed abbattere i muri della distanza. L’accesso ai trattamenti sarebbe così possibile ad un più ampio numero di persone, in particolare agli adulti che l’hanno escluso per problematiche di denaro e tempo.

Balbuzie e ansia

La balbuzie si manifesta con involontari blocchi nell’emissione del suono e di sovente, man mano che l’età del balbuziente progredisce, si associano alla disfluenza conseguenze emozionali causate dall’impossibilità di comunicare nei vari contesti sociali.
Sebbene l’ansia non possa essere più considerata una causa, sappiamo invece come esacerbi il disturbo, innescando una sorta di spirale perversa da cui è difficile uscire. E non ci deve sorprendere, i sintomi della balbuzie possono davvero essere socialmente disabilitanti e frustranti, ed hanno insito in sé il potenziale di ostacolare una crescita personale e professionale appagante.
Parlare fluentemente e comunicare efficacemente sono competenze che racchiudono un alto valore aggiunto e possiedono una serie di ramificazioni in ogni campo dell’esistenza; non poterlo fare porta con sè una serie di svantaggi e diminuisce  il dispiegarsi delle opportunità.
Sentirsi ansiosi può essere considerata una reazione ragionevole poiché la balbuzie ha insita la possibilità di elicitare nell’Altro esiti come la presa in giro, l’imbarazzo, la frustrazione o ancor peggio, la pietà (Bloodstein, 1995;Menzies et al, 1999). Conseguentemente un bambino che balbetta entra nell’adolescenza e nell’età adulta con un rischio di sviluppare una chiusura di chiaro stampo reattivo e comportamenti di ritiro sociale nonché ansia in tutte quelle situazioni sociali che necessitano una comunicazione che coinvolga il giudizio dell’ Altro. Parlare in pubblico, leggere a voce alta, essere posti di fronte a persone autorevoli, innescano meccanismi appresi di somatizzazione nell’organo bersaglio, causando un peggioramento della fluenza e l’incrementarsi dei blocchi.
Sebbene l’ansia che tipicamente colora la personalità del balbuziente possa trovare un appagante miglioramento controllando direttamente il sintomo che la genera, durante il trattamento è auspicabile trovare il coraggio per affrontare anche tutte quelle situazioni problematiche che hanno segnato lo sviluppo armonico del carattere, coartando e ripiegando l’individuo che balbetta  su se stesso.
Il counseling del disturbo, in quanto relazione d’aiuto, associato a tecniche di modellamento della fluenza, raggiunge  proprio questo obiettivo: attraverso la dinamica che sorge tra i partecipanti del gruppo e gli stessi operatori aiuta a far riemergere il  piacere dimenticato della comunicazione, e sprona a portare la  parola ritrovata in ogni contesto sociale, lasciandosi alle spalle il silenzio e la vergogna.

 

Adolescenti e balbuzie

L’adolescenza e’ una delicata fase di transizione dal mondo – infantile al mondo – adulto, caratterizzata da epocali e repentini cambiamenti fisici, biologici e cognitivi. Queste importanti trasformazioni sono inevitabilmente la causa di sconvolgimenti emotivi che la rendono un’eta’ affascinante e difficile al tempo stesso. Ma cosa accade e come vive questo periodo dello sviluppo un adolescente balbuziente?

Il mondo della ricerca ha spesso lasciato sullo sfondo il periodo adolescenziale, dando maggior enfasi alla balbuzie infantile. Ne consegue che la società intera resta inconsapevolmente all’oscuro sia delle conseguenze che la balbuzie comporta, sia di quali e quanti aspetti relazionali ne restino coinvolti. E’ assodato invece che l’esperienza di non poter comunicare fluentemente aggiunga ulteriore stress ad un periodo dell’esistenza già problematico.
Dalle poche ricerche pubblicate emerge come solitamente la balbuzie, per l’adolescente che ne è affetto, non rappresenti un problema di per sé, ma che venga vissuta in maniera rilevante in base alla reazione del gruppo dei pari. E’ noto, infatti, come il vissuto amicale e l’omologazione ad un gruppo rappresentino le caratteristiche fondanti del periodo adolescenziale. I genitori restano ai margini, basilari nella loro presenza per le decisioni importanti (scelta della futura professione, salute etc.) ma vissuti come figure da cui pian piano è normale emanciparsi affettivamente, sovente con atteggiamenti di ribellione all’autorità.
Un dato particolare che accomuna tutti gli studi è la non ricerca di un trattamento durante questa fase, sebbene le esperienze di vita inizino a ripercuotersi nella percezione di sé, causando timore nella comunicazione e difficoltà nel prendere la parola in pubblico.
Uno studio di recentissima pubblicazione, condotto con la tecnica del focus group, indaga sulle motivazioni che spingono gli adolescenti ad essere spesso reticenti al trattamento della balbuzie *, per poi ricercarlo durante la carriera universitaria o al più tardi alle soglie dell’entrata nel mondo del lavoro.
Dall’indagine è emersa in primo luogo la preferenza ad effettuare eventuali percorsi per controllare la balbuzie con altri partecipanti, piuttosto che individualmente.
Altre conclusioni a cui sono giunti i ricercatori evidenziano una generale scarsa conoscenza del disturbo sia da parte degli adolescenti che di genitori ed insegnanti.
L’ opinione comune è che passerà da sola, alcuni riportano addirittura una sorta di negazione del disturbo (“se non se ne parla non esiste”) o la convinzione che dipenda da “un problema nervoso”. Spesso gli insegnanti fingono di non notarlo, avvalorando ulteriormente la congiura del silenzio. Non può sorprendere che se genitori ed insegnanti non sono a conoscenza di come in effetti stanno le cose, ne siano all’oscuro i ragazzi … Ed è innegabile come questa inconsapevolezza del problema influisca su tutti gli attori coinvolti. Se gli amici sapessero, sarebbero certamente meno crudeli negli scherzi e nelle prese in giro; gli insegnanti sarebbero più comprensivi di fronte alle difficoltà comunicative e meno inclini a valutarli come studenti poco impegnati, ed i ragazzi che balbettano acconsentirebbero più facilmente ad accedere ad un trattamento.
Durante l’adolescenza è tipico un calo nella capacità di trovare motivazioni ed impegno dentro di sé, lasciandoli soli ed ignari si ottiene soltanto che raggiungano l’età adulta alla ricerca di un trattamento riabilitativo, dopo aver avuto una serie di spiacevoli esperienze che è invece possibile risparmiare loro.
Le implicazioni di queste osservazioni fanno emergere ancora una volta come sia importante implementare una vera e propria campagna di sensibilizzazione e conoscenza del disturbo, rivolgendosi in primis a insegnanti e genitori, figure da cui i nostri adolescenti devono sicuramente emanciparsi ma di cui hanno ancora immensamente bisogno.

* Stuttering and its treatment in adolescence: the perception of people who stutter. A. Hearne, A. Packman, M. Onslow, S. Quine – Journal of fluency Disorders 33 (2008) 81-98

Balbuzie ed insegnanti

La balbuzie è un disordine della comunicazione che inteferisce con l’abilità di parlare fluentemente. Coinvolge la ripetizione, il prolungamento o i blocchi di suoni, sillabe o parole.
Quando un bambino balbetta le sue performance scolastiche e la vita sociale possono esserne affette: può capitare che esiti ad alzare la mano in classe, a leggere a voce alta, che finga di non conoscere una risposta quando è interrogato dall’insegnante o eviti di parlare con gli altri bambini della classe. Alcuni bambini che balbettano non hanno sentimenti negativi associati al loro parlato, mentre altri possono esserne frustrati, ansiosi, imbarazzati o semplicemente intimiditi.
E’ importante sapere che le emozioni del bambino balbuziente possono non essere correlate al grado di severità della disfluenza. A volte bambini che balbettano poco possono sentirsi imbarazzati ed infelici mentre altri con un disturbo più severo non si sentono a disagio nel parlare davanti a tutta la classe.
Il ruolo dell’insegnante si rivela di primaria importanza nella gestione di disturbi che coinvolgono il linguaggio, l’attenzione al bambino nella sua totalità e non solo al mero apprendimento, possono avere risvolti decisivi nel vissuto di chi vive un disagio, qualsiasi esso sia. La collaborazione tra corpo docente, famiglia e gli operatori balbuzie che hanno in trattamento il bambino ha come scopo fondamentale la costruzione della fiducia di base ed il miglioramento della qualità della vita. Puoi liberamente scaricare: [download id=”1″]
Ecco qui di seguito le domande che di sovente si pongono gli insegnanti di un bimbo balbuziente:

Cosa dovrei fare quando un bimbo della mia classe balbetta ?

La prima cosa da fare è essere voi stessi dei buoni comunicatori …

  • Mantenete il contatto oculare almeno fino a quando non ha finito di parlare.
  • Cercate di non finire frasi o parole per lui.
  • Fate comprendere al bimbo con le vostre azioni ed il linguaggio del corpo che prestate ascolto a cosa dice e non a come lo dice.
  • Spronatelo ad esporre le proprie opinioni e non temete di coinvolgerlo alla partecipazione attiva della classe.
  • Se avete l’occasione di un dialogo a tu per tu e percepite l’apertura o addirittura parla direttamente con voi del suo problema ditegli chiaramente che il fatto che balbetta per voi non costituisce un problema e che lo comprendete.
  • Modellate i turni di dialogo – stando in silenzio un paio di secondi prima di rispondere – e inserite più pause nel vostro discorso per ridurre la pressione comunicativa.
  • Non fate osservazioni come “calmati”, “prendi fiato”, “ pensa a ciò che vuoi dire, poi dillo” etc. Spesso suggerire di rilassarsi, di star calmi , di pensare prima di parlare serve per coloro che han problemi in altri disordini comunicativi, ma non serve per la balbuzie.
  • Alla prima occasione di incontro coi genitori parlate loro direttamente del disturbo di balbuzie del figlio e di come potete affrontarlo insieme, esortandoli a contattare un operatore balbuzie o un altro specialista in problemi del linguaggio, specialmente se il bimbo ha compiuto gli 8 anni d’età.

Devo ricordare al bambino di utilizzare le tecniche per il controllo della fluenza che ha appreso durante il trattamento?

L’apprendimento di una tecnica è un percorso a lungo termine, pertanto non intervenite in merito fino a quando non vi sarà espressamente richiesto dai genitori, dall’operatore o dal bimbo stesso.

Cosa devo fare quando il bimbo balbuziente attraversa una giornata particolarmente difficile ?

E’ sempre meglio chiedere al bambino cosa preferisce che voi facciate.
I bambini che balbettano non sono tutti uguali e vi è un largo raggio di possibili differenze nei loro desideri. Un bimbo potrebbe preferire che l’insegnante lo tratti come in qualsiasi altra giornata, interpellandolo spontaneamente o facendolo leggere a voce alta. Un altro magari preferisce che l’insegnante riduca temporaneamente le aspettative nella sua partecipazione verbale, chiamandolo solo se la sua mano è alzata o permettendogli di non leggere a voce alta se non lo desidera.

Cosa devo fare quando un bambino che balbetta interrompe un altro bambino ?

Gestite le interruzioni come fareste per un bimbo che non balbetta.
I bambini balbuzienti a volte interrompono gli altri perché è più facile parlare mentre gli altri stanno parlando, per intenderci “parlargli sopra”. Non siamo sicuri della ragione per cui sia più semplice , può darsi che il motivo risieda nel fatto che il parlare sopra un altro desti minor attenzione, proprio nell’istante in cui all’inizio frase è più facile che si instauri il blocco. Sebbene per il bimbo che balbetta sia facilitante, è utile che impari le regole della buona comunicazione come qualsiasi altro bambino della vostra classe.

Come posso facilitare le interrogazioni ai bambini balbuzienti ?

Ci sono molte cose che potete fare per aiutare a fare in modo che i reports orali si rivelino un’esperienza positiva per il bimbo che balbetta. Insieme, voi ed il bambino, potete sviluppare un piano, considerando i seguenti fattori :

  • L’ordine : considerate se preferisce essere il primo ad essere chiamato, nel mezzo o per ultimo.
  • La dimensione dell’audience : valutate se preferisce essere interrogato da solo, in piccolo gruppo o davanti a tutta la classe
  • Pensate a fargli far “pratica comunicativa”. I modi in cui può allenarsi nell’esperienza della comunicazione, della ripetizione della lezione, possono essere i più svariati : con voi, con un amico, coi famigliari, con l’operatore se già è in trattamento.
  • Valutate se i criteri di valutazione vanno modificati, ed in che maniera, a causa della balbuzie.

La lettura davanti a tutta la classe

E’ comune che chi balbetta abbia difficoltà più intense durante la lettura, in quanto non è possibile effettuare cambi di parola, starter o circonlocuzioni per evitare l’insorgere del blocco. Potete ben immaginare quale grado di ansia il bambino debba provare nell’attesa del proprio turno : sono momenti a volte umilianti e che ingenerano le risate di sottofondo dei compagni di classe. Quando ciò accade l’autostima ne viene innegabilmente minata.
Come aiutare il bambino senza esonerarlo dal momento della lettura , pena il farlo comunque sentire diverso dagli altri e strutturare l’evitamento delle situazioni temute ?
E’ assodato che la lettura corale faciliti la fluenza e può risultare utile implementare nella classe questa attività.
L’insegnante può stabilire momenti di lettura a coppie, in gruppo, o di tutti gli alunni in contemporanea per far provare al bimbo la concreta realtà di essere uguale a tutti gli altri e il non venire escluso dai compiti comuni . E’ importante che questa modalità, qualora venga utilizzata, sia svolta con naturalezza e costanza, senza far pesare al bambino balbuziente che l’attività è appositamente impiegata per lui.

Bibliografia :
Stuttering : Straight talk for teachers. The Stuttering Foundation, Publication N. 0125
A Handbook on stuttering, Oliver Bloodstein & Nan Ratner, sixth edition, Thomson.

Balbuzie e ADHD

E’ stimato che il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività colpisca approssimativamente dal 3 al 5% dei bambini in età prescolare (DSM IV-TR, 2001) e la prevalenza di diagnosi associata di balbuzie non è conosciuta, ma studi preliminari pubblicano una variabilità dal 4% (Arndt & Healey,2001) al 26% (Riley & Riley, 2000). Counture suggerisce che all’incirca il 10-20% dei bambini che balbettano esibiscano anche il Disturbo di Attenzione /Iperattività. Senza entrare nel merito delle caratteristiche diagnostiche, per le quali rinviamo alle sedi più opportune, citiamo soltanto che la metodologia del trattamento prevede diverse strategie e le presentiamo in sintesi:

 

  • approccio farmacologico con psicostimolanti, antipertensivi e antidepressivi
  • risvolti educazionali
  • promozione del comportamento appropriato
  • servizi di supporto per genitori e bambini

 

Negli USA all’incirca 9 bambini su 10 ricevono medicinali almeno per un certo periodo del disturbo (Reid, Maag, Vasa & Wright, 1994) e sebbene diverse associazioni operino sia a livello internazionale che nazionale per arginare l’uso di psicofarmaci in età infantile, purtroppo anche il nostro paese può rischiare di diventare terreno fertile all’abuso di farmaci.
I casi di balbuzie ed ADHD in trattamento farmacologico presentati negli studi (Healey and Reid, 2003) sono pochi ed attualmente soltanto 3 individui riportano un peggioramento della fluenza a fronte dell’assunzione del farmaco. E’ pertanto utile sensibilizzare i genitori al monitoraggio della balbuzie qualora il loro figliolo sia sottoposto al trattamento per il disturbo di Attenzione/Iperattività. Può rendersi necessario, per il benessere e la qualità di vita del bambino, sospendere il farmaco o diminuirne il dosaggio, sempre previo confronto e indicazione del medico o della struttura che l’ha in cura.
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